Totem e Tabu. Le parole di Allegri. Il silenzio dei NON innocenti. I posti vuoti, il posto vuoto
Lunedì mattina, Milanello. Presente Igli Tare e tutto il suo staff, Massimiliano Allegri raduna la squadra dopo la tremenda sconfitta contro l’Udinese. Il tecnico livornese è sempre stato un attento studioso delle teorie di Sigmund Freud, il famoso psicoanalista austriaco. Lo hanno aiutato in tante occasioni, soprattutto dopo i risultati più deludenti, quelli difficili da assorbire presto, quelli che possono compromettere le stagioni.
La sua voce è calma e rilassata. Non vuole trasmettere ansia e agitazione. L’espressione trasuda sicurezza e fiducia. Non usa la seconda persona plurale, il “voi”, ma, nell’analizzare le cause della pesante sconfitta, preferisce utilizzare il “noi”. Poi, dal suo cassetto, prende un libro dalla copertina un po’ consunta. In lettere dorate spicca il titolo: “Totem e Tabù”. L’autore è proprio Freud. Un segnalibro indica quale sia la pagina che Allegri vuole leggere. Si guarda intorno per capire se l’attenzione fosse massima.
“Non è facile tradurre per coloro che non conoscono ancora bene l’italiano, ma vi aiuteranno poi i compagni.”
Si ferma un attimo. Apre poi il libro: “Freud diceva: ‘Il prezzo del progresso si paga con la riduzione della felicità, dovuta all’intensificarsi del senso di colpa.’ È chiaro, ragazzi, che cosa significhino queste parole. È una stagione dove dovevamo cancellare l’ottavo posto di una stagione da dimenticare. Per migliorare la nostra classifica dovevamo giocare magari in maniera meno spettacolare, meno divertente, dovevamo ridurre la nostra ‘felicità’, ma non sentitevi in colpa per questo. Lasciate parlare i critici, i denigratori. A Verona voglio rivedere il Milan concentrato, che si aiuta, che lotta su ogni pallone.”
Allegri si sta confermando, nel periodo più buio della stagione, la figura ideale per guidare fuori dai tormenti i suoi giocatori. Figura che, per insipienza e presunzione, era totalmente mancata un anno fa.
Dunque molto preoccupante la voce che vorrebbe l’allenatore del Milan come primo candidato alla panchina azzurra. Sarebbe insopportabile che, per il terzo anno consecutivo, cambi ancora la guida tecnica, in uno frustrante gioco dell’oca che vedrebbe il Milan tornare ancora nella casella di partenza. Per fortuna, nelle ultime ore, è trapelato che sia ferma intenzione di Allegri continuare il lavoro cominciato qualche mese fa, sempre che la dirigenza affidi totalmente la gestione del mercato proprio al tecnico e a Igli Tare, da confermare senza esitazioni.
Non credo che Max accetti un cambiamento nella figura del direttore sportivo, vista la sintonia fra i due, anche se talvolta nascono false indiscrezioni circa litigi tra l’allenatore e il DS.
A dare ovviamente le linee da seguire, sotto l’aspetto economico, sempre Giorgio Furlani, come nell’anno dello Scudetto, dove la gestione sportiva era pertinenza solo di Gazidis, Maldini e Massara.
Sarebbe importante magari che la società, sul futuro di tecnico e direttore sportivo, sentisse, in queste ore, la necessità di dire qualcosa, per evitare turbolenze e agitazioni anche da parte dei giocatori, che vogliono fermamente continuare con Allegri e Tare.
Non ci aspettiamo nulla però. La linea che continua a vigere dall’arrivo dei fondi è quella dell’incomprensibile assenza di comunicazioni. È il silenzio, in questo caso, NON DEGLI INNOCENTI, ma DEI COLPEVOLI, a causa dei risultati ottenuti negli ultimi tre anni, con ritardi dal primo posto che ci ricordano i tremendi distacchi dalla Juventus nelle ultime sei stagioni degli anni dieci.
Questo finale di campionato deve restituire qualche sorriso ai tifosi del Milan, sia sul piano della prestazione che del risultato. Oggi molti sono preoccupati perché rassegnati ad anni senza strategie e prospettive, troppo lontani dalla gloriosa storia rossonera. Come se avessero loro RUBATO IL FUTURO.
Segnali di cambiamento, in questo senso, non se ne vedono, perché troppo è lasciato al caso e all’improvvisazione. La speranza è riposta solo in Allegri, un allenatore che conosce la grandezza, avendo vissuto accanto a presidenti illuminati e a grandi dirigenti, come Silvio Berlusconi, Adriano Galliani (mi raccomando… non chiamatelo mai!) e Andrea Agnelli.
A Verona forse non saranno presenti i tifosi del Milan. Addirittura la curva potrebbe essere totalmente vuota, per la prima volta nella storia. Chi però dovrebbe cercare di trovare una soluzione a questo dolorosissimo problema, che vede “castrata” la passione di migliaia di appassionati per il “nostro” Milan, per sua scelta, è il primo a lasciare, in trasferta, spesso il suo posto vuoto!

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