Tutta la verità sul caso Bologna-Inter. Ipocrisie e tecniche note per rinviarla: Maldini e Pioli tenete le antenne dritte

10.03.2022 00:00 di Franco Ordine   vedi letture
Tutta la verità sul caso Bologna-Inter. Ipocrisie e tecniche note per rinviarla: Maldini e Pioli tenete le antenne dritte
MilanNews.it

La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. Ecco qui di seguito la ricostruzione puntuale, con alcuni retroscena inediti, sulla famosa questione legata al recupero di Bologna-Inter e delle altre partite. Cominciamo con lo smontare alcune ipocrisie che hanno invaso il dibattito. La prima: chi dice “l’Inter vuole giocare la partita e vincere sul campo” sostiene una grave menzogna perché se così fosse stato davvero, allora avrebbe dovuto attendere il pronunciamento del giudice sportivo (1° grado) e poi rinunciare ai ricorsi successivi accogliendo la data del recupero (sarebbe stata il 23 febbraio) fissata dagli uffici della Lega. E invece ha voluto guadagnare tempo. La seconda: chi dice “noi aspettiamo che il palazzo fissi la data” raddoppia l’ipocrisia perché sa benissimo, come riconoscono gli osservatori in buona fede, che non è il palazzo che deve fissare la data ma la data sarà fissata soltanto quando sarà completato l’iter burocratico del terzo grado di giudizio (collegio di garanzia del Coni) che ha tempi tecnici ben definiti. Terza e ultima ipocrisia: la spiegazione secondo cui l’Inter ha fatto ricorso per capire se l’errore della distinta presentata dal Bologna era materia sufficiente per reclamare lo 0 a 3 a tavolino, è una falsa pista. Sapete perché? Perché, fin dal dispositivo del giudice sportivo, è stato stabilito che “il Bologna non ha fatto niente per reclamare l’intervento dell’asl” e che quindi la partita del 6 gennaio non si è svolta “per motivi di forza maggiore” poiché l’autorità statale aveva fermato i calciatori del Bologna di sua iniziativa avendone registrato la necessità. In sostanza, la distinta presentata dal club bolognese era la conferma solenne che squadra e società volessero giocare nonostante l’indisponibilità di numerosi tesserati.

      C’è un altro particolare che sfugge alle cronache sull’argomento ed è il seguente. A ribadire la necessità di aspettare il terzo grado di giudizio per stabilire le date utili al recupero delle partite (comprese quelle di Atalanta-Torino, Fiorentina-Udinese e le due della Salernitana), è stato il consiglio di Lega del quale fa parte (oltre a Luca Percassi, reggente dopo le dimissioni di Paolo Dal Pino) anche il presidente del Milan Paolo Scaroni. È stato rispettato, in tal senso, un principio giuridico anche se si sa benissimo che il ricorso dell’Inter, nella fattispecie, non ha alcuna possibilità d’essere accolto da un collegio che ha stabilito in passato la potestà dell’aslrispetto alla giustizia sportiva.Aggiungo, per completezza dell’informazione, che la Lega di serie A ha fatto a suo tempo ricorso al Tar per smentire il provvedimento delle aslintervenute sulle partite del 6 gennaionon disputate. Ha vinto alcuni ricorsi ma ha perso tra l’altro quello riferito a Bologna-Inter proprio perché anche il tar ha riconosciuto l’attendibilità dell’intervento di quell’ufficio in relazione ai dati riferiti ai contagiati del gruppo squadra bolognese. Perciò è tecnicamente impossibile che il terzo grado ribalti la sentenza calcistica che ha stabilito la necessità di far disputare Bologna-Inter. Ultima annotazione in proposito: qualche sprovveduto, a digiuno di regolamenti, sostiene che “adesso che l’Inter è uscita dalla Champions si può giocare subito Bologna-Inter”. Non è così ma lo ripetono, come propaganda, per tentare di sviare le responsabilità del ritardo. Che è tutto sulle spalle dell’Inter.

La denuncia di Pioli. Fino a prima di Milan-Udinese era passata la convinzione che quelli del Milan avrebbero subito ogni errore (tipo l’effetto Serra) senza una sola parola di protesta. Adesso che il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Anche Paolo Maldini è intervenuto sull’argomento: meglio tardi che mai. Bisogna che il Milan marchi il territorio da oggi in avanti perché la concorrenza è molto influente in Lega e in federcalcio.