ESCLUSIVA MN - Condò: "Rinnovo di Pioli un atto di giustizia, ma alcuni commenti su Rangnick... Contro l'Atalanta pareggio giusto"

25.07.2020 14:00 di Redazione MilanNews Twitter:    Vedi letture
Fonte: intervista di Manuel Del Vecchio
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
ESCLUSIVA MN - Condò: "Rinnovo di Pioli un atto di giustizia, ma alcuni commenti su Rangnick... Contro l'Atalanta pareggio giusto"

Per parlare della partita di ieri contro l'Atalanta, delle ottime prestazioni di alcuni giocatori rossoneri e della scelta della riconferma di Pioli sulla panchina del Milan, la redazione di MilanNews.it ha contattato in esclusiva Paolo Condò, noto giornalista di Sky Sport. Di seguito le domande e le risposte:

Dal 5-0 di Bergamo alla partita di ieri sera è tutto un altro Milan, negli uomini e nei numeri. Chi ha i meriti maggiori per questa notevole differenza di rendimento?

“Ce li ha Pioli sicuramente, poi è chiaro che la presenza di Ibrahimovic ha cambiato una dinamica in questa squadra. Però è cambiato un mondo dai cinque gol presi a Bergamo, e soprattutto nella classifica post lockdown il Milan è nelle prime due posizioni assieme all’Atalanta. È chiaro che non va preso per oro colato tutto quanto, però non può essere un caso che la squadra stia funzionando così bene e soprattutto sia così bella da vedere. Non è soltanto efficace, è anche bella; il rinnovo del contratto a Pioli secondo me è stato un atto di giustizia. È come dovrebbe funzionare la grammatica delle cose, uno dimostra di aver fatto bene un lavoro e questo lavoro gli viene confermato”.

Nel post lockdown Hakan Calhanoglu è sicuramente il giocatore più in forma del Milan: per lui 5 gol e 7 assist in 10 partite di campionato. A cosa pensa sia dovuto questo exploit?

“Quando giocava in Germania ammiravo molto Calhanoglu, è un giocatore che mi piaceva molto. Sono rimasto più sorpreso per le difficoltà che ha avuto in questi anni che non per il brillante rendimento in questa fase di campionato. Adesso è coerente con il Calhanoglu che conoscevo. È evidente che si tratta di un giocatore che ha bisogno che intorno a lui le cose girino in una maniera positiva. Una volta sistemate tutta una serie di dinamiche e trovandosi Bennacer alle spalle, Theo Hernandez che gli propone sempre il passaggio sulla fascia perché si fa trovare in proiezione, Ibrahimovic davanti, Rebic: quando i giocatori intorno a lui hanno sviluppato le loro qualità allora Calhanoglu è diventato una specie di moltiplicatore di questa qualità. Il ruolo che occupa non è soltanto quello di concludere per sé ma anche di far giocare i suoi compagni al meglio. È come se una serie di giocatori del Milan si fossero trasformati da crisalidi in farfalle. Penso soprattutto a Bennacer che nella prima parte di campionato doveva rendersi un po’ conto di dove era finito ma che nella seconda è stato uno dei giocatori più importanti. Penso a Kessie che ha fatto passi avanti enormi. Avendo tutte queste opzioni di passaggio per un giocatore di grande qualità come Calhanoglu è diventato tutto più facile”.

Anche ieri sera Donnarumma protagonista. Gigio ha indossato la fascia da capitano dall’inizio per la prima volta, ha parato un rigore a Malinovskyi e ha raggiunto Van Basten e Rijkaard per numero di presenze in rossonero, 201. Cos’altro si può dire su questo giocatore?

“È chiaro che ci troviamo di fronte ad un talento fuori scala, ma questo non l’abbiamo scoperto ieri. Donnarumma è quello che ci lascia tranquilli per i prossimi dieci anni per la porta della Nazionale italiana. Essendo un ragazzo innamorato del Milan per il Milan diventa relativamente semplice trattenerlo, perché quando Raiola si siede al tavolo delle trattative e dal suo punto di vista cerca giustamente di aumentare il più possibile gli introiti di Gigio, non può sedersi con la pistola sul tavolo perché tutti sanno che quella pistola almeno per il momento è sostanzialmente scarica. Non esiste la volontà del giocatore di andare via dal Milan. I rossoneri però non devono addormentarsi su questa tranquillità, su questa certezza, perché l’esperienza insegna che i grandi giocatori hanno bisogno di giocare le grandi competizioni con possibilità di vincere. Arriverà quindi il momento nel quale per Donnarumma ci sarà l’urgenza di giocare in Champions League e di lottare per lo scudetto. Il Milan per mantenere Donnarumma con sé il più a lungo possibile, e secondo me il destino di Donnarumma potrebbe essere davvero di giocare tutta la carriera al Milan, deve tornare abbastanza rapidamente a competere per tutto. In queste prime 201 partite il Milan non è mai stato in corso né per lo scudetto né per una coppa europea”.

L’1-1 di ieri sera rispecchia l’andamento della partita secondo lei? È un risultato giusto?

“Sì, è giusto il pareggio perché è stato una specie di braccio di ferro fra due squadre di forza abbastanza analoga. Dopo di che questo suona a merito maggiore del Milan perché aveva la difesa veramente rimessa in piedi con lo scotch, con giocatori titolari fuori e Kjaer che ha stretto i denti per giocare. Dall’altra parte bisogna riconoscere che Biglia andava espulso nell’occasione del rigore, da questo punto di vista ha ricevuto un piccolo aiuto dall’arbitro”.

A proposito di Simon Kjaer, il Milan ha fatto bene a riscattarlo?

“Sì, assolutamente. Vale lo stesso discorso fatto per Pioli: quando tu dimostri è giusto che tu venga premiato, in questo caso con il riscatto. Kjaer è stata una bella pensata di mercato, di quelle improvvise. C’era questo giocatore il cui valore era noto ma che all’Atalanta non riusciva a emergere, perché all’Atalanta non è facile giocare: anche in estate avevano presto Skrtel e lo slovacco anche lui è durato molto poco e se n’è andato. Però non è che se non riesci a giocare nell’Atalanta sei un cattivo giocatore, semplicemente quei metodi di allenamento non sono i tuoi”.

Non si può non notare l’evoluzione di Kessie: Pioli gli ha affidato compiti ben precisi e Franck è diventato, insieme a Bennacer, il motore della squadra. Sta facendo il salto di qualità?

“Pioli ha trovato l’assetto giusto e la coppia giusta, evidentemente con un regista come Bennacer di fianco Kessie riesce a dare il massimo perché ha una corsa che pochi altri hanno nel campionato. Certamente Kessie è uno di quei giocatori che hanno realizzato quel passaggio da crisalide a farfalla, che in tanti ritenevano possibile viste le qualità del giocatore e nonostante alcune gare deludenti lui c’è riuscito”.

Con Ibra i numeri dell'attacco rossonero sono letteralmente raddoppiati, si può dire che a 38 anni fa ancora la differenza in Serie A?

“Ibra è un acceleratore di dinamiche. Questa personalità ce l’avrà anche a 60 anni, non la vedo una questione d’età, anzi. Generalmente con l’esperienza chi ha una forte personalità riesce ad accentuarla ancora di più. Ieri sera ho detto scherzando che praticamente la squadra adesso ha nello spogliatoio uno di cui ha più paura rispetto agli avversari e quindi per evitare guai giocano con grinta, con passione, con trasporto. Detto questo però mi fa un po’ paura puntare così tanto su un giocatore di quell’età. Quando si parla di rinnovo di contratto di Ibrahimovic io dico naturalmente di sì perché il Milan è davvero la casa di Ibra. È stato un giocatore che è stata la bandiera di sé stesso per tutta la carriera, se c’è un club dove io l’ho visto a casa è il Milan: lui era seccatissimo di dover andare a Parigi all’epoca, era davvero incazzato. È tornato a Milano e al Milan con grande piacere. Secondo me comunque l’anno prossimo pur avendo Ibrahimovic in rosa devi pensare ad avere un grande uomo gol, un grande centravanti, perché non ti puoi far trovare scoperto".

Cosa ne pensa della vicenda fra il Milan e Ralf Rangnick?

“Io sono fra quelli che sono contenti che Pioli sia stato confermato, dopo quello che ha fatto è un atto di giustizia e soprattutto permette al Milan finalmente di non ripartire da zero ma da una base molto solida. Che sia un quinto, un sesto o un settimo posto anche quest’anno sarà un piazzamento europeo, ma quest’anno il Milan giocherà l’Europa League, e ci sono una quantità di punti fermi, Donnarumma, Romagnoli, Theo, Bennacer, Rebic, Calahnoglu, Kessie, cominciano ad essere tanti i giocatori che io posso ipotizzare in una squadra da scudetto. Bisognerà comprarne altri tre o quattro e proseguire il lavoro di Pioli, perché se si va a vedere la rosa della Juventus ci sono 14 punti fermi, mentre il Milan ne può contare circa la metà ormai. Ciò non toglie che l’idea di Rangnick era un’idea buona. È un’idea buona perché io credo molto nella contaminazione e non mi sono piaciuti tutta una seria di commenti che ho letto: “Teniamo gli allenatori italiani, che resti in Germania e così via”. Se andiamo a guardare il campionato giustamente considerato il più bello di tutti, la Premier League, la Premier la vincono tecnici italiani, la vince Mourinho che è portoghese, Guardiola che è catalano, Klopp che è tedesco. È sicuramente il calcio più evoluto di tutti perché l’evoluzione nasce dalla contaminazione. Il problema secondo me, anche se non so perfettamente com’è andata tutta la storia, è stato lo stesso Rangnick ad un certo punto a rendersi conto della situazione. Lo stesso giorno avevo scritto un articolo in cui ricordavo due precedenti, quello di Guardiola che arriva al Bayern dopo che Heynckes aveva centrato la tripletta vincendo tutto, e molti anni fa quando Maifredi arriva alla Juve dopo che Zoff aveva vinto due coppe. Quando una squadra sa già che il suo futuro sarà diverso, con un altro tecnico, e ottiene grandi risultati come quelli che ha ottenuto il Milan dopo il lockdown, per quello che subentra diventa complicatissimo. Forse anche lo stesso Rangnick ad un certo punto si è spaventato”.

di Manuel Del Vecchio