esclusiva mn

D'Amico: "Milan, basta vivere a strappi. Var? Rocchi deve finirla di dare la colpa ad altri"

ESCLUSIVA MN - D'Amico: "Milan, basta vivere a strappi. Var? Rocchi deve finirla di dare la colpa ad altri"MilanNews.it
Oggi alle 12:00ESCLUSIVE MN
di Federico Calabrese

Stasera il Milan ospiterà a San Siro il Como per provare a mettere pressione all'Inter. Ma sono momenti in cui il calcio italiano si sta portando dietro giorni complicati. Dopo il caos in Inter-Juventus, infatti, gli evidenti problemi del Var stanno facendo parlare tanto, senza tralasciare gli evidenti errori arbitrali che stanno condizionando la corretta fluidità della gare. Per affrontare questi argomenti, è intervenuto ai microfoni di MilanNews.it il procuratore Andrea D'Amico.

Il Milan può ambire allo scudetto?
"Se il Milan trova stabilità mentale prima ancora che tattica, può rientrare nella corsa. Ma deve smettere di vivere a strappi: il campionato non premia i picchi, premia l’equilibrio.Ha bisogno che i suoi giocatori importanti dimostrino di valere il loro stipendio. Un giocatore come leao deve fare la differenza, avere continuità. Non può camminare in campo".

Stasera c'è il Como.
"Il Como ha dimostrato di avere un progetto importante, viene dalla sconfitta con la Fiorentina in casa. Il Milan invece ha tutto il peso della maglia: se la interpreta con personalità, la porta a casa. Se la interpreta con ansia, la complica". 

Torniamo allo scorso weekend. Cosa ha dimostrato Inter-Juventus?
"Inter-Juve non ha dimostrato che il calcio è malato. Ha dimostrato che il calcio è umano con tutti i suoi vizi. E che il VAR, che doveva essere il medico, a volte tossisce più del paziente".

La cosa che ti ha lasciato più perplesso?
"Non l’errore di La Penna. Gli arbitri sbagliano da quando esiste il fischietto. Non la simulazione. Fa parte del teatro, e il calcio è anche commedia dell’arte. Neppure l’esultanza di Bastoni. L’adrenalina non è un reato. Mi ha lasciato perplesso il silenzio regolamentato del VAR. Perché il VAR non deve avere personalità: deve avere coerenza. Se interviene un millimetro per un fuorigioco, non può diventare timido su un contatto in area o non poter intervenire su un episodio così evidente. Il problema non è la tecnologia. È il regolamento. Sempre quello.

Var inadeguato?
"No. Protocollo anomalo? A tratti sì. Perché il protocollo italiano è diventato una giungla di “chiaro ed evidente errore” che a volte non è chiaro né evidente.Ma non si può non intervenire su episodi così che tutto il mondo vede chiaramente in tv. Altrimenti si lascia spazio al sospetto".

Rocchi dovrebbe fare un passo indietro?
"Non credo. Ma dovrebbe fare un passo avanti. Fare autocritica e finirla di dare sempre la colpa ad altri. Prima dava la colpa alla pressione dei media, poi agli allenatori, ora ai giocatori simulatori. Loro sono pagati per sanzionare comportamenti irregolari e non per fare gli educatori scaricabarile. E adesso hanno tutti i mezzi per non sbagliare. Il problema non si risolve cambiando l’uomo, ma cambiando il regolamento".

La classe arbitrale italiana come la vedi?
"A volte è troppo permalosa e autoreferenziale. Ma anche sotto pressione. E quando l’arbitro arbitra pensando al VAR, e il VAR controlla pensando alle polemiche, nessuno decide davvero. Il calcio italiano non ha un problema di tecnologia. Ha un problema di fiducia. E la fiducia, a differenza del fuorigioco, non si misura al centimetro ma sulle persone che governano il sistema. È per questo che gli arbitri dovrebbero essere autonomi e fuori dal governo del calcio. Invece noi ci teniamo un vicepresidente federale che è il capo del sindacato giocatori (come se il vice della Meloni fosse Landini) e gli arbitri all’interno del consiglio federale che governa sul calcio. Qui non c’entra però la fiducia. Si chiama incompatibilità oggettiva".