ESCLUSIVA MN - Vecchi e i retroscena sui rigori del 2003: "Vi racconto tutto su come li abbiamo preparati e vissuti"

28.05.2020 16:14 di Pietro Mazzara Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
ESCLUSIVA MN - Vecchi e i retroscena sui rigori del 2003: "Vi racconto tutto su come li abbiamo preparati e vissuti"

Il portiere, durante i tiri di rigore, è uno dei fattori preponderanti del risultato. Da lui, dalle sue possibili parate, passa spesso il risultato finale. In tanti diventano eroi parando il rigore decisivo, altri mettono i compagni nelle condizioni di prendersi la gloria e di venire ricordati con immagini iconiche. È il caso di Nelson Dida, che nella finale di Manchester del 28 maggio 2003, parò ben tre rigori alla Juventus, neutralizzando le conclusioni di Trezeguet, Zalayeta e Montero. Quella sull’uruguaiano, in particolar modo, mise Nesta nella condizione di portare in vantaggio il Milan nella penultima serie, pareggiata momentaneamente da Del Piero prima del rigore leggendario di Shevchenko. Villiam Vecchi era il preparatore dei portieri di quel Milan, guidato in panchina da Carlo Ancelotti, e con lui abbiamo rivissuto – dal punto di vista del ruolo – quei momenti che sono rimasti indelebili e inscalfibili nella storia del calcio italiano.

Mister, in primo luogo, dove ha visto la sequenza dei tiri di rigore di quella finale?
“Eravamo tutti abbracciati davanti alla nostra panchina, che all’Old Trafford è posizionata all’interno delle prime file della tribuna centrale. Non volava una mosca, la tensione era altissima. Se non ricordo male, Ancelotti li guardò da solo”.

Una volta finiti i supplementari, si deve pensare ai tiri dagli undici metri. Come approcciò Dida in quei momenti?
“Abbiamo parlato per circa cinque minuti, dove io gli diedi il mio punto di vista su come si sarebbe dovuto comportare. Gli dissi di non muoversi troppo in anticipo per poter leggere con più chiarezza la traiettoria dei tiri dei giocatori della Juventus. Poi lui era uno molto freddo e razionale, che sapeva ascoltare. Non l’ho mai visto in difficoltà negli attimi prima dei rigori”.

Come avevate preparato, nei giorni prima, l’ipotesi dei rigori?
“Cerchi di studiare i rigoristi delle squadre avversarie prendendo in esame gli episodi che accadono durante la stagione. Ma tendenzialmente è difficile avere un quadro su tutti, anche perché nella Juventus il rigorista era Del Piero. Mancava Nedved che poteva essere uno dei cinque tiratori e se si esclude Trezeguet, sugli altri avevamo pochissime informazioni”.

In quei casi, cosa si fa?
“Ci si affida all’istinto del portiere e all’andamento del momento. Anche perché per la Juventus calciarono giocatori come Birindelli, Zalayeta e Montero oltre a Trezeguet e Del Piero. Quindi lì Nelson fu bravo a intuire le loro conclusioni, dove tutti e tre incrociarono il tiro, rimanendo in piedi fino all’ultimo. Infatti lui prende gol quando ha anticipato il movimento”.

Dida contro Buffon, ovvero due suoi allievi a giocarsi la Champions. Cos’ha pensato?
“Vi svelo un retroscena. Nei momenti antecedenti la nostra premiazione, molti giocatori della Juventus stavano guadagnando gli spogliatoi. In alcune foto io non compaio perché ero nel sottopassaggio con Buffon a rincuorarlo. Personalmente è stato un orgoglio vedere due miei ragazzi essere protagonisti in quella finale, perché Dida ne parò tre, ma Gigi fece due parate fenomenali su Seedorf e Kaladze”.

Un po’ di orgoglio personale lo ha avuto però. Soprattutto se ricordiamo che anche lei fu protagonista ai rigori della finale di Coppa Italia del ’73 vinta contro la Juventus…
“Assolutamente sì. Chi non sarebbe orgoglioso di vedere un proprio ragazzo fare quello che ha fatto Nelson quella sera? Che poi c’era stato anche il precedente estivo del trofeo Berlusconi dove Dida parò due rigori. Un bell’antipasto direi”.