Un Milan a tutto gas. Nocerino in pole, Niang fa le prove per dimenticare il palo di Barcellona e Allegri...
Forse è arrivato anche il momento di Nocerino. Scarso l’utilizzo da parte di Allegri del centrocampista che lo scorso anno aveva dato un importante apporto alla stagione. Ma in effetti le dinamiche del nuovo Milan di hanno fatto si che la zona nevralgica del centrocampo fosse occupata da giocatori con caratteristiche diverse. Lo scorso anno Gattuso e Nocerino erano l’emblema del centrocampo muscolare che Allegri usava quando le partite richiedevano un approccio molto fisico. Nocerino con davanti il totem Ibra riusciva anche a svincolarsi dal suo ruolo facendosi trovare pronto agli assist in area, che più volte ha realizzato.
Difficile poter dire se la sua scarsa presenza nelle distinte di quest’anno sia dettata dal fatto che per far correre le ali ci voglia un centrocampo dotato di colpi ad effetto. Montoliovo ha incarnato il ruolo suggeritore e Flamini più volte è stata la dimostrazione in carne ed ossa del detto: “A volte ritornano”. Così Nocerino, spesso si è accomodato in panchina in attesa di tempi migliori.
Il Catania, ma soprattutto lo squadre di Maran, giocano un calcio maschio e di conseguenza non stupisce che Allegri abbia pensato al suo giocatore più rappresentativo in questo contesto: Nocerino potrebbe essere una pedina importante, un colpo ad effetto per il Catania di Maran, l’effetto sorpresa, a volerla dire tutta. Un tecnico che difficilmente lascia qualche cosa al caso, lo ha dimostrato anche a Varese nella stagione scorsa dove ha sfiorato la promozione in serie A fino alla gara contro la Sampdoria, nobile decaduta, che però ha fatto svanire il sogno biancorosso di ritornare nella massima serie. E come il suo predecessore Sannino, Maran ha fatto il salto nel calcio “dei grandi” e il Catania è diventato un banco di prova importante per dimostrare al mondo che il tecnico che ha sfiorato il sogno bosino aveva le carte in regola per poterlo avverare. Il percorso del Catania in questa stagione lo dimostra, per questo Maran diventa avversario ostico di un Milan che ormai sembra dover vincere ad ogni costo. La squadra di Allegri deve guardarsi le spalle dalla cavalcata trionfale anche della Fiorentina, ormai ad un solo punto dal terzo posto. “Ci vuole un Milan a tutto gas” si potrebbe dire parafrasando Galliani in coda alla presentazione dei nuovi accordi con Suisse Gas, che entra nel palco sponsor dei rossoneri. Una risalita da vertigine pura quella di Ambrosini e compagni che ha coinvolto in toto le attenzioni mediatiche. Il Milan dato per morto è invece resuscitato e ora lotta forsennatamente per mantenere stretto il bottino ottenuto. Contro il Catania rientra il totem di questa squadra, Mario Balotelli, che non nasconde la sua voglia di incidere ancora e di più in questa stagione. Ma non è il solo, Mario, che spera di poter diventare l’emblema di questo Milan della Green Generation. Niang infatti fa le prove di un’esultanza per ora rimasta solo nei pensieri del giovanissimo attaccante. Il gol più importante si è stampato sul palo contro il Barcellona, in quell’occasione il Milan forse avrebbe ritrovato lo spirito battagliero e la fiducia nei suoi mezzi e magari, saremmo qui a raccontare un’altra storia. Ma tant’è, il destino è stato beffardo e così Niang dovrà lottare coi compagni per poter calcare la scena europea l’anno prossimo. Insieme a Mario e Niang ecco che spunta l’atra cresta, che qualcuno vuole spuntata, che qualcuno vuole quasi in procinto di partire verso altri lidi. Stephan El Shaarawy non deve diventare un caso e soprattutto non può essere ceduto dal Milan che ha fatto di lui l’emblema di una stagione. Le voci insistenti che in questi giorni si rincorrono e si sovrastano, lo descrivono come l’oggetto del desiderio di molte grandi Europee: le offerte piovono copiose, ma il Milan questa volta potrebbe avere la forza per resistere, oltre che per dimostrare che i progetti iniziati quest’anno sono solo il primo step verso la valorizzazione di quei talenti made in Italy o, addirittura, made in Milanello, che caratterizzerà le stagioni future. Lasciar volare via proprio il Faraone, sarebbe una scelta a dir poco discutibile.
E ora solo qualche parola su Allegri, anima e regista del copione di questa squadra. Le critiche che stanno investendo il tecnico toscano, ora, sono a dir poco ingenerose. Le voci che lo vogliono su una panchina diversa da quella rossonera, potrebbero anche avere qualche fondamento. Non si può certo dire che sia facile lavorare a Milanello: l’attenzione mediatica è portentosa e se da una parte di certo sprona a dare sempre il massimo, dall’altra può essere deleteria per i nervi. Ma Allegri cosa troverebbe a Roma? Allegri non avrebbe la stessa tensione altrove?
E allora perché lasciare il Milan dopo aver vinto uno scudetto all’esordio e con un progetto importante a cui dare la propria impronta? Non sono in molti ad avere la fortuna di poter cambiare un sistema di fare calcio vecchio almeno un ventennio. Allegri ha il merito di aver lanciato, anche nelle scorse stagioni, dei giovani interessanti, di aver dato loro fiducia facendogli provare l’emozione da Milan anche in momenti della stagione in cui molti avrebbero preferito utilizzare forze più esperte.
Se il Milan ha davvero intenzione di radicare il proprio futuro sui giovani talenti, allora Allegri è l’uomo giusto, sul quale Galliani e Berlusconi dovranno investire. Altrimenti i sacrifici fatti sino ad ora, perderebbero completamente di senso.

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