Lezione di Anfield: gli appunti d'inglese di mister Pioli

16.09.2021 20:24 di Gianluigi Torre Twitter:    vedi letture
Lezione di Anfield: gli appunti d'inglese di mister Pioli
MilanNews.it
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Partiamo da questo: 7 anni dopo. 7 lunghissimi anni dopo dall’ultima volta che il Milan ha deliziato le proprie orecchie con quella musichetta, i ragazzi di Stefano Pioli fanno l’esordio ad Anfield, in una cornice mozzafiato, da brividi, appunto, da Champions League. Il risultato alla fine lascia l’amaro in bocca, ma non è tutto da buttare via, la serata al cardiopalma di Anfield offre degli spunti interessanti per Pioli e il suo staff.

LA CURA DEI DETTAGLI - Premessa: il Liverpool ha espresso un livello calcistico nettamente superiore al Milan, è apparso in grande spolvero e ha meritato i 3 punti. Detto ciò, si può provare a dare una visione leggermente più ampia della partita. Messa da parte la sfortunata deviazione di un monumentale Tomori, il Milan subisce altre due reti: il gol di Momo Salah, che a tratti nemmeno esulta convinto di essere in fuorigioco, e il siluro di Henderson da fuori area, sugli sviluppi di calcio d’angolo. Entrambi dei gran bel gol, da Liverpool di Klopp per intenderci, ma erano evitabili ? Sicuramente sì, la linea di difesa aveva tratto in inganno lo stesso Salah, bastava un pizzico di lucidità in più per compiere quel passettino in avanti e mettere in fuorigioco la stella Egiziana, questione di pochissimi centimetri. Non solo, ribadita la prodezza tecnica sulla rete del capitano del Liverpool, è fuori da ogni dubbio che in settimana Mister Pioli abbia provato e riprovato le posizioni da tenere sui piazzati difensivi: in altre parole, un uomo doveva stare su Henderson, o quantomeno complicargli la conclusione schermandogli la visuale. Dettagli che si analizzano a freddo, certo, ma dettagli che fanno la differenza tra una grande squadra e una che cerca di diventarlo.

LA LUCE NEL BUIO: BRAHIM DIAZ - La manovra rossonera di ieri è stata tutt’altro che illuminante, tuttavia, quando si riusciva a trovare l’imbucata per Brahim Diaz tra le linee, improvvisamente la sensazione percepita diventava che sarebbe successo qualcosa da un momento all’altro. Il Liverpool è una grandissima squadra, ma qualcosina in difesa la concede, se colpito nei suoi punti deboli, che il Milan avrebbe potuto sfruttare meglio. La posizione di Brahim era praticamente indecifrabile per la retroguardia dei Reds, difatti le poche volte che è riuscito a girarsi verso la porta di Alisson, ha creato potenziali occasioni da gol non indifferenti. Il problema è che a centrocampo, si è sofferta una generale inferiorità numerica e un certo sfilacciamento del filo immaginario che lega Bennacer e Kessie, troppo distanti tra di loro: il Liverpool per lunghi tratti del Match ha infilato il centrocampo rossonero che non ha quasi mai trovato la posizione giusta per schermare l’avanzata dei ragazzi di Klopp, che facevano muovere i rossoneri a vuoto. Forse, nei momenti più complicati del match, se Brahim Diaz fosse arretrato di più a ricevere il pallone per dare respiro alla manovra soffocata dal pressing del Liverpool, il Milan avrebbe creato qualche pericolo in più.

IL PESO DELL’ESPERIENZA - La linea del fuorigioco, l’uomo libero su calcio d’angolo, la prima mezz’ora “tremante”, fanno tutti parte di un percorso di crescita che il Milan sta facendo. Per migliorare, serve esperienza nelle gambe dei 6 debuttanti in Champions League di ieri sera. Per chiudere vi propongo una riflessione: stagione 2018-2019, il Milan per questioni finanziarie deve rinunciare all’Europa League. Stesso anno, stagione successiva, il Liverpool di Klopp alza la Champions al cielo del Wanda Metropolitano. Tirate le vostre somme.

Di Fabio Montesanti