A San Siro il Parma mette a nudo diverse criticità. Ma se crollate ora siete fessi

A San Siro il Parma mette a nudo diverse criticità. Ma se crollate ora siete fessiMilanNews.it
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Oggi alle 19:30Podcast MN
di Manuel Del Vecchio

Andando oltre le solite polemiche arbitrali, non sono le prime e non saranno di certo le ultime in stagione con questo protocollo, l'amara sconfitta di San Siro ha messo a nudo diverse criticità del Milan che già il Como aveva iniziato a portare alla luce mercoledì e che si erano intraviste durante l'arco della stagione.

Prima però sono necessarie delle premesse, sia per fare chiarezza sul tono dell'analisi e sia per avere un gancio con la seconda parte dell'articolo. Il Milan dell'anno scorso, che non aveva né capo e né coda, è arrivato ottavo. Ha perso pezzi importanti in estate, ha rivoluzionato rosa e staff. Quindi essere secondi in classifica a fine febbraio, per quanto bruci essere così lontani dal primo posto, non era scontato, anzi. Per rimediare al disastro dei scorsi mesi erano pochi gli allenatori indicati: Allegri è uno di quelli senza dubbio. Sarebbe folle mettere in discussione il mister anche se, come sembra, non dovesse arrivare allo scudetto. Certo, sempre che si centri l'obiettivo Champions.

Detto questo, la brutta prestazione di ieri ha radici "antiche". A San Siro, contro il Parma, ma così come è successo anche contro Cremonese o Pisa, che il mantra sia "prima non prenderle" fa strano quando ti chiami Milan e hai quel potenziale di fuoco offensivo a disposizione. Nella prima parte di campionato Allegri ha martellato, giustamente, sul fatto che in Italia vince chi subisce meno gol. Poco da dire, i numeri vanno tutti in quella direzione. Ma ci sono modi e modi per non subire reti. Inizialmente era assolutamente giustificato l'atteggiamento attendista: la squadra, e lo dicono i risultati e le prestazioni degli anni precedenti, non aveva idea di cosa fosse il senso del pericolo e non aveva idea di come mettere in pratica una fase difensiva efficace. Innegabile che sotto questo punto di vista siano stati fatti enormi passi avanti. È abbastanza? Evidentemente no.

Perché l'altro lato della medaglia è che si rischia di rimanere impantanati in questa prudenza che a volte può sembrare eccessiva. Contro il Parma, a Milano, è stato triste vedere una squadra mono ritmo, incapace di alzare la velocità della palla e delle giocate, senza nessun tipo di assalto tambureggiante. Per quanto si possa pensare al modulo, Pulisic e Leao nel 3-5-2 contro squadre appiattite e chiuse vengono depotenziati, o alla mancanza di coraggio nello schierare i fatidici tre attaccanti, la questione riguarda proprio il ritmo e la pulizia tecnica. Ieri sera solo il 40 enne Modric, e in misura minore Jashari, sono riusciti ad alzare il livello nella fisicità, nella velocità e nelle giocate. 

La manovra della squadra è stata prevedibile, leggibile, senza guizzi, con i calciatori che hanno dimostrato poco coraggio nell'imbucata o nella sovrapposizione. D'altronde come si va a sbullonare il portone blindato di chi schiera un 3-5-2 con il vertice bassissimo? O andando ad esasperare l'ampiezza per poi sfruttare gli inserimenti nei mezzi spazi e cercare infine il fatidico cross a rimorchio, oppure andando a imbucare centralmente facendo movimenti intelligenti tra le linee e portando fuori posizione i difensori avversari, un po' come ha fatto il Bodo/Glimt nel primo gol segnato la scorsa settimana contro l'Inter.

Nel post partita Landucci ha ammesso che in settimana pensava che la squadra avesse lavorato nel modo giusto per quanto riguarda gli inserimenti in area senza palla, ma in partita è una situazione che è mancata completamente. Nel primo tempo i cross sono andati a vuoto per la scarsa presenza nel box avversario salvo l'occasione di Pulisic con sponda di Rabiot, nella ripresa, con l'ingresso di Fullkrug, si è cercata invece con insistenza la sponda palla a terra.

La squadra quindi, orfana di un Loftus-Cheek che sarebbe dovuto essere l'uomo chiave per quanto riguarda questa situazione (in bocca al lupo Ruben, riprenditi presto), ha perso i riferimenti su quanto provato in settimana e si è limitata ad un giro palla scolastico. Emblematico l'ingresso di Pavlovic nella ripresa: il serbo è uno dei pochi capaci di scombinare i piani delle difese avversarie con le sue progressioni con e senza palla. Ma se c'è bisogno di far entrare un difensore centrale per cercare di essere un attimo più pericolosi vuol dire che c'è davvero qualcosa che non torna.

Da qui in avanti il Milan, uscito dalla Coppa Italia e senza competizioni europee, giocherà letteralmente una volta a settimana. Il tempo ed il modo per studiare nuove soluzioni c'è. Ovviamente nessuno si aspetta che Allegri rivoluzioni la squadra, ma vanno trovate nuove chiavi di volta per indirizzare le partite come quelle di ieri. 

Ed eccoci arrivati ad uno snodo fondamentale: sarebbe da fessi, e pure belli grossi, buttare alle ortiche tutto l'ottimo lavoro fatto finora. La delusione per la perdita, salvo catastrofi impronosticabili sul fronte nerazzurro, del treno scudetto arriva proprio perché fino ad oggi c'era stato un lavoro, un impegno, dei risultati decisamente positivi. Il contraccolpo psicologico può anche esserci, potrebbe essere fisiologico, ma qui deve entrare in gioco la bravura di Allegri e dei nuovi senatori. Ci sono mille e più motivi per non mollare proprio ora, anche perché la corsa Champions è un attimo che si riapre. Ne citiamo tre. Vedere Modric che a quasi 41 anni gioca con quella foga, quella rabbia e quella lucidità dovrebbe accendere un fuoco indomabile dentro ogni giocatore. L'amore ed il supporto dei tifosi, costante e presente anche dopo l'ottavo posto dell'anno scorso: quest'anno il clima è stato decisamente sereno e propizio. Mollare ora vorrebbe disconoscere tutto il lavoro, la fatica ed i sacrifici fatti dal gruppo finora. Sarebbe veramente da fessi, no? Vietato mollare.

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