200 volte Romagnoli: il capitano che sogna di essere grande

04.12.2020 19:30 di Redazione MilanNews Twitter:    Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
200 volte Romagnoli: il capitano che sogna di essere grande

A San Siro contro il Celtic capitan Romagnoli ha raggiunto  quota 200 presenze in rossonero, a distanza di 5 anni dal suo approdo al Milan. Un traguardo importante, che consegna di diritto al nativo di Anzio l’accesso nella storia rossonera. Oggi Romagnoli è un pilastro della squadra, ma come tutti ha dovuto affrontare momenti meno positivi. Ecco allora elencate le tappe principali della sua carriera al Diavolo fino ad ora.

L’ARRIVO DA MISTER 25 MILIONI

Se un club come il Milan decide di spendere 25 milioni per un ragazzo appena ventenne, vuol dire che quel ragazzo ha davanti un futuro importante. L’acquisto di Romagnoli nell’estate 2015 è uno degli ultimi regali della coppia Galliani-Berlusconi. Il 13 rossonero esordisce il 17 agosto in Coppa Italia contro il Perugia, e si conquista subito il posto in squadra, diventando un titolare inamovibile già nella sua prima stagione rossonera. Causa anche la pressione e le aspettative, Romagnoli affronta alti e bassi, ma è chiaro che “il ragazzo si farà, anche se non ha le spalle strette”.

IL PRIMO TROFEO E IL DERBY CINESE

I suoi compagni di reparto ruotano, lui no. Romagnoli diventa un punto fisso della retroguardia rossonera, e nel dicembre 2016 conquista anche il suo primo trofeo. Il gol di Bonaventura e i miracoli del compagno-amico Donnarumma (allora appena diciassettenne) consegnano al Milan la Supercoppa Italiana. E nel finale di una stagione cominciata al meglio, Romagnoli si toglie un altro sassolino dalla scarpa: segnare contro l’Inter. Tuttavia, la copertina di quell’incontro gli viene scippata da Cristian Zapata, che al 97’ fissa sul 2-2 il punteggio del primo derby cinese, congelando il sangue nelle vene dei tifosi interisti.

L’APPRENDISTATO CON BONUCCI

Nell’estate delle spese folli, che riempiono di false speranze i tifosi rossoneri, approda in via Aldo Rossi tra gli altri Leonardo Bonucci, per la modesta cifra di oltre 40 milioni di euro. L’esperienza milanista del numero 19 è breve e quasi totalmente priva di lati positivi, simbolo di un amore mai sbocciato. Bonucci inizia da subito a creare confusione nello spogliatoio, scontrandosi con Kessie per vestire la maglia 19 e sottraendo la fascia di capitano a Montolivo. Tuttavia, il difensore viterbese è fondamentale nel processo di crescita di Romagnoli, che beneficia della presenza del 19 per affermarsi e trovare la condizione migliore. Alla cessione di Bonucci, il nativo di Anzio ne eredita le responsabilità. Con migliori risultati.

“OH CAPITANO, MIO CAPITANO”

Nel 2018 Romagnoli viene insignito del ruolo di capitano. “Oh capitano, mio capitano”, come nel film “L’attimo fuggente”. "Eravamo in tournée in America, Gattuso mi toccò il braccio e dissi subito sì. Essere capitano di una squadra così gloriosa a 23 anni può essere solo motivo di orgoglio. La fascia del Milan in pochi la indossano, l'hanno indossata i più forti al mondo, è una spinta per fare sempre meglio" ha dichiarato a Sky.  Il numero 13 coglie l’attimo, e prende subito la guida del Milan, amministrando dalle retrovie come un vero signore. Diventa protagonista anche in Nazionale, come potrebbe essere altrimenti. E’ decisivo anche in zona gol: la sua marcatura a tempo scaduto nell’1-0 esterno contro l’Udinese è ancora negli occhi e nei cuori dei tifosi. L’arrivo di Giampaolo sconvolge gli equilibri della squadra, ma il capitano non si scompone e nel 2020 partecipa attivamente alla cavalcata rossonera verso l’Europa, senza macchia e senza paura.

L’INFORTUNIO E LE CRITICHE

Con Ibra e Pioli è un altro Milan, ma all’avvento della nuova stagione Romagnoli è ai box per un risentimento muscolare. Assaggia di nuovo il campo nel derby vinto contro l’Inter, riprendendosi il posto al centro della difesa. Nelle prime uscite però fatica a trovare la condizione migliore. Simbolo di un periodo non positivo, causa due rigori in meno di una settimana. Romagnoli però non si scompone, sa che ci possono essere momenti poco felici, specialmente dopo un lungo stop. Contro la Fiorentina si prende la sua rivincita, fornendo una prestazione impeccabile e firmando il vantaggio rossonero, seguito da un’esultanza polemica alla telecamera. “Parlate, parlate!”, proprio come aveva visto fare a Ibra qualche settimana prima.

La festa della presenza numero 200 ha avuto la migliore ambientazione, la Scala del Calcio, che anche se vuota rimane uno spettacolo. E anche il miglior epilogo: contro il Celtic il Diavolo ha ottenuto la qualificazione ai sedicesimi di Europa League, con un turno di anticipo. Ma non c’è nemmeno il tempo di festeggiare, bisogna pensare al futuro: “Duecento partite vogliono dire tante cose, le vedo come un punto di partenza e non di arrivo. Spero di farne altre 200 se non di più, sono sempre orgoglioso di essere capitano del Milan, darò sempre il mio massimo ad ogni gara". Con la speranza di prolungare questa convivenza per molto, Romagnoli penserà a procedere una partita alla volta, “step-by-step”, come nella mentalità portata da Stefano Pioli: "Il mio sogno è di diventare il più forte di tutti, di vincere e di essere ricordato come un vincente". Anche perché guardando avanti, lì a 201 ci sono personaggi del calibro di Gullit e Van Basten, oltre al suo allenatore ad interim Bonera. Chissà se proprio contro la Sampdoria, la sua ex squadra, si toglierà anche questa piccola grande soddisfazione.

Giovanni Picchi