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Gli amici di Allegri, i giocatori ed il Milan stesso: i tre nemici da cui proteggere Amorim

Gli amici di Allegri, i giocatori ed il Milan stesso: i tre nemici da cui proteggere AmorimMilanNews.it
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Oggi alle 12:00Primo Piano
di Manuel Del Vecchio
Ruben Amorim è il nuovo allenatore del Milan, ha firmato un triennale (+1). Il tecnico portoghese dovrà stare attento a tre categorie in particolare

Ci sono volute tre settimane, ma il Milan ha il suo nuovo allenatore. Ruben Amorim, in un'intervista di nove anni fa (clicca qui), raccontava di come sarebbe stato un sogno allenare il club rossonero che da ragazzo seguiva tanto, insieme al Benfica. Al da Luz ci è stato da giocatore, a San Siro invece si siederà in panchina. Nel comunicato diramato ieri il Milan non ha specificato la lunghezza del contratto di Amorim, ma dovrebbe trattarsi di un triennale, quindi fino al 30 giugno 2029 con opzione per un'ulteriore stagione a 4 milioni circa l'anno.

Una dichiarazione forte, almeno sulla carta: Fonseca e Allegri avevano firmato un biennale con opzione per il terzo. Fonseca addirittura aveva clausole che avrebbero facilitato la sua uscita in caso di esonero entro tot mesi. Qua non c'è niente di tutto questo: il processo decisionale è stato più lungo del previsto, da Casa Milan ci tengono a sottolineare per considerare tutto il considerabile, e ha portato ad Amorim. Ma adesso è finito il tempo delle parole, degli incontri esclusivi, delle promesse e delle linee del club da far filtrare. Ora contano solo i fatti e la necessità assoluta di proteggere l'allenatore dalla tempesta che gli arriverà addosso ancor prima di mettere piede a Milano. È importante che il tecnico portoghese venga avvisato dei tre nemici mortali che troverà in Italia.

I NEMICI DI AMORIM: GLI AMICI DI ALLEGRI 

La parte peggiore dell'avere Allegri come allenatore non è il suo non-gioco o la qualsiasi mancanza di velleità offensiva nelle sue squadre - e purtroppo la seconda metà (dopo un'ottima prima parte) di stagione del Milan ne è triste esempio - ma l'ormai noioso e antesignano carrozzone che si porta dietro. Allegri ha vinto tanto, è stato apprezzato da praticamente tutti i grandi campioni che ha allenato, ma le ultime esperienze dicono una cosa chiara: il suo tempo è passato e i concetti a cui si aggrappa con forza, quasi con la paura di lasciarli andare, non funzionano più. Provarlo a spiegare ai suoi tifosi e amici è impossibile. Non esiste dialogo. Esistono solo cattiverie, scorrettezze e critiche per partito preso verso chi arriva dopo. In questo caso Amorim. Allo United il portoghese ha trovato un ambiente ugualmente difficile, ma in Italia sappiamo bene come rendere impossibile la vita ad un allenatore: chiedere a Fonseca, colpevole solo di non essere italiano, per conferma.

Amorim deve avere ben chiare due cose e avere l'intelligenza di svincolarsi il prima possibile da queste future polemiche: nonostante il movimento calcistico italiano faccia ridere (o piangere, dipende dai punti di vista) da anni si ha ancora la convinzione, o la spocchia, di essere i migliori. Da un lato è un po' svilente il rifiuto totale verso manager e allenatori italiani di Cardinale, ma vale anche il contrario. Per chi racconta il calcio nel Belpaese essere straniero è una colpa. Fa niente se negli ultimi 20 anni questo mondo sia cambiato totalmente e nello stivale siamo rimasti al secolo scorso. Fa niente se le squadre italiane, salvo belle eccezioni come l'Atalanta, in Europa prendano schiaffi ed umiliazioni continue. Fa niente se il nostro calcio è un cimitero degli elefanti o un trampolino di lancio verso l'estero per i giovani talenti. Non importa se i nostri dirigenti non siano stati capaci di rendere appetibile per il mercato estero un prodotto che negli anni ha invece perso sempre più appeal. Chi se ne importa se costruire nuovi impianti è utopico. L'unica cosa cosa che conta è non essere stranieri: loro non possono capire il nostro calcio, le nostre dinamiche e tutto il resto. Verrebbe da dire quasi "beati loro".

Come sempre, l'unica cosa che conta sono il lavoro ed il campo. Il resto sono chiacchiare di chi non può parlare né di lavoro e né di campo. Perché ci sarebbe davvero poco da dire. E quel poco non fa onore a nessuno. Quindi si prepari Amorim, sarà bersagliato in quanto straniero ed in quanto successore di Allegri.

I NEMICI DI AMORIM: I CALCIATORI DEL MILAN

Se ne parla sempre molto poco perché l'attualità rossonera porta alla luce altre situazioni che monopolizzano le discussioni, ma è sempre bene sottolineare come il gruppo squadra rossonero, dallo scudetto in poi e in varie declinazioni, sia uno dei problemi più grandi e attuali del Milan. Un gruppo che si è montato la testa dopo aver vinto un mezzo campionato e che vive nel menefreghismo sportivo più totale. Difficile dire il perché, ma dopo la stagione 21/22 è stata una discesa continua. Alti e bassi continui, zero voglia di aiutarsi in campo e zero voglia di aiutare l'allenatore. Fonseca umiliato in mondovisione con la storia del cooling break (e non supportato dalla società, ma ci arriveremo), Conceiçao non ascoltato, Allegri abbandonato nel momento clou della stagione.

Ognuno pensa al proprio orticello e nessuno, o in pochi, muore in campo per il Milan. Umiliazione sportive continue, quest'anno si vedano quelle contro Udinese, Sassuolo e Cagliari, giusto per citare quelle più fresche. Nessun moto d'orgoglio, zero dignità calcistica. Triplice fischio, risultato negativo, ci si prende qualche fischio e poi tutto a posto. Negli anni è stato giusto parlare del disastro dirigenziale e societario che ha portato ad un ambiente follemente negativo, ma bisogna ricordare sempre una cosa: nel calcio l'unica cosa che determina veramente il tutto sono i risultati. E i risultati li portano i giocatori. Il resto, il contorno, può fare la differenza tra il vincere o il non vincere. Non tra il vincere e non avere cuore, mordente e responsabilità.

Via tutte le mele marce, via chi non capisce che maglia indossa, via chi non ha rispetto per sé stesso e per i tifosi. Amorim dovrà essere intelligente e autorevole: vanno rimesse delle regole e si deve ricominciare a dar peso a certi valori. Se in passato i calciatori di 26-27 anni erano già uomini adulti con una certa formazione morale, ora si ha a che fare con bambini menefreghisti e a volte anche poco professionali. E se ci si nasconde dietro il "i tempi sono cambiati, i giovani d'oggi sono così" allora si è parte del problema. L'allenatore portoghese sta per infilarsi nella tana dei lupi: la speranza è che abbia abbastanza carattere e autorevolezza per uscirne vivo.

I NEMICI DI AMORIM: IL MILAN

E qua dobbiamo ricollegarci alla fine dello scorso paragrafo. Per far sì che un allenatore abbia autorevolezza di fronte al gruppo squadra c'è bisogno che sia supportato al 100%, senza dubbi e senza remore dalla società. Quando Furlani disse che il famoso episodio del cooling break di Lazio-Milan era un "non evento" mandò Fonseca al patibolo. Ed era appena settembre.

Bisogna fare tutto il contrario, sia internamente che pubblicamente. L'allenatore, che a detta di Cardinale è stato scelto con grande attenzione ed entusiasmo, ha bisogno di tempo per lavorare. Ha bisogno di essere protetto, ha bisogno di essere supportato. Poi ovviamente deve dare anche lui delle cose in cambio: deve intravedersi la nascita di un metodo, di un gioco, di un'identità e infine anche qualche risultato. Ma in primis Amorim dovrà essere difeso da quello che è stato il nemico più grande di tutti gli allenatori passati a San Siro negli ultimi anni: il Milan stesso.

Niente lotte interne, niente giochi di potere, niente attacchi a mezzo stampa da un lato e dall'altro. I ruoli devono essere chiari e definiti e i passaggi devono essere snelli. Cardinale, Ibra, Krosche (o chi per lui) ed Amorim. Poi il campo parlerà e i giudizi saranno come sempre onesti. Ma si deve tornare ad essere un club calcistico, non un saloon da film western in cui in ogni metro quadrato c'è una rissa.

Ruben Amorim, benvenuto al Milan e buona fortuna. Te ne servirà parecchia.