Gazzetta - Rangnick: "Con me il Milan cercava la svolta. Giusto confermare Pioli. E su Maldini..."

20.08.2020 07:58 di Salvatore Trovato   Vedi letture
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Gazzetta - Rangnick: "Con me il Milan cercava la svolta. Giusto confermare Pioli. E su Maldini..."

Le voci, le conferme, l’intesa. Poi il clamoroso dietrofront, quando tutto sembrava fatto. Una vicenda incredibile, quella tra Rangnick e il Milan. Il manager tedesco ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, nel corso della quale ha affrontato svariati argomenti. "Non ne ho mai parlato in pubblico - ha dichiarato in merito alla trattativa con i rossoneri - ma per mettere in chiaro nessun contratto o penale, fino a tre settimane fa ero impegnato con la Red Bull".

Il Milan, all’improvviso, ha annunciato la conferma di Pioli, spiazzando un po’ tutti: "La squadra è stata la migliore post Coronavirus. Cambiare non sarebbe stato saggio né rispettoso. Pioli ha meritato la conferma, anche per la persona che è: l’ho apprezzato nelle interviste, sempre concentrato sugli obiettivi. Se poi è la scelta giusta nel medio e lungo termine è un’altra questione".

Di Rangnick avevano parlato Maldini e Boban, spendendo parole tutt’altro che al miele per il professore: "Nella vita una delle mie regole è: non parlare di chi non conosci personalmente. E da parte mia non è mai stata detta mezza parola sul Milan, mai. Posso parlare di Maldini ex giocatore: è stato straordinario, una leggenda vera e propria. Ma non posso dire lo stesso da direttore sportivo: semplicemente, non lo conosco in questo ruolo. Da esterno ci si può chiedere se la proprietà è contenta dei risultati in rapporto al denaro investito negli ultimi anni. Io causa del divorzio tra Zvone e il Milan? Dovete chiedere a chi rappresenta il club".

Ma perché Elliott si era rivolto proprio al tedesco? "Se lo ha fatto - ha osservato Rangnick - è perché, magari, cercava una svolta. Lavoro alla crescita, e i giovani imparano molto più in fretta. Non è nel mio stile insistere su giocatori di 38 anni, non perché non siano abbastanza bravi, e Ibra certamente lo è, ma perché preferisco creare valore, sviluppare il talento. Per me ha poco senso puntare su Ibra o Kjaer, ma è la mia idea, né giusta né sbagliata, semplicemente diversa. Quando Ibra ha detto di non conoscermi non aveva torto, perché anch’io non lo conosco personalmente, non avendoci mai parlato".

Come detto, alla fine il club ha scelto Pioli. Ma cosa devono fare i rossoneri per tornare al top? "Porsi un obiettivo concreto, in questo caso la Champions perché nessuno è felice di giocare in Europa League, magari il giovedì sei a Baku e la domenica a Cagliari. Sarà paradossale ma l’esempio è a 30 km di distanza da Milano: l’Atalanta ha un terzo del fatturato del Milan ma arriva davanti. Fanno investimenti intelligenti, hanno un settore giovanile tra i migliori d’Europa. Se qualcuno è bravo, io cerco di capire che strada ha seguito. Gasperini è bravissimo ma non è il solo. Si vince di squadra. Tra gli allenatori italiani cito subito anche Conte: ha uno stile di calcio sofisticato, attivo e aggressivo".