Gli stadi chiusi, l'overperforming, i rigori: chiacchiere. Questa è la vittoria dell'umiltà, del talento e della competenza

23.05.2022 16:00 di Manuel Del Vecchio Twitter:    vedi letture
Gli stadi chiusi, l'overperforming, i rigori: chiacchiere. Questa è la vittoria dell'umiltà, del talento e della competenza
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Progetto Udinese, zero ambizioni, vincete solo per gli stadi chiusi, è un momento che finirà presto, una squadra mediocre che overperforma, con 20 rigori sono capaci tutti, comprate solo dalle retrocesse, Maldini e Massara perdono solo giocatori a zero, senza Donnarumma il Milan perde almeno 10 punti, Pioli è un perdente, la fatal Verona, Sassuolo come il 5 maggio. Quante se ne sono dette e lette sul Milan in questi ultimi due anni, si potrebbero riempire pagine e pagine. In tutto questo società, dirigenza, allenatore e giocatori hanno lasciato fare, decidendo di rispondere con l'unico modo che conoscono i tesserati dell'AC Milan: il duro lavoro.

E allora i giovani sconosciuti diventano giocatori di talento sconfinato e soprattutto funzionali alle idee dell'allenatore, gli stadi riaprono e un popolo innamorato diventa il dodicesimo uomo in campo, i numeri e dati continuano ad essere di livello alto, altissimo, i rigori non vengono più assegnati (nel 2022 nessun penalty in 16 giornate di Serie A), il lasciare andare a zero giocatori che avanzano richieste folli diventa un esercizio comune e viene raccontato in modo diverso, il Milan con Maignan di punti ne guadagna 20, Verona e Sassuolo vengono letteralmente rullate da una squadra compatta, decisa, forte.

Infine, mister Pioli, che merita un discorso a parte: arrivato con l'hashtag #PioliOut in tendenza sui social, ha toccato il fondo a Bergamo, ha passato momenti difficili e di incertezza durante il lockdown, ha scacciato il fantasma Rangnick e ha ridato dignità e identità al Milan. Tutto questo con lo studio, con la passione, con la voglia di rimanere al passo e anche di dettarlo lui, il passo. Con il fuoco dentro di chi in carriera ha raccolto meno di quanto meritasse, con l'emozione di aver raccolto l'amore incondizionato di un popolo intero anche senza, fino a ieri sera, ancora vinto nulla. Un allenatore arrivato con la nomea di normalizzatore, ma che di normale non ha nulla: ha preso la squadra più giovane del campionato e l'ha portata alla vittoria con un processo di crescita e maturazione, mentale e tattica, che è ancora difficile da razionalizzare e raccontare con ordine. Un Milan moderno, camaleontico, tendente all'europeo. Un Milan che con la sfrontatezza della sua giovane età rischia, accetta i duelli a tutto campo, cambia, varia, corre, soffre e si muove come se fosse un corpo unico. Un Milan che fa divertire, un Milan che segna, un Milan che è la miglior difesa del campionato (a pari merito col Napoli), un Milan che stupisce: di mosse tattiche e mezze posizioni che hanno risolto le partite mister Pioli se n'è inventate tante, ma probabilmente la più bella, e anche la più facile da riconoscere, è quella dei due terzini in mezzo al campo come se fossero mezz'ali. Oltre i numeri, oltre i ruoli: è un Milan fluido, difficile da leggere e da affrontare. I meriti vanno sicuramente ai giocatori, di talento e con la voglia di mettersi a disposizione, e a chi li ha scelti: i complimenti più grandi a nostro parere però vanno a mister Stefano Pioli. Riportare il Milan alla vittoria, e che vittoria!, dopo 10 anni di nulla condito con niente era un'impresa quasi scoraggiante. Stefano si è rimboccato le maniche, ha studiato, ha avuto voglia di mettersi in gioco e in discussione: la serata magica di ieri, consumatasi tra una Reggio Emilia rossonera e i 15mila di Casa Milan, è un premio più che meritato.

Il Milan è andato sulla sua strada, ha rischiato, ha lottato, ha lavorato, non si è piegato a richieste folli di procuratori e giocatori, ha fatto scelte impopolari, ha sbagliato e si è rialzato. E alla fine, contro tutto e tutti, ha vinto. Meritatamente, senza nessun dubbio. Il Milan è stata la squadra migliore perché ha avuto l'umiltà di migliorarsi.