Ha senso continuare col 3-5-2 senza sfruttare i punti di forza del 3-5-2?

Ha senso continuare col 3-5-2 senza sfruttare i punti di forza del 3-5-2?MilanNews.it
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di Manuel Del Vecchio

Arrivati ormai nella fase finale della stagione è normale aver maturato un giudizio sul modo di giocare del Milan di Allegri. Il tecnico livornese, che in estate ha trovato una squadra sportivamente morta e con un ambiente in rivolta, ha deciso che il modo migliore per rimettersi in carreggiata fosse quello dell'iniziare, intanto, a non prendere gol. Giusto. Per gran parte del torneo il Milan è stato tra le migliori difese in Europa e la classifica faceva sperare addirittura al colpaccio scudetto. Non sarà così, soprattutto dopo la deludente sconfitta di ieri sera contro il Napoli di Conte in piena emergenza offensiva. Entrambe le squadre hanno giocato con una difesa a tre e, seppur non offrendo un grande spettacolo, in occasione del gol di Politano si è visto come gli azzurri siano ormai abituati a questo sistema di gioco e siano capace di sfruttarne i punti forti. Quello che invece sta mancando al Milan.

Da qualche settimana i rossoneri, tolto il derby che è una partita a sé e tolto il secondo tempo col Torino, quando si è passati al 4-3-3, hanno dimostrato una grande difficoltà nel rendersi pericolosi con la manovra, trovando guizzi con giocate dei singoli, calci piazzati e sfruttando eventuali errori degli avversari. Il 3-5-2 riesce ad offrire grande solidità in fase difensiva, soprattutto se col blocco basso tutta la squadra è mentalizzata a dovere sullo spirito di sacrificio da mettere nella prestazione. E per quanto riguarda il gioco offensivo? Negli ultimi anni l'Inter di Inzaghi ha un po' scombussolato tutti, anche in Europa dove questo sistema di gioco non funziona, con un calcio magari privo di inventiva o guizzi individuali, ma con movimenti mnemonici e giocate codificate che trovavano grande efficacia anche nei big match. I famosi cross da esterno ad esterno, la ricerca del terzo uomo dopo la sponda della punta, un bel gioco a due tra i centravanti, la ricerca della profondità delle punte con movimenti coordinati per aprire gli avversari. Non avrà poi vinto quanto ci si aspettasse, ma il modo di giocare di quell'Inter aveva mostrato grandi potenzialità nel sistema di gioco se effettuato in un certo modo.

È però un'arma a doppio taglio: col 3-5-2, quando il livello si alza veramente e si gioca per vincere qualcosa di importante, o tutto funziona alla perfezione o si diventa piatti, prevedibili e tutto quello che ne consegue. È un po' quello che sta succedendo al Milan di Allegri. Va detto innanzitutto che è una squadra "pigra" calcisticamente proprio per caratteristiche dei singoli. Ha sempre bisogno di stimoli diversi e di un qualcosa che accenda il fuoco. Altrimenti il pattern poi diventa riconoscibile e monotono. Da Pioli in poi si è andati sempre a sprazzi anche cambiando il sistema di gioco. Quest'anno l'effetto novità è durato più a lungo perché evidentemente Allegri non è un allenatore di livello solo per dire, ma è chiaro che nel 2026 la squadra sia molto più prevedibile e senza quella brillantezza fisica di inizio stagione che spesso ha deciso i big match.

E soprattutto il Milan gioca col 3-5-2 senza sfruttare i punti forti del 3-5-2. Gli esterni non vanno sul fondo a crossare e non vengono innescati sulla corsa: Saelemaekers e Bartesaghi ricevono praticamente solo palla sui piedi. Gli attaccanti non sono attaccanti. E qui c'è poco da fare: Pulisic, Leao, Nkunku non sono punte da 3-5-2. E sono anche i giocatori offensivi con più minuti in stagione. Bel controsenso. Non si cerca mai il terzo uomo: difficilmente si riesce a giocare di sponda per poi andare a premiare l'inserimento di un altro compagno dopo il gioco di dai e vai. Non si gioca mai dentro l'area avversaria. Ieri il Napoli ha segnato con un cross dal fondo e con l'altro esterno pronto a chiudere l'azione sul secondo palo. Situazione che il Milan non crea mai quanto dovrebbe. Una delle poche cose che i rossoneri riescono a fare bene è l'utilizzo del difensore di sinistra, in questo caso Pavlovic, per creare superiorità numerica sia quando il serbo ha la palla e sia quando non ce l'ha. Strahinja infatti è a quota quattro gol segnati e avrebbe potuto segnarne almeno un altro paio se fosse stato più preciso o deciso.

E qui si arriva all'ultimo punto, che probabilmente esula dal modulo. L'ha detto anche Pavlovic ieri sera: arrivati al dunque bisogna essere veloci nel tirare ed essere concentrati sul cosa fare. Prorprio il numero 31 si è trovato in una situazione potenzialmente pericolosa dopo un ottimo inserimento in area: ha ammesso di essere rimasto con l'indecisione fino all'ultimo e quindi tra il passare ed il tirare ha fatto una cosa a metà. Questo evidentemente dipende anche dalle caratteristiche dei giocatori, ma qualcuno potrebbe anche azzardare che un assetto così difensivo, rinunciatario e prudente poi si rifletta anche nelle giocate offensive. Di certo c'è solo una cosa: il calcio situazionale tanto caro ad Allegri si può fare con i campioni ed i fenomeni. Quanti giocatori di questo tipo ci sono al Milan?