Maldini a Sky: "La frase su Rangnick la ripeterei ma non era una frase contro la persona. Il futuro? Decideremo a fine stagione"

12.07.2020 21:26 di Matteo Calcagni Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Maldini a Sky: "La frase su Rangnick la ripeterei ma non era una frase contro la persona. Il futuro? Decideremo a fine stagione"

Paolo Maldini è stato intervistato da Sky Sport nel prepartita di Napoli-Milan:

Su Gattuso: "E' strano incontrarlo da avversario ma a volte le strade si dividono, quello che c'è stato tra Rino e il Milan nessuno lo potrà mai cancellare".

Sugli appelli dei tifosi a restare: "E' un po' una cantilena che stiamo ripetendo da tempo, vogliamo arrivare a fine stagione nella maniera migliore, per farlo dobbiamo evitare questi discorsi e poi arriverà il giorno delle decisioni".

Se la società lo ha avvisato sui piani futuri: "Anche se lo avessero fatto non lo direi, dobbiamo dare stabilità alla squadra, ero molto fiducioso di avere ottimi risultati, il lavoro di mister Pioli e dei ragazzi lo hanno confermato".

Sulla frase pronunciata su Rangnick a febbraio: "La ripeterei, non era una frase contro una persona, era una frase contro una modalità. Non era rivolta ad una persona".

Su Pioli e i giocatori: "Sono molto orgoglioso, vedo il 90% degli allenamenti, sapevo che questa squadra era destinata a sbocciare, il lockdown ha permesso a Pioli di fare una mini preparazione che non aveva fatto. Tanti giocatori nuovi hanno fatto bene, Rebic, Ibra, Bennacer... Se devo dire un nome dico Kessie, è diventato un giocatore completo, con una grande evoluzione, il fatto di giocare a 2 lo ha aiutato, mi ha sorpreso davvero tanto".

Sulla squadra: "Sono sicuro che questa potrà essere una grande base per il Milan del futuro, per vedere chi farà parte del Milan del futuro ci saranno decisioni prese da altri e magari anche da me stesso. A volte ci dimentichiamo anche dell'età dei giocatori, abbiamo un sacco di giocatori giovani. Abbiamo spinto molto per prendere due giocatori esperti come Ibra e Kjaer per farli crescere. Se io non avessi avuto vicino Baresi e Tassotti da giovane non avrei fatto quello che ho fatto, perché mi sentivo sicuro. Non ci sono casi di squadre che hanno avuto successo solo con i giovani, il passato conta e può essere una grande spinta. Quella maglia pesa e la storia è difficile da portare per i giovani che non sono abituati a farlo".