MN - Massara: "Scudetto? È arrivato in modo collettivo. Quando è giunta la nuova proprietà c'è stata una strategia volta a risistemare la condizione economica"

30.06.2022 20:10 di Nicholas Reitano  Twitter:    vedi letture
MN - Massara: "Scudetto? È arrivato in modo collettivo. Quando è giunta la nuova proprietà c'è stata una strategia volta a risistemare la condizione economica"
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Frederic Massara, intervenuto dal palco a Rimini in occasione dell'apertura del calciomercato estivo, ha parlato così della stagione che si è conclusa (e di molto altro): "L’intuizione più geniale? Non è questione di intuizioni. È cultura del lavoro, entusiasmo, coralità, un team che costruisce la squadra e un allenatore che mette i giocatori in condizione di crescere, una cosa fatta in modo eccellente da Pioli. È uno scudetto arrivato in modo collettivo, ci sono stati momenti di difficoltà ma tutti sono stati coinvolti e ognuno di loro ha dato qualcosa, anche chi ha giocato poco. Tutti hanno messo un timbro: penso al rigore di Tatarusanu, il gol di Daniel Maldini allo Spezia, il recupero di Rebic da cui nasce il gol di Tonali all’Olimpico. Questo è merito di Pioli, ha fatto un lavoro straordinario e a lui va il ringraziamento di tutti i milanisti".

Quanto è stata dura la scelta su Donnarumma e come si è arrivati a Maignan? "Era una fase delicata ma non in riferimento a Donnarumma, che è un grande campione. Quando è arrivata la nuova proprietà c’è stata una strategia volta a risistemare la condizione economica, abbiamo dovuto ritrovare competitività senza scordare la sostenibilità. Dovevamo fare di necessità virtù. Questo ci ha portato a fare scelte difficili, delicate, ma siamo felici di aver trovato un portiere straordinario che farà la storia del Milan".

Una volta era più difficile quando le squadre potevano prendere un solo straniero? "All’interno della collettività poi ci sono dei giocatori che fanno sognare. Una volta trovare gli stranieri forti era difficile, anche io da giovane quando giocavo nel Torino aspettavo sempre i campioni che di solito erano attaccanti e trequartisti. Le squadre prendevano Platini, Van Basten… noi al Toro abbiamo preso un terzino destro, van de Korput".

La gestione dei singoli oggi? "Anche in passato era lo stesso. Sono cambiati alcuni aspetti, come lo spartiacque della legge che ha aperto alla libera circolazione degli stranieri e la legge Bosman. Quello spartiacque non è stato un momento di rottura immediato: nel ‘96 ero in procinto di svincolarmi, ero alla Fidelis e andai al Palermo guadagnando la stessa cifra. Il calcio aveva recepito la questione di tutti i lavori, io continuavo a stare sullo stesso livello di retribuzione. Ad un certo punto i portatori di interesse, famiglie e agenti, hanno colto l’occasione: l’indennizzo che la società non avrebbe pagato prendendo il giocatore a zero è iniziato ad andare al giocatore o al procuratore. È stata una rottura graduale, ora c’è un’inversione di tendenza e si pensa che certi costi non siano più sostenibili. Forse alcuni casi inizieranno a calmierare questa tendenza".

Un aneddoto sul Mondiale dell’82 vinto dall’Italia? (Rimini inaugura oggi la mostra "Azzurra, la grande storia della Nazionale", ndr) "Quel Mondiale è importante per due motivi per me: è stato il primo mondiale a colori in tv e poi quello è stato un grande mondiale in cui l’Italia è stata una grandissima squadra che vinse un torneo fenomenale. Io non ricordo una qualità del genere a livello generale. Germania, Brasile, Argentina, Polonia… Io ero in Francia dai nonni, ho vissuto la finale con gioia immensa ma con due cose che mi sono mancate: la telecronaca di Nando Martellini e poi la festa popolare. Con mio fratello siamo usciti per esultare ed ovviamente eravamo solo noi due, quindi siamo tornati a casa dopo poco".