Una sconfitta che non deve far paura, ecco perchè. A proposito di Vlahovic e della fascia a Kessiè…

21.11.2021 20:00 di Fabrizio Tomasello Twitter:    vedi letture
Una sconfitta che non deve far paura, ecco perchè. A proposito di Vlahovic e della fascia a Kessiè…
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Il risveglio dopo la prima sconfitta in campionato ha il sapore acidulo e impastato del post-sbornia. Una sbornia sgradevole però. Il Milan è sceso in campo a Firenze con le concrete speranze di espugnare il Franchi e tentare un allungo decisivo in campionato, vista anche la concomitanza di Inter-Napoli, e invece deve fare i conti con un’imprevista battuta d’arresto che porta in dote rabbia, frustrazione, amarezza ma anche numerose considerazioni che dovrebbero rassicurare il popolo milanista.

Partiamo da quello che negli ultimi mesi è diventato il marchio di fabbrica della squadra di Pioli: il gioco proposto dai rossoneri. Anche al cospetto di un’agguerrita Fiorentina, il Milan ha giocato la partita seguendo i dettami tattici dell’allenatore emiliano, creando un’infinità di occasioni da gol e giocando un calcio spettacolo che pochi oggi sono in grado di offrire in Italia. E al netto delle tante, troppe opportunità sciupate, Ibra e compagni hanno comunque messo a segno 3 reti.

Ora, quante altre volte capiterà che una squadra solida dal punto di vista difensivo come il Milan, sarà costretta a piegarsi alla sconfitta dopo aver segnato 3 gol? Io azzardo una risposta: mai più!

A Firenze in effetti si sono materializzate troppe situazioni più uniche che rare, almeno a guardare gli ultimi 20 mesi dei ragazzi di Pioli. Ad esempio i 3 gol regalati in una sola partita. 3 gol, un’enormità. Togliamo il capolavoro di Saponara che ha inchiodato il primo tempo su un 2-0 immeritato sotto tutti i punti di vista, gli altri gol della Viola, compresi i due messi a segno da un super Vlahovic, sono frutto di gentili omaggi della retroguardia milanista. Il primo confezionato dalla premiata ditta Tatarusanu-Gabbia, il terzo frutto di una dormita dello stesso centrale rossonero che si è fatto sfilare il serbo alle spalle e poi non l’ha più ripreso, il quarto invece impacchettato con tanto di fiocchetto da un’incomprensibile follia di Theo Hernandez. 

Permettiamoci un’altra domanda: quante altre volte il Milan regalerà agli avversari 3 gol in una sola partita? Io azzardo un’altra risposta: mai più!

Resto dell’idea che si debba serenamente voltare pagina e guardare al futuro con ritrovato entusiasmo e rinnovata fiducia. Questo Milan è una Squadra con la S maiuscola e una volta finita questa insopportabile emergenza infortuni (anche ieri 4 titolarissimi fuori dai giochi) sono convinto che ne vedremo ancora delle belle.

Tornando a Vlahovic, uno dei protagonisti della serata fiorentina, continuo a sognare che Gazidis, Maldini e Massara si rendano conto che fare “all in” sul fenomeno di Belgrado potrebbe essere la chiave per puntare su un Milan vincente, in Italia e in Europa, nel prossimo futuro. Magari non basterà, perchè certi matrimoni vanno fatti in due e c’è da capire quali possano essere i programmi del ragazzo, ma se oggi in Europa c’è un giocatore capace di spostare gli equilibri e per cui fare una follia, quello è il classe 2000 in forza alla Fiorentina. Con cortese preghiera di diffusione alla famiglia Singer.

Chiusura dedicata a una questione che ha animato i dibattiti tra i tifosi rossoneri a poche ore dall’inizio di Fiorentina-Milan: la fascia di capitano assegnata a Kessiè in concomitanza con l’assenza di Romagnoli e Calabria. Non discuto che la variabile matematica del numero di partite giocate in rossonero possa essere in linea di massima corretta, ma qui ci troviamo di fronte ad un calciatore che, con il suo fido scudiero Atangana, sta scherzando deliberatamente con la dirigenza di via Aldo Rossi e soprattutto con i sentimenti dei tifosi milanisti, a maggior ragione dopo le dichiarazioni farneticanti rilasciate dall’ivoriano in estate. 

Visti anche i precedenti della fascia indossata da un altro reprobo, l’ex numero 99, che a braccetto del suo procuratore ha deciso di andarsene a Parigi e lasciare in braghe di tela il club che l’ha così amorevolmente cresciuto, forse sarebbe stato il caso di fare una valutazione diversa. Perchè è giusto puntare su un calciatore ancora sotto contratto e utilizzarlo fino alla fine per il raggiungimento dell’obiettivo, ma fare il capitano di una società prestigiosa come il Milan rappresenta un onere e soprattutto un onore che va concesso a chi lo merita. Capito Franck?

editoriale di Fabrizio Tomasello