Serafini: "Il turnover funziona se c’è identità. Amorim e Chivu..."
Luca Serafini, sulle pagine del Corriere dello Sport in edicola oggi, ha commentato così le scelte di Amorim e Chivu nel derby di sabato: "Sto con Chivu. E con Amorim, di conseguenza. Il turn over va spiegato, dicevamo, e l’allenatore nerazzurro lo ha fatto: senza Lautaro, Luis Enrique, Pavard, Stones e Jones, con Dimarco, Bonny ed Esposito claudicanti, Provedel influenzato, l’Inter era reduce da Venezia dove già aveva fatto ricorso a una girandola consistente nella formazione titolare, ma la partita è stata talmente deludente da indurre il tecnico a dichiarare che nell’intervallo avrebbe cambiato tutti e 10 i giocatori di movimento. Si parla di attenuanti, non di alibi. Il Milan ha vinto il suo derby con merito, più energia, più ferocia. Con quel pizzico di buona sorte (il miracolo di Maignan su Spence) che ogni tanto premia gli audaci. Ma così come il suo collega rumeno il giorno dopo il derby, anche Amorim era stato spellato per formazione e cambi nella partita persa in casa con il Bologna.
Gli impegni incalzano e si susseguono a ritmo incessante, il calendario è un argomento trito: vero che da una parte c’è una rosa composta da due squadre parimenti competitive, vero che dall’altra ce n’è una assai meno qualitativa e numerosa, ma le assenze erano molte e oggettive. Amorim (per esempio) ha dovuto buttare nella mischia Gila, Rabiot e Moreira che arrivavano da giorni di allenamenti personalizzati - solo un paio in gruppo - per fastidi di varia natura, Chivu non ha potuto far altro che adattare chi stava bene. Anzi, chi stava in piedi.
Sto con Amorim, a posteriori, perché a differenza di Chivu cerca sempre di mantenere quell’assetto cui ha abituato la squadra dal giorno del suo arrivo, quali che siano gli interpreti: 3 centrocampisti, 2 trequartisti, una punta e i difensori che spingono. Quando ha smontato il giocattolo (per esempio con i cambi sul 2-1 contro il Bologna...) i risultati non sono stati gratificanti. E per questo anche lui è stato attaccato con vigore da tutte le parti.
Il problema dunque non è tanto il turn over, quanto l’identità: su di essa si esaltano le qualità di una squadra e, quando viene meno, si sfaldano le certezze che mettono in difficoltà anche una corazzata come l’Inter, tanto più un cantiere come il Milan. Chivu e Amorim hanno capito, senza dubbio, le lezioni di Bologna e derby".
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