9 luglio 2018, Elliott pronta a scrivere la parola fine su Yonghong Li. Il Milan, per lui, non è mai stato un affare di cuore, ma di portafoglio

9 luglio 2018, Elliott pronta a scrivere la parola fine su Yonghong Li. Il Milan, per lui, non è mai stato un affare di cuore, ma di portafoglioMilanNews.it
© foto di Pietro Mazzara
lunedì 9 luglio 2018, 00:00Editoriale
di Pietro Mazzara

Oggi è il giorno della verità. Quella verità tanto attesa da tutti, tifosi e non, che potrà porre fine alla proprietà-presidenza di Yonghong Li. L’uomo d’affari cinese, anche nel week end, ha provato in tutti i modi a chiudere l’operazione di cessione del Milan come se avesse ancora del tempo, adottando un canovaccio già visto e rivisto nel corso dei mesi, ovvero quello di arrivare sempre sul filo del rasoio. Peccato che venerdì scorso, a livello prettamente legale, il filo si sia rotto dando così a Elliott il coltello dalla parte del manico nella sua totalità. Il fondo della famiglia Singer, in virtù di accordi scritti in sede di primo finanziamento in occasione del closing, si è cautelata sotto tutti i punti di vista e anche nelle comunicazioni fatte in occasione del versamento dei 32 milioni di euro per completare l’ultimo aumento di capitale, ha posto dei covenant ben precisi. In sostanza, come vi abbiamo raccontato con dovizia di particolari, una delle clausole prevedeva che entro venerdì 6 luglio i soldi dovessero essere disponibili sui conti di Elliott e sarebbero dovuti provenire da uno dei conti riconducibili-intestati a Yonghong Li. Questa cosa non è avvenuta e a Elliott, Mr. Li, non ha presentato nemmeno il famigerato fax che attestava il bonifico. Dunque, anche in presenza di una causa legale, è molto difficile che il tribunale del Lussemburgo – che sarebbe l’organo competente a giudicare il caso – possa dare ragione a Li e torto a Elliott.

Dopo aver eseguito le procedure preliminari, oggi parte ufficialmente quella per l’escussione del pegno che prevedrà la convocazione ufficiale del Consiglio d’Amministrazione della Project RedBlack, affiancati dallo studio legale K&L Gates, e lo farà – secondo le indiscrezioni – anche in presenza di una presunta offerta che Yonghong Li gli dovrà presentare entro le 9 di oggi. Ma Elliott, va ricordato anche questo, ha un credito di 415 milioni nei confronti di Yonghong Li e, soprattutto, ha una clausola di gradimento sui possibili acquirenti che è legalmente prevista nel famigerato articolo 6.4 dello statuto della Rossoneri Sport. Dunque, con tutte queste informazioni a nostra disposizione, possiamo dire che in ragione di legge, Elliott potrà andare avanti tranquillamente nell’escussione del pegno e iniziare la gestione del Milan. Soltanto nel caso in cui dovesse ritenere autorevole e convincente la proposta che gli verrà presentata dal compratore che porterà Li, potranno cambiare gli scenari. Tuttavia sembra che Elliott non voglia più avere nulla a che fare con Yonghong e che abbia già dei soggetti interessati pronti a sedersi al tavolo con lei per prendere il 99,97% del club rossonero a una cifra-base di 415 milioni. Commisso, i Ricketts, e due soggetti provenienti dal mondo del Far-East, ovvero un arabo e uno di Abu Dhabi, sono pronti a sedersi al tavolo delle trattative o a quello dell’asta, con Elliott che da oggi farà il mazzo e condurrà le danze. Senza dimenticare che il fondo ha anche in programma la possibilità, sempre più forte, di gestire il Milan con iniezioni di capitali per fluidità di cassa e mercato (150 milioni) e potrebbe cambiare anche il management. Si parla di uno-due anni di possibile gestione autonoma da parte di Elliott, che così farebbe crescere il valore della squadra per poi rivenderla. Tutto aperto, ma una gestione dei Singer è molto probabile.

Intanto oggi c’è il raduno della squadra a Milanello, un evento che fino allo scorso anno era da considerare tale, ma che oggi sembra quasi anormale e in secondo piano. Ecco in cosa è riuscito Yonghong Li in questi ultimi mesi: a far passare il calcio giocato, il vero fulcro di un club, in un aspetto secondario. Ma probabilmente anche per lui, il Milan inteso come squadra, è stato un fattore secondario mentre la parte aziendale era più al centro dei suoi pensieri e del suo portafogli. Un portafogli che, da oggi, rischia davvero di essere molto vuoto.