L'anticipo di Galli - Amorim, io mi fido

L'anticipo di Galli - Amorim, io mi fidoMilanNews.it
Oggi alle 00:00Editoriale
di Filippo Galli

La vittoria contro il Lecce sembra aver riportato un briciolo di serenità attorno alla squadra rossonera e al suo allenatore. Già le formazioni schierate in campionato non erano sembrate le migliori possibili. Il colmo dell’impopolarità si è raggiunto nell’esordio casalingo di Europa League contro il Benfica: la mancata presenza fra i titolari di Gila, Modric, Pulisic, Rabiot e di un Moreira carico a pallettoni dopo la doppietta alla Lazio era sembrata quasi una provocazione aperta, la prova di forza di un allenatore che “fra le sue idee e la realtà sceglie senza esitazioni le sue idee”, come ha scritto un amico giornalista. Una provocazione resa ancor più inaccettabile dalla sconfitta netta e dalla prestazione decisamente incolore.

C’era quindi molta apprensione alla vigilia della partita con il Lecce, trasformata da un sistema mediatico sempre sopra (o sotto) le righe in una specie di ultima spiaggia. In vista della sosta per le nazionali, inoltre, un eventuale risultato deludente avrebbe trasformato le tre - lunghissime! - settimane senza gare di club in una griglia sempre accesa, con Amorim sopra e i media - social e non - a soffiare sulle braci. Contro i giallorossi pugliesi sono invecearrivate una vittoria netta e una prestazione convincenti. Con i tre punti conquistati siamo a soli due punti dalla vetta della classifica, occupata da Roma, Inter e Lazio, e allontaniamogli scenari catastrofici.

Di contro, è chiaro che la fredda aritmetica dei tre punti non basti. Ho sempre detto che “il risultato copre tutto finché non scopre tutto” e resto fedele alla mia linea: se non è sostenuto da una prestazione in linea con i propositi tecnico-tattici a cui allenatore e squadra fanno riferimento si finirà, prima o poi, con il pagare dazio. Lascorsa stagione dovrebbe servirci da monito. Inoltre va considerato il valore dell’avversario. Il Lecce non è sembrato irresistibile, certo, anche se sappiamo bene come nel nostro campionato nessuna partita sia scontata e quanto sia difficile capire fino a dove arrivino i nostri meriti e dove comincino i demeriti degli avversari. Aggiungo che io stesso sono rimasto perplesso da alcune scelte di Amorim: non ultima quella di riproporre Estupinan nell’undici iniziale contro gli uomini di Di Francesco.

D’altra parte, sarebbe corretto riconoscere l’importanza dell’intervento di Pervis al 64° minuto, con una diagonale difensiva a pochi passi dalla porta che ha evitato il possibile 2-1 del Lecce (che indirizzo avrebbe potuto prendere la gara?). La stessa diagonale che Pervis non aveva saputo effettuare contro la Lazio all’Olimpico. Possiamo pensare che evidentemente si è lavorato su questo aspetto? Possiamo darne merito a Pervis, ad Amorim e al suo staff? Direi proprio di sì. È solo un dettaglio, ma sappiamo quanto i dettagli siano importanti per l’esito di una gara e, alla lunga, di un campionato. Qualcuno sosterrà che si tratti del “minimo sindacale”, che un giocatore di serie Adeve avere quell’intervento nel suo repertorio e nelle sue letture del gioco: concordo, ma ciò non toglie importanza né valore al lavoro svolto.

Torniamo allora ad Amorim e al suo talvolta incomprensibile turnover. Dopo la sosta dedicata alle Nazionali,mai così lunga, il Milan dovrà giocare 24 partite in due mesi: il che, significa una gara ogni due giorni e mezzo. È in questa “campagna d’autunno” che Amorim dovrà essere bravo a gestire la rosa a disposizione. Ed è in questo senso che dovremmo guardare alle scelte fatte finora: con uno sguardo differente rispetto a quello della narrativa predominante, facile ma spesso emotiva e fuorviante. A quel punto, infatti, Amorim avrà a disposizione tutta la rosa (salvo infortuni, incrociamo le dita): un bene, certo, ma solo se tutta la rosa sarà motivata, se tutti si sentiranno coinvolti nel progetto.

Fermo restando che un giocatore che vesta la nostra maglia dovrebbeessere sempre motivato al 100 per cento, vi posso assicurare per esperienza diretta che sentirsi coinvolti ti stimola ulteriormente a dare il meglio in allenamento, indipendentemente dal fatto di essere un “titolare” oppure no; e se ognuno da il megliodi sé, la qualità dell’allenamento si alza: tecnicamente, tatticamente, atleticamente ed emotivamente. E tutto ciò consente di arrivare alle partite più pronti, consentendo in particolare a chi subentra di sentirsi un protagonista e non un sostituto. È questa la logica che domina le scelte di Amorim: non solo dare fiducia a Estupinan, ma anche recuperare un Pulisic reduce da un anno difficile nel corpo e nella mente, aspettare Rabiot, far crescere De Winter, visto il protrarsi dell’infortunio a Gabbia, scoprire un Musah inedito, far respirare il geniale Modric. Gestire, insomma. E non è finita qui. Aspettiamo di veder sbocciare Camarda e Comotto, di scoprire Hutchinson, di capire se Saelemaekers può davvero giocare da trequartista e non da esterno, come ha fatto per tutta la vita. Il lavoro non è certo finito. Con undici convocati in Nazionale più quattro Under 21, Amorim dovrà trovare il modo di lavorare con i giocatori rimasti, rimpolpando i suoi ranghi con i ragazzi di Milan Futuro e della Primavera, magari approfittandone per osservare qualche talento in crescita (due nomi su tutti: Ossola e Pandolfi).

Insomma, dopo solo cinque giornate forse è presto per esprimere un giudizio sull’operato di Amorim (ma allora è presto anche per esonerarlo, perdonatemi la battuta). Ma ciò che ho visto finora, errori compresi, mi lascia ben sperare per il futuro. Come spesso ripeto, nessun processo di crescita è lineare: ci sono momenti di stasi e addirittura di regressione per poi ripartire. Amorim ha sempre detto che è qui per un progetto lungo. E ho la sensazione che, con il tempo, saprà fare in modo che questo collettivo vada oltre la somma dei singoli elementi.