Head of football: perché serve e perché può aiutare tanto. Bilancio 2026: rosso contenuto in arrivo
La pausa per le nazionali più lunga e noiosa di sempre, porta a fare dei ragionamenti su cosa stia mancando effettivamente al Milan in questo momento storico, specialmente a livello dirigenziale. Perché se a livello di campo si avranno delle risposte più immediate non appena riprenderanno le partite, è nella struttura societaria che c’è una casella cha manca davvero per rendere completo, almeno a livello nominale, l’asse verticale che vede Gerry Cardinale e Ruben Amorim ai due punti di questo asse. Si, è il ruolo dell’head of football o, all’italiana, del direttore sportivo. Una figura strategica che ha un ruolo molto importante nella vita quotidiana della squadra.
Perché un dirigente che possa e sappia confrontarsi con patron e allenatore, ma anche con i giocatori, è cruciale. Perché il confronto apre le discussioni, allarga gli orizzonti e può evidenziare criticità che una conduzione monocratica non vedono. Amorim, è vero, ha fatto il manager in purezza, ma avere una spalla dirigenziale con la quale parlare e confrontarsi non può che fargli del bene. Così come potrebbe aiutare Cardinale nella gestione del quotidiano. Questa sosta per le nazionali, lunghissima, poteva essere la finestra giusta per accelerare sotto questo aspetto. L’auspicio è che la scelta possa essere fatta entro la fase programmatica del calciomercato invernale dove la società dovrebbe entrare nuovamente in scena. Vedremo.
Si terrà tra oggi e mercoledì il consiglio d’amministrazione del Milan chiamato ad approvare l’esercizio di bilancio 2025-26, chiuso lo scorso 30 giugno e che verrà poi presentato nell’assemblea degli azionisti di fine ottobre. Il Milan, per l’anno preso in esame, dovrebbe chiudere il suo bilancio con una perdita consolidata di circa 25 milioni, che interromperà la serie di tre bilanci chiusi in utile che hanno permesso al club di uscire dalle maglie del Settlement Agreement della Uefa. Se sarà confermato il dato del rosso di bilancio, si potrà comunque parlare di danni limitati, da parte del club, che ha saputo tamponare l’emorragia causata dalla mancata qualificazione all’edizione 2025-26 della Champions League, che ha comportato un ammanco di introiti tra i 70 e gli 80 milioni. Tale risultato è stato reso possibile anche grazie alle plusvalenze registrate con la cessione, ad esempio, di Tijjani Reijnders al Manchester City e quella di Theo Hernandez all’Al-Hilal. Di fatto si denota come il Milan, a livello di società, si sia strutturato nel tempo per poter reggere colpi importanti a livello economico, ma la qualificazione alla prossima edizione della Champions sarà fondamentale per rialzare la voce dei ricavi.
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