Fa più paura l'Inter di Raiola
Rispetto alle dichiarazioni di fedeltà di Gigio Donnarumma, molti tifosi rossoneri hanno accolto con maggiore preoccupazione gli ennesimi proclami ricattatori di Mino Raiola, suo procuratore. Il quale ha paragonato il 17enne portiere del Milan a Modigliani, un anno fa, a Pelè e Maradona questa settimana. Tutto fa brodo nel gioco al rialzo. Raiola non ha sentimenti affettivi per questo o quel club, per questo o quel dirigente, per questo o quel giocatore. Quindi figurarsi quanto gliene frega dei tifosi. Raiola conta il denaro, tratta e vende calciatori come tessuti, come in vita sua indifferentemente avrebbe potuto vendere automobili o hamburgher. Pur di perseguire i suoi scopi, che sono commissioni sui contratti e percentuali sugli ingaggi, sfida con arroganza e pubblicamente senza pudore chi i contratti li stipula, esattamente come chi li firma. E' abituato a manipolare colleghi a caccia di spifferi più che notizie, a intortare i media con i suoi giochi dialettici sempre con un unico preciso scopo: intimorire chi i contratti li stipula (i club) ingolosendo chi i contratti li firma (i suoi assistiti), oceano di acqua al suo personale mulino.
I media e i dirigenti sono proni davanti a Mino Raiola, il quale per inciso non fa niente di illegale, tutt'altro. La sua forza sta anzi nel riuscire sempre in quello che vuole aiutato dalla grancassa della stampa e dall'ammirazione imprigionata e di presidenti, dirigenti, giornalisti e calciatori, che si tratti di Rodrigo Ely o Ibrahimovic non cambia nulla (così come nemmeno il compenso che gli spetta). Un club forte non si farebbe né condizionare né intimorire né tantomeno ricattare da un procuratore, chiunque egli sia. Il Milan oggi non è più un club forte nemmeno politicamente, non sappiamo nemmeno se e quando tornerà ad esserlo in futuro, ma si accinge a cadere nelle mani dei più grandi mercanti del mondo, i cinesi. I quali sanno trattare a loro volta come e meglio di Raiola i tessuti e le automobili, con i calciatori non sarà diverso. Il punto è che per convincere il Governo cinese circa la bontà dell'investimento che i Mister X del closing di Sant'Ambrogio si accingono ad effettuare, dovranno descrivere dettagliatamente un Milan forte, competitivo, con un rilancio del brand sostanziale passando attraverso i risultati del campo. Dopo di che dovranno far seguire i fatti alle parole, i Raiola del calcio occidentale avranno pane - e forse altri soldi - per i loro denti e le loro tasche, inutile illudersi che non sarà ancora e sempre solo e soltanto una mera questione di prezzo. Di soldi, quindi.
Nella speranza che il milanismo di Donnarumma si sposi presto con le nuove ambizioni del suo club e che riesca a contrastare l'ingordigia di Raiola e i pruriti dei cinesi, è meglio concentrarsi sull'Inter che ha tutte le carte in regola per giocare un derby sorprendente. E' a pezzi, è al terzo allenatore in 4 mesi, è più ricca di incognite che di certezze. Fa leva sull'orgoglio e ha qualità per potersi permettere una bella partita. Montella dovrà smorzare presunzione ed euforia per preparare la squadra a una sfida difficile, nonostante il divario in classifica e la condizione sulla carta non lascerebbero dubbi. Non è tanto il fatto che in un Milan-Inter i pronostici qualche volta vengono sovvertiti (non così spesso come si racconta, comunque), quanto un più sottile gioco di equilibri e valori. Pioli conosce il calcio italiano e la realtà nerazzurra assai più di De Boer, questo è un altro vantaggio.
Ha maggiori scelte di formazione, iniziale e in corsa. Riuscendo a soddisfare ogni appetito scaramantico, state attenti all'Inter ragazzi.
Il tempo dei cinesi e dei Raiola arriverà più avanti.

Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 8/08 del 22/04/2008
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