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Boban, cannonate d'amore e di milanismo: Zvone serva da stimolo e non venga visto come un rosicone

Boban, cannonate d'amore e di milanismo: Zvone serva da stimolo e non venga visto come un rosiconeMilanNews.it
Oggi alle 00:00Editoriale
di Pietro Mazzara

Quando Zvonimir Boban parla, è sempre giusto ascoltare quello che dice, come lo dice e perché lo dice. Zvonimir Boban è un milanista assoluto, uno che non ha mai avuto bisogno di nascondere il suo pensiero e lo ha fatto da calciatore e, più recentemente, da dirigente. Le due “Pipe Bomb” più celebri scagliate da Zvone sono state l’intervista alla Gazzetta dello Sport che gli costò il licenziamento per giusta causa dal Milan e, più recentemente, quella che ha fatto con Andrea Longoni. Due situazioni nelle quali Boban ha denunciato, secondo il suo punto di vista, quella che è – per lui –  il problema fondante delle gestioni americane, che sono entrate nel mondo del calcio per valorizzare gli investimenti di coloro che hanno iniettato soldi per le acquisizioni o gestioni. Anche le ultime dichiarazioni al Festival dello Sport sono state taglienti e dirette, come il buon Zorro sa fare. Io, personalmente, non credo che Boban parli con l’astio personale, perché la sua linea è sempre stata coerente sia con Elliott sia con RedBird alla guida del club. Penso che lo dica da milanista ambizioso, che da buon laureato all’Università di Silvio Berlusconi, sa cosa coglia dire competere per vincere.

La natura del Milan è sempre stata quella, ovvero cercare di vincere. Non di partecipare. Anche i missili di Gianni Rivera sono detonati in maniera molto forte, ma ritengo che il Boban pensiero sia quello più influente e penetrante nei discorsi quotidiani dei milanisti. Perché quelle parole, a mio avviso, non vanno lette come un tentativo di accreditarsi verso qualcosa o qualcuno, non ne ha bisogno. Anzi, devono essere prese seriamente in considerazione. Perché sono quel pensiero scomodo che ti deve tenere sempre viva la fiamma dell’ambizione di voler far spazio nella bacheca dei trofei, perché il Milan deve essere costruito e gestito per puntare a vincere, non solamente a partecipare. Gli ultimi anni di gestione del club sono stati avari di soddisfazioni, dove il pensiero che un secondo posto a distanza siderale dall’Inter, una semifinale di Champions League persa malamente (sempre con l’Inter) e una Supercoppa Italiana venivano fatti passare come risultati di spessore. No, non può e non deve essere così.

Gerry Cardinale ha preso le sue decisioni e ha deciso di ripartire con una nuova struttura, dove manca ancora un Head of Football che possa costruire insieme a lui e Amorim la squadra nel corso del tempo. Ma come ben si sa, al Milan di tempo ce n’è poco perché la fame e l’ambizione di vincere tutti gli anni tolgono, inevitabilmente, tempo e aumentano la pressione. Penso che il pensiero di Boban debba servire come stimolo costante e quotidiano a tutto l’ambiente Milan per cercare, faticosamente, quella strada maestra che dopo lo scudetto del 2022 non è più stata percorsa nemmeno alla lontana. Per arrivare a quella situazione c’era stata una costruzione di due anni, con un criterio ben preciso, della parte sportiva e della squadra che poi arrivò a trionfare. Perché in fin dei conti, in un mondo come quello del calcio dove tutti vogliono passare per rivoluzionari, ci sono regole tanto semplici e auree che poi portano sempre agli stessi risultati, ovvero la vittoria. Chi ha provato a mutarle, non ha mai vinto nulla.