Il cambio di proprietà criticato? NEMMENO UN EURO DI DEBITO sul Milan. Maldini confermato: la “sparata” fu un errore

02.06.2022 00:00 di Franco Ordine   vedi letture
Il cambio di proprietà criticato? NEMMENO UN EURO DI DEBITO sul Milan. Maldini confermato: la “sparata” fu un errore
MilanNews.it

È davvero uno spettacolo divertente prendere nota delle conclusioni che il mondo del web e quello del tifo hanno tratto dall’avvenuto passaggio del Milan dalla proprietà esclusiva del fondo Elliott a quello, sempre americano RedBird. A sentire loro siamo al disastro atomico! Sono diventate le leggi di Mosè incise sulla pietra talune indiscrezioni giornalistiche a proposito delle modalità dell’operazione finanziaria, tra l’altro, smentite da una autorevole fonte Elliott in occasione dell’incontro informale con la stampa avuto mercoledì mattina per la presentazione di Gerry Cardinale. L’aspetto pittoresco della vicenda, già registrato peraltro in occasione della pandemia quando c’è stata una proliferazione in tv di presunti esperti virologi, è che colleghi, semplici osservatori e improbabili esperti della materia, si sono avventurati in analisi accurate quasi avessero sotto mano la struttura dell’operazione. Per avere conoscenza diretta del documento dovremo attendere il closing e quindi presumibilmente il mese di settembre. Solo un dato è sicuro e procurerà il solito mal di fegato: sul bilancio del Milan il finanziamento sottoscritto dal nuovo azionista NON PRODURRA’ UN SOLO EURO DI DEBITO.

    Ed è questo quello che conta da qui ai prossimi mesi. L’altra garanzia è certificata dalla presenza di Elliott che resta nel cda con i suoi rappresentanti e con una percentuale significativa di azioni (30% a sentire le indiscrezioni in merito). Molti si sono chiesti il motivo e la risposta è molto semplice, persino elementare nel mondo della finanzia. Quando si acquista una società che funziona, che ha dato risultati (in questo caso sia economici che calcistici) eccellenti, il nuovo proprietario chiede di non modificare l’assetto del management. Così si comportano i fondi. Nel calcio italiano che è molto arretrato, questo modus operandi, sconvolge tutti i precedenti in materia. Cosa eravamo abituati a vedere? Nuova proprietà uguale nuovi dirigenti, nuovo ds, nuovo allenatore. La presenza dell’attuale gruppo dirigente invece è una garanzia di continuità aziendale e operatività. Naturalmente anche il nuovo boss Cardinale sarà giudicato attraverso i risultati.

Di sicuro le previsioni di una rottura traumatica con Paolo Maldini sono state smentite. Il suo rinnovo è stato fatto, il suo lavoro ha ripreso in queste stesse ore e l’epilogo della vicenda ci fa capire soltanto una cosa: che quella bufera in un bicchier d’acqua provocata dall’ex capitano rossonero poteva e doveva essere evitata perché ha rovinato il clima tra i tifosi e perché ha dato all’esterno motivo, a qualche rivale, di ridacchiare e prevedere chissà quali sventure per il Milan.

     L’altra garanzia è la presenza a Milanello di Stefano Pioli. Lo dico e lo sottoscrivo perché conosco il carattere dell’uomo e del tecnico e perché anche nei giorni di maggiore difficoltà (ai tempi della candidatura di Ragnick) ha mantenuto un contegno e tenuto a bada le parole senza sbagliare una sola conferenza-stampa. Confermano questa mia impressione le parole di una fonte che ha così sintetizzato il ruolo di Pioli nelle vicende interne del Milan. “Stefano è il massimo per una società di calcio. Non ha mai chiesto la luna, ha sempre detto “se mi date questo possiamo fare bene”, se gli abbiamo dato cento ci ha restituito con il lavoro e con le scelte duecento”.

Anche per lui riconfermarsi sarà la prossima missione, ancora più complicata di quella tricolore. Ma sappiano che il Milan è in ottime mani.