L'anticipo di Galli - Milan United, per tornare grandi
Cala il sipario sulle velleità rossonere di contendere all’Inter la conquista dello scudetto: troppo poco Milan al “Maradona”. E un attimo dopo il triplice fischio dell’arbitro Doveri, come prevedibile, sono partiti i processi ai presunti colpevoli: da una parte chi punta il dito contro la società, colpevole di avere allestito una rosa inadeguata; dall’altra chi invece mette sul banco degli imputati l’allenatore, troppo rinunciatario nel gioco.
Nella gara contro i partenopei, considerate le non ottimali condizioni fisiche di Leao e Pulisic, il tecnico ha scelto un attacco con Füllkrug prima punta e Nkunku, suo partner, spostato a sinistra: una mossa che costringeva Bartesaghi a muoversi più internamente.
Se il calcio fosse semplice - così come sento dire da più parti,anche all’interno dell’ambiente rossonero - sarebbe bastato andare sulle fasce e rifornire “Füller” con dei cross per dare pericolosità alla nostra manovra: perché quindi non lasciare le corsie libere al nostro giovane esterno a sinistra e a Saelemaekers sul lato opposto? Oppure perché non partire subito con un sistema di gioco che prevedesse esterni più avanzati e più offensivi, cioè un 4-3-3? La risposta, quantomeno la mia, è che il calcio è tutt’altro che semplice: fare goal e non subirlo sono i due esiti auspicabili, in mezzo c’è il mondo.
Il calcio è complesso e le connessioni tra i giocatori della stessa squadra (la collaborazione) sono ostacolate dagli avversari che si oppongono, generando competizione, rendendolo uno sport i cui scenari sono in continuo cambiamento (per questo definito di abilità aperte) e, appunto, di competizione: uno sport che, spesso, sfugge alla regola secondo cui la sommatoria dei valori in campo indirizza e determina il risultato a favore dell’una o dell’altra squadra.
Quando, in una gara, questi valori sono pressoché simili si può optare per due atteggiamenti: uno più coraggioso, volto a determinare il proprio destino; l’altro, più conservatore, o se si vuole pragmatico, in cui si è più propensi ad approfittare dell’errore altrui. Il Napoli ha scelto il primo ed è stato premiato, il Milan il secondo e ha lasciato i tre punti agli avversari. Non è necessariamente una regola, ma così è andata lunedì sera.
Detto ciò, sappiamo da tempo quale sia stata l’eredità ricevuta da Allegri e di conseguenza le sue urgenze: ridurre il numero di goal concessi, tallone d’Achille dell’ultima stagione, e raggiungere una compattezza difensiva che consentisse di ottenere l’obiettivo stagionale fissato dai vertici societari al tecnico, quello cioè, ça va sans dire, di partecipare alla prossima Champions, fonte di visibilità sportiva e (soprattutto, almeno per qualcuno) di ricavi stabili.
L’obiettivo, salvo improbabili cataclismi, è stato raggiunto. Adesso, poiché è necessario programmare, occorre tener presenti due aspetti: uno di competenza dell’allenatore e dello staff, l’altro di competenza della proprietà e della dirigenza. Compito del tecnico livornese sarà quello di architettare - e poi attuare - un calcio più propositivo, necessario per tornare in Europa da protagonisti e non da comparse. Il compito della Società sarà quello di mettergli a disposizione una rosa all’altezza della missione, che consenta di offrire un calcio diverso, in linea con quello europeo. Dovranno pertanto essere stanziate le risorse finanziarie necessarie affinché l’area tecnica possa soddisfare le richieste dell’allenatore. In tal modo potremo iniziare la nuova stagione con maggiore compattezza, senza avere da una parte i critici della società e dall’altra i critici dell’allenatore.
Il Milan vincente dei miei ricordi vedeva tecnico, staff, giocatori, proprietà, manager e tifosi uniti verso un unico traguardo. Parafrasando i nostri cugini di Manchester (i Red Devils), serve un Milan United: se vogliamo tornare grandi, quella è la strada.
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 8/08 del 22/04/2008
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