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Da "God Bye" a "Go Away". Ascesa e declino di Zlatan Ibrahimovic nel mondo Milan

Da "God Bye" a "Go Away". Ascesa e declino di Zlatan Ibrahimovic nel mondo MilanMilanNews.it
© foto di DANIELE MASCOLO
Oggi alle 16:00Primo Piano
di Manuel Del Vecchio
Il rapporto tra i tifosi del Milan e Zlatan Ibrahimovic è ai minimi storici. Lo svedese è passato da idolo a bersaglio da contestare

Era il 4 giugno 2023 e a San Siro piangevano tutti, perfino Zlatan Ibrahimovic. È il 6 giugno 2026 e piangono solo i tifosi del Milan. Quello che è successo in questo lasso di tempo è difficile da spiegare. Tre anni fa lo svedese annunciava a sorpresa il suo addio al calcio nella cornice di un San Siro commosso e che lo omaggiava con un conciso ma sentito "God Bye", oggi Zlatan è il bersaglio principale della contestazione del mondo rossonero. Un malcontento percepibile sotto ogni suo post social e per le vie di Milano, con scritte e manifesti appesi in ogni dove. Ibra è visto come uno dei principali artefici del declino rossonero nonostante, ufficialmente, non abbia alcun ruolo in società. L'ex attaccante non compare nell'organigramma del club perché è "semplicemente" il Senior Advisor di Gerry Cardinale e RedBird per quanto riguarda l'affare Milan.

IBRAHIMOVIC, ADDIO TRE ANNI FA TRA LE LACRIME

"Non respiro, ma va bene così. Dentro questo stadio sono passati tanti ricordi ed emozioni. La prima volta che sono arrivato al Milan mi avete dato la felicità, la seconda l’amore. Voglio ringraziare la mia famiglia e tutti quelli che mi stanno vicini per la pazienza che hanno avuto. Ringrazio anche i giocatori, che sono stati la mia seconda famiglia. Ringrazio l’allenatore e lo staff per la responsabilità che mi hanno dato. Ringrazio i dirigenti per l’opportunità. Voglio dire grazie dal profondo del cuore a voi tifosi. Mi avete accolto a braccia aperte, facendomi sentire a casa. Sarò milanista per tutta la vita. È arrivato il momento di dire ”ciao” al calcio, ma non a voi. Forza Milan, arrivederci". Ibra salutava così San Siro, il Milan, i compagni e tutto il calcio giocato durante la festa a lui dedicata nel post partita di Milan-Verona del 4 giugno 2023. A San Siro tutti erano commossi ed emozionati: si stava ritirando uno degli attaccanti più forti di tutti i tempi e lo stava facendo con delle parole d'amore nei confronti del club rossonero. Un calciatore che durante la sua carriera ha girato (e ha vinto) per tutto il mondo stava dando l'addio legandosi ad una squadra.

IBRAHIMOVIC, LA CONTESTAZIONE DEI TIFOSI DEL MILAN

È giusto differenziare: Ibrahimovic calciatore è una cosa, Ibrahimovic dirigente ne è un'altra. Lo svedese è nell'olimpo della storia del calcio per quanto ha fatto sul terreno di gioco. È anche l'artefice principale degli ultimi due trofei maggiori vinti dal Milan: lo scudetto con Allegri nella stagione 2010/11 e lo scudetto con Pioli nella stagione 2021/22. È uno degli artefici principali, almeno secondo la visione del popolo milanista, della caduta libera del club da almeno tre anni a questa parte. Nessun ruolo definito in società, ma i fatti dicono che ha avuto grande peso nelle scelte fatte durante gli anni. Uscite continuamente fuori fuoco, come quando disse a Boban, in diretta Sky, che lui è il boss e tutti lavorano per lui. Attriti interni, come quello con Allegri di quest'anno, che hanno marchiato irrimediabilmente la stagione. Ingerenze continue. Un silenzio apparente. È l'elefante nella stanza rossonera. Anche in questi giorni, con i tifosi del Milan letteralmente disperati per la situazione generale continua a postare sui propri social video quantomeno inopportuni e di certo non adatti a chi dovrebbe rappresentare un club così importante. 

È possibile in tre anni cancellare tutta la gioia, la passione e l'orgoglio creato in una vita precedente? Difficile da credere, eppure Zlatan Ibrahimovic ci sta riuscendo. A questo punto è difficile immaginare un lieto fine. In realtà è anche difficile immaginare un percorso definito: per quanto tempo Ibra vorrà fare il personaggio sulla pelle del Milan e i suoi tifosi? Intanto il declino è sotto gli occhi di tutti: dalle lacrime di San Siro di tre anni fa a dover lasciare lo stadio scortato dopo Milan-Cagliari, andandosi a rifugiare nel parcheggio sotterraneo per sfuggire all'ira dei tifosi in tribuna e nella hall d'ingrsso della lounge del primo rosso.