L'anticipo di Galli - Come sarà il Milan di Amorim: organizzazione, pensiero e principi
Per capire quale sia l’idea di calcio e lo stile di gioco che il tecnico Amorim chiederà all’undici rossonero, voglio partire da quanto visto nella prima amichevole giocatasi a porte chiuse a Milanello.
Gabbia e compagni avevano di fronte il Milan Futuro del nuovo tecnico Sergio Navarro. La partita si è conclusa con una vittoria netta, 7-0 (2-0 al termine della prima frazione). Per quanto concerne i singoli, le sensazioni migliori sono arrivate da Andrej Kostic, centravanti montenegrino ’07, acquisto già annunciato ad aprile, su cui il Milan ha riposto aspettative importanti, e da Lorenzo Ossola, anch’egli classe ‘07, trequartista mancino, cresciuto nel vivaio rossonero e la scorsa stagione impiegato tra Primavera e Milan Futuro.
Due ruoli o, se preferite, due funzioni, soprattutto quella di Ossola, di cui il Milan ha certamente assoluto bisogno (ci arriveremo alla fine). Sarà il tecnico portoghese insieme alla struttura tecnica, a decidere se puntare subito sul ragazzo o se mandarlo a giocare in un contesto probante e formativo, per poi riprenderlo a gennaio o nella prossima stagione. A mio avviso, per provare a limitare gli errori commessi in passato, sarebbe necessaria una figura che coordini le scelte dei tecnici Amorim, Navarro e Renna. Un manager-tecnico che monitori l’andamento dei giocatori e riporti ai tre tecnici il percorso di crescita di ciascun atleta. Una figura che sappia portare il proprio contributo e abbia l’empatia e la sensibilità necessaria perrelazionarsi con i giocatori senza sovrapporsi agli allenatori: un ruolo che, per esperienza, conoscenza, standing e, appunto, sensibilità, potrebbe essere ricoperto da Mauro Tassotti.
Ma torniamo ai principi di gioco di Amorim. Se è vero che contro Milan Futuro erano tanti i giocatori assenti, è anche vero che, per esperienza vissuta, sono certo che i presenti, giovani e non, abbiano cercato di esprimere in campo ciò che il tecnico ha condiviso con loro nei primi giorni della preparazione: negli allenamenti e nelle riunioni teoriche. In effetti qualche indicazione è arrivata forte e chiara, confermando quanto visto osservando le squadre allenate in passato dal tecnico portoghese: Braga, Sporting Lisbona e Man United.
È apparsa chiara la volontà del nuovo Milan di dominare il gioco (come anticipato in conferenza dal Mister) attraverso la gestione dei ritmi della gara. Una gestione che riguarda tutte le fasi del gioco, con e senza la palla.
Partiamo dalla fase di possesso che, nel calcio odierno, inizia dal portiere. Al nostro numero 16 si chiede abilità di lettura del contesto di gioco, da cui derivano scelta ed esecuzione: il contesto è fatto di elementi che possono variare in frazioni di secondo e pertanto ai giocatori si chiede di saper stare nella complessità che il gioco determina. Si tratta di una competenza che il nostro Maignan ha sempre dimostrato di possedere, scegliendo tra gioco corto e ricerca immediata della profondità, cercando spesso di trasformare l’azione difensiva in un’opportunità offensiva, per sfruttare i (pochi) momenti in cui la struttura difensiva avversaria non si è ancora riorganizzata.
Per quanto concerne il reparto della difesa, ai tre centrali viene richiesta la costante partecipazione alla costruzione del gioco con il primo pensiero rivolto alla verticalizzazione sulla punta centrale o sugli altri due attaccanti-trequartisti che dovrebbero smarcarsi tra gli spazi di mezzo, ossia in quegli spazi all’interno del campo, tra la linea difensiva e i centrocampisti avversari. Agli interpreti dei tre ruoli: centrale, braccetto di destra e braccetto di sinistra, viene chiesta aggressività e letturadello sviluppo del gioco per prendere la decisione migliore. Pressare in avanti l’avversario ancora girato di spalle ed entrato in possesso di palla, oppure togliere profondità scappando all’indietro come richiede la regola generale: se l’avversario in possesso palla è senza pressione (palla scoperta), si toglie campo all’avversario di riferimento correndo verso la nostra porta; se viceversa l’avversario in possesso palla è pressato (palla coperta), ci si muove in avanti predisponendosi per una pressione organizzata (pressing).
Passiamo ora alla linea mediana. Ai due centrali di centrocampo la richiesta, in linea di massima, è quella di mettersi sempre nelle condizioni di ricevere palla dal portiere o dai difensori, ponendosi in verticale o in diagonale l’uno rispetto all’altro. L’obiettivo è quello di garantire più linee di passaggio a chi è in possesso di palla. La gestione del possesso palla tra i tre centrali e i due centrocampisti prova a sfruttare quello che in gergo si definisce il “terzo uomo”. Per “terzo uomo” si intende il giocatore che viene lasciato libero dall’avversario quando quest’ultimo decide di portarsi a pressione sul nostro giocatore in possesso di palla: l’obiettivo consiste nel fargli pervenire palla prima che gli avversari scalino in avanti togliendogli spazio e tempo. Così facendo il giocatore momentaneamente libero (il terzo uomo) riceve palla con tutta l’ampiezza del terreno di gioco nel proprio campo visivo (le immagini ci aiuterebbero nella comprensione, ma spero di essere stato chiaro). Nella fase difensiva ai due mediani viene invece richiesto di comporre un 3+2 con i 3 centrali di difesa atto a schermare le linee di passaggio in avanti garantendo in tal modo solidità centrale.
Gli esterni di centrocampo hanno un compito fondamentale, che deve necessariamente coniugare qualità e quantità. Spetta a loro, infatti, garantire una spinta continua e l’ampiezza in fase offensiva alzandosi sulla linea degli attaccanti senza far venir meno la necessaria copertura con corse di ripiegamento quando la palla viene riconquistata degli avversari. Una volta riposizionatisi sotto la linea della palla, la richiesta è di riconquistare palla attaccando in avanti e cercando di evitare di costituire una linea difensiva a cinque, piatta e troppo bassa, che lascerebbe superiorità e iniziativa agli avversari nella zona nevralgica del campo.
La punta centrale, come detto, deve essere il continuo riferimento in avanti di chi ha la gestione della palla. Gonçalo Ramos è il giocatore adatto per questo compito perché, oltre ad aver dimostrato di “vedere la porta” e poter essere l’attaccante da doppia cifra tanto agognato, ha conoscenza del gioco e possiede quella tecnica funzionale necessaria a connettere i reparti con la fase di rifinitura e finalizzazione: per sé o per i compagni.
Ho lasciato per ultimi i giocatori che dovrebbero giocare a sostegno della prima punta, nel ruolo-funzione di trequartisti. Oggi i titolari potrebbero essere Pulisic, Nkunku, Chukwueze (anche se Amorim lo sta provando come esterno a tutta fascia) e, chissà, anche Lorenzo Ossola. Kōnstantinos Karetsas, trequartista greco del Genk, anch’egli classe ’07 ma con oltre 50 presenze in prima squadra, sarebbe un profilo molto interessante per quel ruolo.
È, quello dei due trequartisti, un ruolo tra i più difficili, occorre qualità tecnica, ma anche contezza dell’intorno, perché la pressione avversaria è forte. Percezione e azione si susseguono senza soluzione di continuità al fine di determinare la giocata risolutiva per sé o per i compagni. Facile a dirsi, un po’ più difficile a farsi: sappiamo come nella realtà del gioco e della competizione le cose non vadano così come le abbiamo descritte. Le idee di calcio, il pensiero di gioco esistono nella complessità della partita, determinata da ognuno dei ventidue giocatori in campo, e non solo: due squadre che si contendono la palla e gli spazi, due squadre che lavorano su tempi e tempismo. Una complessità che, per quanto si prepari la partita nei minimi dettagli, non si può risolvere prima di affrontarla. La complessità va vissuta e interpretata in ogni momento, mettendo a disposizione dei propri compagni conoscenze, abilità e, soprattutto, capacità di adattamento all’imprevisto. Su questo occorre allenarsi. Su questo il Milan di Amorim dovrà lavorare e differenziarsi dal suo Manchester United.
Ora, finalmente, il contesto sembra propizio: Gerry Cardinale è vicino – fisicamente con frequenti visite a Milano (mentre finisco di scrivere, si accinge a passare la notte a Milanello, non al Four Seasons!) e moralmente al suo allenatore. Alcuni conflitti sembrano essere stati sanati o eliminati. Due grandi acquisti sono già stati fatti e altri seguiranno e anche la rinnovata enfasi sul settore giovanile (Camarda e Comotto che rinnovano fino al 2031, un super allenatore come Navarro) inducono a essere ottimisti. Facendo gli scongiuri, certo: ma, se conosco un po’ il popolo rossonero, con una voglia matta di innamorarsi di nuovo della propria squadra!

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