L'anticipo di Galli - Rafa Leão, il talento che si bastava

L'anticipo di Galli - Rafa Leão, il talento che si bastavaMilanNews.it
Oggi alle 00:00Editoriale
di Filippo Galli

Ha anticipato tutti. Attraverso un’intervista dal ritiro della nazionale portoghese, Rafa Leão ha affermato di voler affrontare nuove sfide, dichiarando di fatto conclusa la sua esperienza al Milan. Probabilmente non si tratta di una sorpresa in senso assoluto, considerato anche il logoramento del suo rapporto con il pubblico di San Siro, ma di certo i tempi e i modi pongono la dirigenza rossonera, se ne esiste una, in una condizione di debolezza dal punto di vista dei valori di mercato.

Mercato a parte – un problema di chi si troverà a gestirlo – Rafa è stato sin dall’inizio un giocatore divisivo, osannato da una parte della tifoseria per la qualità spettacolare del suo gioco e in particolare della sua inarrestabile corsa con la palla, e duramente criticato per una presunta indolenza, che ha espresso con una partecipazione al gioco molto discontinua ma anche con un linguaggio corporeo che sembrava voler dire “sono fatto così e non mi cambierete”. Un comportamento a mio avviso adottato per proteggersi, per non esporsi, dettato più dalla paura di non voler uscire dalla propria comfort zone, dal bastare a sé stesso, che non da un reale desiderio di sfida. Quel suo eterno, enigmatico sorriso, che nemmeno nei frangenti più drammatici gli scompariva dal volto, forse non era che un rifiuto alle richieste, alle aspettative, a noi, a un’altra versione di sé stesso. 

Rafa ha sempre preferito l'essere felice all'essere il migliore, ha preferito sentirsi pienamente realizzato fra calcio, moda, musica e famiglia, il che è legittimo. Quando ci sentiamo realizzati,però, le motivazioni a migliorarsi vengono meno: e nello sport di alto livello, quale è il calcio di Serie A, allenarsi ogni giorno per sfidare i propri limiti dovrebbe essere un ‘must’, un dovere. Rafael Leao invece si bastava così. Ha pagato anche il fatto di essere considerato il giocatore chiave della squadra, un’investitura che ha accettato e quasi invocato (scegliendo la maglia numero dieci, con tutto il carico simbolico che quel numero si porta dietro), ripromettendosi di aiutare il Milan a superare i propri limiti, ma, in fondo, rifutandosi sempre di andare oltre i propri.

Non è un caso che la sua miglior stagione sia stata quella in cui ha avuto accanto il più grande catalizzatore di pressioni, un leader (sul campo, intendiamoci) che ha fatto del superamento dei propri limiti una vera ossessione: Zlatan Ibrahimovic, il partner ideale per Rafael Leao. Il problema è che questo Milan non ha avuto un altro trascinatore. Quest’anno lo sono stati a tratti Pavlovic per determinazione, Gabbia per applicazione e milanismo, Modric per carisma e professionalità: non abbastanza né per un Milan di vertice, né per aiutare concretamente Rafa. Col senno di poi, avremmo dovuto liberarlo dalle pressioni e, forse, non farne il centro emotivo e tecnico della squadra. Con una battuta, direi che avremmo dovuto tenerci il Rafa con la maglia numero 17. Infine, se posso aggiungere un’ultima annotazione, non ha giovato la caparbietà con cui Massimiliano Allegri gli ha imposto il ruolo di prima punta, che il portoghese non sembra mai avere assimilato, neanche in una sua interpretazione personale, dando spesso la sensazione di un forte senso di disagio, di smarrimento quasi, incomprensibile per un giocatore che era stato l’MVP del campionato solo pochi anni prima.  

Ora Rafa si è messo sul mercato. Il compito del Milan, reso più complicato dall’uscita del calciatore citata in apertura, sarà quello di incassare una somma di denaro più alta possibile da reinvestire in nuovi giocatori funzionali a un nuovo progetto tecnico, che al momento non si vede all’orizzonte (ma questo è un altro discorso): tenendo presente, auspicabilmente, quanto sia fondamentale saper scegliere quei giocatori che sì, rispondono, secondo dati e algoritmi, alle necessità tecniche e tattiche della squadra; ma che abbiano anche, o soprattutto, l’attitudine a vedere il traguardo davanti a sé e il desiderio, ogni giorno più forte, di migliorarsi per raggiungerlo.

In bocca la lupo Rafa e… grazie.