Una volta era il Milan a dire i no, adesso li riceve. Nessuno ha parlato con i giocatori (che vogliono andare via). L'imbarazzo del mondo del calcio
È passata una settimana dalla demolizione totale della struttura dirigenziale del Milan e, adesso, è lecito aspettarsi che qualcosa venga concluso in termini di copertura dei buchi creati da Gerry Cardinale con la cacciata di Furlani, Tare, Moncada e Allegri. La settimana è passata in mezzo a tante notizie e indiscrezioni, porte in faccia arrivate da profili sondati come Beguiristain per il ruolo di direttore sportivo o quelli di Andoni Iraola e Xavi per la panchina, con le strada che adesso sono due. O quella che porta a Ralf Rangnick, al suo sistema di lavoro e alla scelta di Glasner come allenatore (che gioca con la difesa a tre. Ma come, non si doveva andare verso un calcio "alla Fabregas"?), oppure a quella di Ramon Planes come direttore sportivo e a un allenatore a lui affine (si parla di Slot o Pochettino). È una corsa contro il tempo poco edificante, che svilisce il blasone del Milan, preso a picconate da questa situazione voluta dal suo proprietario e del suo fido braccio destro, ovvero Zlatan Ibrahimovic. Ma il pensiero, amarissimo, che tutti abbiamo fatto in questi giorni è il seguente: una volta era il Milan a dire di no a qualcuno. Adesso ci sono profili e professionisti che hanno la forza di dire no alle proposte del Milan. Inquietante.
CAOS MILAN: GIOCATORI SPAESATI
In tutto questo, i giocatori hanno appreso dai media quello che stava e che sta succedendo. Nessuno degli uomini operativi del club, al momento in cui si sta scrivendo, ha dato delle spiegazioni agli atleti sotto contratto e questo è un altro segnale di non poco conto. Il vuoto e il silenzio sono, storicamente, due elementi che portano solo confusione e non è un caso che anche gli agenti siano nervosi. Inutile nasconderselo, molti vogliono andare via. C’è chi lo dice apertamente come Rafael Leao, chi ha chiesto al suo procuratore di iniziare a guardarsi attorno e chi tace ma osserva, analizza e attende. Ovviamente il fatto di voler andar via, con dei contratti siglati, pone il Milan in una futura posizione di forza in sede di trattative, ma quando anche alcuni dei tuoi leader come Mike Maignan hanno dei forti dubbi su quello che sta succedendo, beh allora il quadro non è dei migliori.
CARDINALE-IBRAHIMOVIC: MIRINO PUNTATO
A sentire quello che ha detto ieri Franco Ordine dal palco di Riccione dell’evento di SportMediaset, c’è di che essere ulteriormente preoccupati. Pur non avendo partecipato all’incontro con Cardinale, la sensazione emersa è che davvero il buon Gerry non abbia capito a cosa sta andando incontro. La piazza milanista è in costante subbuglio senza boost aggiuntivi da parte dei media, visto che ci stiamo limitando a fare cronaca di quello che sta succedendo e di quello che accade e, soprattutto, non accade. Il duo Cardinale-Ibrahimovic è entrato nelle mire di una tifoseria che mai come in questo momento si è compattata e ciò che sta succedendo al Milan, ha sconvolto (sì, sconvolto) tutto il mondo del calcio: dalla Uefa ai club di Premier League, alle istituzioni del calcio italiane (che hanno chiamato per ricordare la scadenza del 16 giugno per completare l’iscrizione al campionato) al mondo degli agenti. O qui Cardinale e Ibrahimovic sono due geni e nessuno li capisce, oppure siamo davanti ad una situazione pericolosa per il Milan. Di solito le rivoluzioni partono con un minimo di credito, ma questa volta no. E la presunta deitalianizzazione del club può essere un clamoroso autogol. Speriamo che almeno l’acronimo ACM non si trasformi in AEM, ovvero Association Entertainment Milan. Perché qui si dovrebbe parlare di calcio, non di quello che stiamo raccontando.

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