Due versioni. Credo in Calvelli. Sono per Rangnick! Senza esitazioni. Finalmente la parola "progetto"!
Dalle decisioni finali capiremo molto, o addirittura tutto. È il destino del Milan di questi ultimi tre anni non vivere nella normalità. Anche la scelta, pur importante, del nuovo assetto societario e sportivo assume contorni complicati, dove domina la Regina di questa fase storica del Milan: SUA MAESTÀ LA DIETROLOGIA.
Partiamo dalla cronaca. In queste ore roventi, il Milan deve decidere il nome dell’allenatore, del direttore sportivo, del direttore tecnico e del responsabile dello scouting, oltre che del CEO. A questo casting i candidati sembrerebbero le seguenti figure:
DT Rangnick con allenatore Glasner o Jaissle. Direttore sportivo ancora sconosciuto.
DS Ramon Planes, allenatore Arne Slot o Mauricio Pochettino.
DS Thiago Scuro, allenatore Felipe Luis.
In un accenno di bontà, evito di sottolineare la preoccupazione mia e di tantissimi tifosi del Milan sulle tempistiche delle scelte. Come disse Amatore Sciesa, il 2 agosto 1851, a Milano: “Tiremm innanz!” cioè “andiamo avanti!”. Che cosa sta succedendo? Quale sarà la scelta del Milan? Diamo la possibilità alle lettrici e ai lettori di scegliere quale ricostruzione possa essere più vicina alla realtà.
Prima versione – Trapela da “Casa Milan” (il verbo più usato in questi mesi è proprio “trapelare”, solo “trapelare”, mai “comunicare”) che Gerry Cardinale, Zlatan Ibrahimovic, Massimo Calvelli, probabilmente il futuro nuovo AD al posto di Giorgio Furlani, stiano esaminando i candidati di comune accordo. Per sopire ogni rumor, “trapela” anche che comunque Zlatan Ibrahimovic “non voglia scegliere il CEO, il DS e l’allenatore. Le decisioni infatti spettano alla proprietà e alla struttura del Club. Zlatan porta la sua visione”. Come si legge su “La Gazzetta dello Sport”. Quindi, in perfetta sintonia, con Ibra che esprime solo la sua opinione, si decideranno i nomi per la stagione ’26-’27.
Seconda versione – Parto dal titolo di Milan News delle 18 di martedì: “Confronti accesi tra Ibrahimovic e Cardinale” - indiscrezioni già divulgate, attraverso i suoi social, da Matteo Moretto, che parla, anche lui, di “faccia a faccia piuttosto accesi tra Cardinale e Ibrahimovic”. Aggiungendo che esisterebbero “problemi di fluidità dei rapporti tra Ibra e Rangnick non così elevati. Con ruggini derivanti dal passato”. Non sembra di leggere quello che, un anno fa, si diceva di Zlatan e Allegri? Ci risiamo!!
Nell’opinione comune sembra che Massimo Calvelli, con grande umiltà, da sempre sinonimo di intelligenza, opterebbe per la soluzione Rangnick, affidandogli tutta la parte sportiva del Club. Calvelli, figura di rilevanza internazionale a livello manageriale, non si ritiene forse ancora pronto a dirigere uno dei più importanti Club al mondo sul piano della gestione calcistica. Cardinale appoggerebbe questa soluzione.
Sembra poi che nel primo colloquio Ralf Rangnick abbia chiesto a Ibrahimovic quale sia il suo ruolo preciso all’interno del Club. La Gazzetta dello Sport, sull’argomento, così commenta: “Rangnick desidera lavorare con piena libertà e non vuole che Ibrahimovic, privo di un ruolo o di una carica, possa interferire nel suo lavoro, mettendo magari, come direttore sportivo della prima squadra, Jovan Kirovski”. Figura da delineare nel futuro. Lo svedese invece preferirebbe la soluzione Planes-Slot, anche perché si dice entrambi vicini a Rafaela Pimenta, potente agente già vicina a Mino Raiola. Soluzione che non sembra convincere Massimo Calvelli.
Si tratta di credere a una delle due versioni. Armonia o discussioni?
Io esprimo la mia opinione. Sono assolutamente convinto che la scelta di Ralf Rangnick sia la soluzione migliore. Oggi serve un direttore che possa indirizzare scelte comuni a tutti i settori: prima squadra, Milan Futuro, settore giovanile, con la speranza che si possa ripercorrere la fortunata strada dell’esperienza Red Bull. Non entro sulla scelta dell’allenatore o del DS. Decida tutto Ralf Rangnick, per evitare marmellate di dirigenti che arrivino da tutta Europa, senza un denominatore comune.
Su quale sia la reale situazione all’interno del Club, l’esperienza degli ultimi mesi è stata molto illuminante. A lungo, e invano, il Milan ha cercato di convincere che sarebbe sempre regnata una grande “compattezza”. Smentita prima dalle nostre informazioni, poi dai fatti: Cardinale ne ha mandati via tanti; infine dalle stesse ammissioni tardive di divisioni, ormai cristallizzate da tempo.
Quindi credo proprio che, anche nella scelta più delicata della stagione, non esista sintonia delle parti. Anche se, quando parlo di “parti”, mi vengono i brividi. Quello che ci ha portati ai brutti risultati delle ultime stagioni è proprio figlio delle “parti” e non dell’“intero”.
Mi fido delle capacità e delle intuizioni di Massimo Calvelli, nel duro compito di incidere in tutte le varie strutture del Club. Se riuscirà a sgombrare le macerie, accumulatesi in questi tre anni, con l’aiuto di Ralf Rangnick, uomo che non ama i compromessi e le ingerenze, finalmente si potrà intravedere una flebile luce nell’odierno buio. Si potrà inoltre cominciare a nominare una parola della quale abbiamo sentito tanto la nostalgia, in questi tre anni:
“PROGETTO”!

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