L'anticipo di Galli - Nel gelo di San Siro ho visto un gruppo imperfetto ma unito
Questo strano turno infrasettimanale, arrivato alla fine delle vacanze invernali e spalmato su tre giorni, aveva partorito alcuni verdetti importanti: la vittoria dell’Inter, il pareggio sofferto delNapoli e, appena dietro, le vittorie di Roma, Juventus e Como, che tornavano a essere visibili nello specchietto retrovisore. C’era, insomma, le possibilità di andare in fuga insieme ai cugini, trasformando il “triello” in un “duello” milanese; ma anche quella di venire riassorbiti dal gruppo delle inseguitrici. Vincere con il Genoa ci avrebbe tenuti a un punto dall’Inter e, con lo scontro diretto tra Chivu e Conte in calendario domenica, in tanti abbiamo accarezzato sogni di leadership. Sappiamo com’è andata: il Milan ha pareggiato in modo rocambolesco e oggi ci troviamo più distanti dall’Inter (tre punti) che dal Napoli (un punto), il che non era certo l’obiettivo desiderato. E allora proviamo a capire cosa non ha funzionato.
Qualche limite lo conoscevamo e lo avevo sottolineato tempo fa: difendere troppo bassi significa portarci il pericolo in casa;quando c’è tanta densità di giocatori vicino alla porta, alla minima disattenzione si rischia di pagare dazio: e infatti sul goal di Colombo (un prodotto del nostro settore giovanile, ancora di proprietà del Milan, che ha giocato una gran partita) Matteo Gabbia, solitamente attento e concentrato, ha perso l’attimo, anche per la cattiva presa dello scarpino sul terreno, concedendo all’attaccante rossoblù tempo e spazio che sono risultati fatali.
D’altra parte va riconosciuto che questi limiti, ovvero questa filosofia di gioco che specie nei primi tempi tende ad assorbire più che a costruire, ci hanno permesso di essere lì, tra i primi, a lottare per il posto in Champions. Limiti, o per meglio dire scelte, cheprobabilmente sono pensati proprio per esaltare le qualità dei nostri attaccanti, in particolare di Leao, che ha bisogno di spazio davanti a sé per dare il meglio: anche ieri sera, infatti, lo abbiamo visto impacciato nel ruolo di numero nove classico, chiamato agiocare spalle alla porta e a reggere l’urto del difensore avversario. Anche se poi è grazie a un gol da centravanti vero diRafa che abbiamo mosso la classifica: un punto guadagnato, ha detto Allegri a fine gara. È vero, ma solo se consideriamo il rigore calciato alle stelle da Stanciu nel concitato finale! quel contropiede diventato un calcio di rigore, per fortuna sbagliato.
Qualche limite è affiorato anche nella prestazione di Modric, meno preciso prima e meno disposto poi a rischiare l’imbucata decisiva, anche se instancabile nei movimenti con e senza palla:forse è solo il segnale che Luka non è un marziano ma un terrestre (di enorme qualità e temperamento) che tanto ha dato e tanto continuerà a dare per i nostri colori. Restando a centrocampo dobbiamo segnalare la prova opaca dell’altro mostro sacro,Rabiot, e l’incredibile errore commesso da Fofana a due passi dalla porta genoana, vissuto sicuramente male dal giocatore che ha sentito la necessità di scusarsi sui social: sono convinto tuttavia che la sua sostituzione alla fine del primo tempo non sia dovuta all’errore o a una prova particolarmente negativa, ma alla necessità ravvisata da Allegri di avere in campo un giocatore come Loftus-Cheek, più propenso alle incursioni offensive, almeno in teoria. Meno incisivo del solito anche Saelemaekers, che non è riuscito a portare in campo la sua fantasia e imprevidibilità, a causa di un giro palla lento e sempre a difesa schierata.
Tutto male, allora? No, gli elementi positivi ci sono e vanno colti.A cominciare da Matteo Gabbia che da un lato è stato protagonista (due pali) del tentativo di rimonta rossonero e dall’altro non si è sottratto alle responsabilità del goal subito. Ancora note positive da Fullkrüg, entrato in campo con voglia e con partecipazione, che fornisce a mister Allegri nuove soluzioni, come ad esempio l’1-4-3-3 visto ieri sera, con il tedesco al centro, Pulisic a destra e Leao a sinistra (ma non solo). Da sottolineare anche la prestazione di Bartesaghi (20 anni appena compiuti), che al netto di qualche errore difensivo è diventato l’uomo più cercato per la produzione di cross dal fondo (come Sir David Bechkam, l’ultimo rossonero a tentare almeno 20 cross in una partita di serie A!), dove mette in mostra un sinistro educato. E su tutto, direi, il forte spirito di gruppo, sintetizzato dalla corsa di Leao che, dopo aver segnato, è corso verso un abbattuto Fofana per abbracciarlo e riportarlo nel cuore emotivo della squadra. Sono, questi, segnali che valgono molto e che ci permettono di avere pensieri positivi in vista della difficile trasferta contro una Fiorentina risollevata nel morale dai recenti risultati positivi e certamente determinata a dare battaglia.
A nostro favore, una rosa che va completandosi recuperando gli infortunati e aumentando quindi le possibilità di rotazione a centrocampo e in attacco, dove anche Nkunku potrebbe tornare a disposizione, mentre mancherà Tomori in difesa; e soprattuttoquegli aspetti motivazionali appena elencati (nella conferenza di presentazione di venerdì, Füllkrug ha dichiarato di avere trovato un’energia che lo ha “quasi spaventato”) che tanto possono influire sul rendimento di una squadra. Facciamo un bel respiro, allora: e ritroviamo, noi tifosi, la squadra, la società, tutti, quello spirito pragmatico e ottimista con il quale eravamo usciti dallo stadio di Cagliari. La stagione è lunga.

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