La telefonata. Umiltà sinonimo di intelligenza. Le brioches di Allegri. Senza lilleri non si lallera
8 dicembre 2025. Torino-Milan 2-3. Classifica: Milan p. 31 - Napoli p. 31 - Inter p. 30.
Immagino questa telefonata di Massimiliano Allegri, magari il 10 dicembre. “Pronto, sono Allegri. Siamo in piena lotta per lo Scudetto. Mi serve un aiuto per rinforzare la rosa. Dai che possiamo vincere! Se mi prendete un difensore e soprattutto un attaccante vi garantisco che lotteremo fino alla fine della stagione!”
“No money. Non c’è un euro! Trovate al massimo un prestito, ma mi raccomando l’ingaggio… basso!”.
“Come non c’è un euro!?!? Spendiamo qualcosa adesso e possiamo mettere sul petto la seconda stella!” insiste Max.
“No money. Non c’è un euro!”.
“Ma noi siamo il Milan - insiste - la storia, il blasone, l’orgoglio… ma non vi interessa?!?”.
“No money. Non c’è un euro. Trovate un prestito e mi raccomando l’ingaggio… basso. Arrivederci".
Massimiliano Allegri indossa la tuta ed entra in campo a dirigere l’allenamento. Aveva lasciato quattordici anni prima un altro Milan. Pur non più figlio della grandeur passata, ma sempre ambizioso, sempre attento ai dettagli e ai particolari.
Fino alla 18ª giornata continua il testa a testa. Poi, senza l’aiuto degli attaccanti, le prime crepe. Il pareggio con il Genoa, poi quello con il Como. Il Milan è secondo, continua a essere secondo, ma il distacco dall’Inter aumenta. Alla giornata successiva il Milan del “corto muso”, del “gol al primo tiro in porta”, dei risultati brutti, sporchi e cattivi, ha un altro moto d’orgoglio. Batte l’Inter pur senza gol degli attaccanti, pur senza apporto del mercato di gennaio. Anche se forse l’allenatore livornese, come i tifosi, si sarà posto la domanda sull’improvvisa, clamorosa apertura della cassa, a metà gennaio, per i due Cissè e per Mateta, per un esborso di quasi cinquanta milioni, tra cartellino, ingaggio, commissioni.
Ma il mantra non era “No money!”??? Mah!
Massimiliano Allegri, da esperto lupo del mare verde, aveva capito tutto già in quei lontani giorni di dicembre. Ha tenuto unito il gruppo, ben conscio dei limiti di questa squadra, ma ha la coscienza a posto. Li aveva illustrati ai suoi dirigenti a metà dicembre. Loro però, al suo grido: “Voglio il pane per mangiare. Sì, voglio gli attaccanti per segnare, per vincere lo Scudetto!”, gli avevano dato la stessa risposta che il popolo francese aveva avuto da Maria Antonietta, secondo il racconto di Jean-Jacques Rousseau: “S'ils n'ont plus de pain, qu'ils mangent de la brioche”.
E allora, senza pane né brioches, il saggio Max ha giocato partite figlie di grande umiltà, aggettivo che è sempre sinonimo di intelligenza. Con l’obiettivo di conquistare non “l’unico traguardo della stagione”, ma la qualificazione in Champions League, equivalente alla sopravvivenza del Club.
Il suo futuro al Milan è ancora tutto da scrivere. Il suo e quello di Igli Tare. Appena però sentirà ancora il profumo di brioches, dirà ai suoi collaboratori: “Sapete che vi dico… io i cornetti li vo’ a mangià da ‘I Cristiani’ di Livorno. Son più boni e non ci fa male lo stomaco, anche perché, cari amici… senza lilleri non si lallera".

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