Le contraddizioni in Casa Milan, il marchio di fabbrica di mister Montella e diversi casi da risolvere
Il Milan di questi ultimi mesi è un concentrato di contraddizioni. Da quando sono entrati in scena gli investitori cinesi, vicini ad acquistare il club da Silvio Berlusconi, i proclami di rilancio, le trattative pirotecniche e i nomi altisonanti in chiave mercato si scontrano quotidianamente con una realtà di ristrettezze economiche che i tifosi difficilmente riescono a metabolizzare.
Contraddizioni che si manifestano anche nel percorso fin qui esaltante della squadra allenata da Montella, sempre più sicura di sè, sempre più consapevole dei propri mezzi, sempre più a proprio agio anche al cospetto di avversari sulla carta complicati, malgrado le peripezie societarie che l’Ac Milan sta vivendo in questo periodo di transizione.
Superato non senza qualche patimento di troppo l’ostacolo Cagliari in campionato, i ragazzini terribili di Montella hanno ancora una volta preso il Toro di Mihajlovic per le corna nell’appuntamento infrasettimanale di Coppa Italia, regalandosi in tal modo un quarto di finale ricco di contenuti contro la Juventus pentacampione d’Italia. Se è vero che non c’è due senza tre, dopo il successo in campionato e l’ormai celebrata vittoria nella Supercoppa di Doha, c’è di che essere ottimisti.
In queste prime due uscite del 2017 i rossoneri hanno seguito quello che ormai è un canovaccio consolidato: primo tempo balbettante, timido, insicuro; ripresa illuminata da una squadra energica, intraprendente, vogliosa, addirittura prepotente. Sembra essere diventato questo il marchio di fabbrica del Milan di Montella, sempre più autorevole nei panni di guida di questa squadra di giovani talenti pronti a sfidare il mondo intero.
A fare da contraltare al magic moment dello straripante gruppo rossonero, alcuni casi spinosi, come quello di M’Baye Niang. È vero che l’atteggiamento del francese contro il Cagliari è stato leggermente più propositivo e meno irritante rispetto alle ultime prestazioni, ma non abbastanza per garantirsi una maglia da titolare nel Milan dei Suso e dei Bonaventura. Contro i sardi le pagelle di Niang sono state un variopinto susseguirsi di 4, 4.5 e 5, in crescita rispetto al 3 di media incassato contro Crotone e Roma, ma niente in confronto a quanto mostrato dal numero 11 rossonero ad inizio stagione: gol, assist, rigori conquistati (e per fortuna lasciati ai compagni di squadra), una partecipazione continua al gioco della squadra, un impegno costante premiato da ottimi risultati. Poi, colpa inizialmente di una brutta influenza, in casa Niang si è spenta la luce e da allora il ragazzo cresciuto al Caen sembra aver perso la bussola. Oggi ci si interroga su come regolarsi per il futuro, se cedere alle lusinghe milionarie della Premier League o puntare ancora forte sul suo bizzoso talento. Va bene che stiamo parlando di un calciatore appena 22enne, quindi ancora con importanti margini di crescita, ma il termine “involuzione” torna troppo di frequente nei commenti tecnici su Niang. Ancora una volta toccherà a Vincenzo Montella, con le doti di fine psicologo che gli si riconoscono, provare a ricostruire l’autostima e la fiducia del ragazzo, per restituire al Milan le sue cavalcate e le sue accelerazioni sulla fascia.
Più o meno quello che il tecnico rossonero sta facendo con Josè Sosa. El Principito sembrava quasi evaporato, uscito dai radar dello staff tecnico milanista dopo 5 spezzoni di partita disputati dall’ex Besiktas a inizio stagione. Poi la maglia da titolare in Coppa Italia contro il Torino, onorata in maniera sufficiente dal centrocampista argentino, e ora il Milan potrebbe aver trovato una nuova alternativa in mezzo al campo. Ai tifosi del Napoli, qualche anno fa, erano bastati pochi mesi (stagione 2010-11) per scippare a Sosa il suo soprannome originale e ribattezzarlo in maniera decisamente più prosaica “El Uallarito”. Fotografando con un termine colorito tutta l’indolenza, la lentezza, la mancanza di propositività, l’atteggiamento refrattario spesso e volentieri mostrato in campo da Sosa. Ora Ualli, come viene ancora chiamato all’ombra del Vesuvio, ha l’occasione per dimostrare ai tifosi del Milan che il suo acquisto non è stato poi così insensato. L’augurio generale è che ci riesca.
Chiusura dedicata all’offensiva della Juventus su De Sciglio. C’è addirittura chi parla di un accordo raggiunto tra la dirigenza bianconera e l’entourage del calciatore. Teoria francamente fantasiosa, intanto perchè almeno fino a giugno 2018 Mattia è sotto contratto con il Milan (quindi se Marotta volesse subito il terzino dovrebbe trattare con la dirigenza rossonera), e poi perchè è difficile immaginare che il ragazzo nato a Milano e cresciuto nel vivaio del Vismara possa voler lasciare la sua casa. Un po’ come Donnarumma: stessa precaria situazione contrattuale ma stesso amore per una sola maglia, quella a strisce verticali rossonere.

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