Leao, una volta per tutte. Il mercato, il bambino e l'acqua...

05.11.2022 00:00 di Mauro Suma   vedi letture
Leao, una volta per tutte. Il mercato, il bambino e l'acqua...
MilanNews.it

Mi permetto di chiedere una cosa un po' a tutti, entourage vari, media, tribune social: ma perchè Rafa dovrebbe sedersi da ospite a una tavola apparecchiata da altri col denaro, quando da quattro anni a questa parte sta imbandendo e allestendo la sua di tavola con la sua vita e la sua crescita, la tavola di casa sua, con le sue mani, con i suoi compagni, con il suo allenatore, con i suoi tifosi? Se la risposta, legittima e rispettabile, sono i soldi, di solito ci si arrende. Ognuno per sè, Dio per tutti. Chiaro. Ma vado oltre: sicuri che questi benedetti e sacrosanti soldi facciano tutta la differenza del mondo? Chi ha lasciato casa sua per i soldi voleva andare a competere per la Champions ma finora non lo ha fatto, idem chi lo ha fatto per andare a vivere da titolare una esperienza d'altro bordo in un top club e idem chi è partito per andare a vincere la seconda stella. So perfettamente che quando parlano o loro o i loro agenti dicono cose diverse, ma io guardo le facce. Che non mentono mai. Il linguaggio del corpo è intonso dalla sinuosità dell'Iban. Eccole le facce: assente e vaga una, indecifrabile l'altra, grifagna e ingrugnita l'altra ancora: non sono felici. Sapete, non mi sorprende. Le esperienze dopo il Milan non sono mai le stesse che si erano vagheggiate e immaginate mentre si era al Milan e si voleva "andar via". A Milan Channel per tanti anni ho fatto ogni settimana Terza Pagina. Quante volte i nostri ex sono venuti in studio a raccontarsi, a rivivere una carriera. Scena quasi sempre quale, si sedevano, si microfonavano e iniziavano loro in primis: "Ho un rimpianto, avevo tante cose in testa, tante rivincite da prendermi, ho voluto andar via ma ho sbagliato, dovevo restare al Milan". Lascio questo messaggio nella bottiglia. A tutti, non solo a Rafa. Consapevole che anche Rafa, ma non solo, è figlio di questo gruppo, ha potuto crescere e mettere in risalto le sue qualità grazie a questa società e a questo allenatore, in un modello difficilmente declinabile altrove. Un allenatore che, non a caso, non ha rinnovato e nemmeno prolungato. Il contratto post-Torino e pre-Salisburgo è un nuovo patto per il Milan di qui in avanti, un rilancio della visione e della compattezza senza opzioni esercitate in maniera formale e burocratica, ma qualcosa di diverso e, come giusto, di più.

A proposito, parlo ai detrattori del nostro mercato, ai ruminatori, come si fa con la gomma da masticare, del concetto "il mercato non ha ancora dato nulla al Milan". La prendo alla lontana, come nelle prediche dal pulpito la domenica. Ma ve lo ricordate il mercato del 2019? Non è un mercato qualunque, è il mercato che ha costruito l'ossatura del Milan campione d'Italia tornato negli ottavi di finale di Champions League. Bene, "quel" mercato dopo 12 giornate di campionato, le stesse giocate fino ad oggi, era nulla, era polvere. Leao giocava pochino, Theo si era appena ripreso dall'infortunio alla caviglia della tournèe, Ante era quasi sparito dalla scena, Isma faceva partite normali, Krunic era riserva senza infamia e senza lode. Cosa avremmo dovuto fare? Buttare via il bambino con la acqua sporca? Flagellarci? Infarcirci la testa di abbiamo sbagliato tutto? No, abbiamo calibrato stagione e progetto ed eccoci qua. Theo capitano, Isma e Rafa giocatori imprescindibili, Rade tanta roba, Ante idolo di molti fra cui il sottoscritto. Alla luce di questa esperienza, perchè tutta questa stramaledetta fretta di mettere il bollino rosso al mercato della scorsa estate? Anche un anno fa di questi tempi, il mercato ci aveva dato poco, o tanto se volete, ma alla fine dopo 12 partite c'era il solo Maignan. Perchè Oli aveva problemi prima alla schiena e poi muscolari, Florenzi e Messias dovevano sistemare vecchie cose, insomma non c'era il mercato fra i dieci giocatori di movimento nemmeno un anno fa, e poi abbiamo visto come è finita. Un anno dopo è lo stesso, anche se mi resta il rimpianto del fatto che in una delle migliori partite di Charles, quella col Napoli, non abbiamo vinto. Altrimenti, si parlerebbe già diversamente di lui. Per il resto mi tengo per il momento i tre punti salvati da Thiaw a Verona, quelli blindati da Origi con il Monza, il gol di Tommi con la Dinamo Zagabria e la grande stima che Stefano Pioli nutre nei confronti di Aster Vranckx. Del resto, ne riparleremo. Forza, c'è la partita.