Montella non vuole alibi, ma il vero problema è che il Milan non è più il Milan e pochi credono in questa realtà

Montella non vuole alibi, ma il vero problema è che il Milan non è più il Milan e pochi credono in questa realtàMilanNews.it
martedì 13 settembre 2016, 00:00Editoriale
di Furio Fedele

Vincenzo Montella non cerca alibi. L’aveva dichiarato prima della sfida contro l’Udinese. Ha ribadito il concetto quando ha dovuto commentare la sconfitta consecutiva (in 3 sole partite di campionato) che ha fatto ripiombare il Milan nel solito antro scuro che coincide, come malinconica abitudine, sull’orlo della zona-retrocessione. I numeri sono già impietosi. La Juventus ha 6 punti di vantaggio, la zona-Champions League è a quattro lunghezze. Venerdì si torna a viaggiare, lontano da San Siro tornato ad essere terra di conquista per chiunque. La Sampdoria, non solo sulla carta, sembra la squadra meno adatta a innescare opportuni tentativi di resurrezione. Montella sembra avere già esaurito il «fluido» benefico che aveva illuso che il Milan potesse proporre un gioco e un carattere da squadra «quasi» grande. Montella ha letto male, contro l’Udinese, alcune fasi della partita. Ha ritardato i cambi. Soprattutto si ostina sfiancare i terzini (in particolare Abate che deve reggere 90') in un pressing senza possesso palla che diventa un diventa un autentico «suicidio» tattico con il passare dei minuti e il calare delle forze.

CATTIVERIA. Ma dice bene Montella quando si arrabbia chiedendo ai suoi se proprio non si possono vincere le partite, almeno di non perderle. L’Udinese non aveva sicuramente l’intenzione dichiarata di fare bottino pieno San Siro. Usciti indenni dal primo tempo, i friulani hanno preso coraggio quando hanno capito che il ritmo del Milan stava calando in maniera esponenziale. Danilo e Felipe avevano agilmente ragione del solito Bacca messo kappaò dal doppio viaggio intercontinentale per andare a servire la patria. Ma la Colombia, sia chiaro, non può e non riesce a garantire all’attaccante milanista neppure la ventesima parte di quello che il suo club di appartenenza gli sta bonificando per il secondo anno di fila. Il vanto di aver «prestato» ben 12 nazionali (fra azzurri e stranieri) nell’ultima pausa si è trasformato nell’ennesimo rimpianto. Ricco di rabbia e di rimorsi, anche perchè Montella da quando allena ha collezionato, dopo le pause di campionato, dieci sconfitte su 21 partite giocate, l’ultima proprio quella di domenica a San Siro contro l’Udinese. Nello specifico Montella ha collezionato 7 vittorie, 4 pareggi e 10 sconfitte. Quindi, con o senza alibi, bisognerebbe curare di più anche questi dettagli che fanno la differenza.

INTERISMI. Sul fronte societario la situazione è diventata improvvisamente rovente dopo il contemporaneo «outing», non richiesto, di Albertini e Costacurta. È vero che Marco Fassone sta attingendo a piene mani dalla sua ultima esperienza professionale nerazzurra, ma è altrettanto concreto il fatto che, se per ipotesi, Mourinho decidesse di allenare il Milan nessuno avrebbe da ridire... Comunque la verità è che, ancora prima dell’avvento di Fassone, si è capito chiaramente che in questo Milan nessuno ha più voglia di credere, sperare e combattere. Montella aveva bisogno più di sfuggire all’irrequieto presidente Ferrero che non di finire dalla padella nella brace... Quando ha cenato con Gancikoff e Galliani (4 luglio) si era presentato con un dossier di giocatori da comprare. Quando ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco, ha fatto fatica a individuare i nomi e i volti dei nuovi arrivati sull’album delle figurine...