Montolivo, Donnarumma, Maldini, i cinesi: ma quale sosta ... Ora per fortuna torna il pallone
Se vi capitasse di sentir dire anche da dotti eruditi specialisti che il male di questa epoca è lo stress, non date retta: trattasi della balla più comica e fuorviante della psicologia. L’uomo della preistoria doveva indossare calzature di pelle, uscire la mattina da una caverna gelida armato di una clava e andare a cacciare bisonti, mammuth, dinosauri e altri bestioni per mantenere una famiglia mediamente numerosa. Durante l’Impero Romano metà popolazione andava in lunghe sanguinose campagne di conquista e l’altra metà erano schiavi o perseguitati o indigenti. Non parliamo poi del Medioevo o del Risorgimento quando per andare in guerra come pretesto bastava uno starnuto a un ricevimento. Lo stress è sempre esistito, a tutti i livelli. Non ha tempo né cittadinanza. Persino un tifoso di calcio può essere stressato semplicemente in quanto tale. I milanisti, per esempio, ai quali nemmeno la sosta del campionato regala momenti di relax e di distrazione. Anzi. Prima l’infortunio a Montolivo scorticato sui social, poi l’assalto a Donnarumma che come al solito sembra avere un contratto più ingombrante (e vincolante) con l’ineffabile Raiola che con il suo club di appartenenza, poi Maldini che va da Fassone e non accetta le offerte, infine la cortina di fumo che avvolge i cinesi futuri nuovi proprietari del Milan e che continua a non offrire alcuna garanzia di progetto sportivo in essere, nonostante qualcosa pare muoversi ogni giorno.
Altro che sosta. Nessuno stop ai patemi, nemmeno per chi ama il calcio. Bisogna convivere con i fastidi, gli incubi, i dubbi. Per fortuna torna il pallone e per quanto possa apparir assurdo, in questo momento è l’aspetto che meno turba l’ambiente rossonero. La squadra c’è, o almeno c’era due settimane fa. Arrivava da un buon filotto di risultati, ha sistemato la classifica, ha messo in campo onor proprio e un po’ di carattere finalmente, facendo meglio dell’Inter che è il punto di riferimento più vicino, che i suoi problemi cinesi li ha risolti almeno per quanto riguarda le carte di identità, che il suo solito mercato dispendioso lo ha fatto e le sue solite cantonate le sta misurando. Avendo già risolto anche il problema dell’allenatore esonerato in sul calar dell’ultimo sole estivo. Motivo di conforto tutt’altro che sterile e affatto confinato nei perimetri cittadini vista la classifica. Qui si parla di Europa e se l’Europa è quella che i nerazzurri stanno attraversando pigliando legante sparse, sarà meglio davvero che il Milan si attrezzi diversamente per il futuro prossimo. Sempre che riesca a rientrare finalmente nel giro estero.
In questo senso il lavoro da fare è ancora molto e duro, gli esami cui sottoporre gli attuali protagonisti parecchi, in tutti i ruoli. Subito col Chievo pare rivedremo Sosa e soprattutto Lapadula sul quale come sapete siamo disposti a scommettere, in difesa cercasi ancora terzini titolari e centrale affidabile al fianco di Romagnoli. Là in mezzo ora che Montolivo non c’è toccherà a Locatelli accelerare i tempi contro i piani di Montella che ne aveva programmata una crescita più prudente e graduale. Non fa nulla, nessuna paura: il ragazzo si farà, intanto si misuri con i grandi dimostrando di sapersi prendere responsabilità, oneri, fiducia. Alla sua età erano già tutti uomini fatti nella preistoria, durante l’Impero romano, nel Medioevo e nel Risorgimento. E non per il fatto di correre dietro a una palla. Corri ragazzo corri.
Giovedì 13 ottobre due notizie apparentemente in contrasto tra loro: un Nobel se n’è andato, Dario Fo, lasciando idealmente in eredità la sua statuetta a Bob Dylan. Nessuna contraddizione se si conoscono i parametri con cui questo premio straordinario viene concepito e assegnato. In entrambi i casi sul gradino più alto è salita l’arte, è salita la cultura, il linguaggio, è salita la nostra storia su questo pianeta al di là dei confini. Perché oltre alle guerre, all’odio, al sangue, al razzismo, l’uomo è capace anche di questi picchi sublimi attraverso personaggi sublimi. Ai quali va il nostro applauso, la nostra ammirazione, il nostro amore per il loro lavoro.

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