Preoccupa più il futuro del presente. Chi la dice una parola su Allegri? Intanto è già iniziata l'epurazione alla cieca...

Preoccupa più il futuro del presente. Chi la dice una parola su Allegri? Intanto è già iniziata l'epurazione alla cieca...MilanNews.it
Oggi alle 00:00Editoriale
di Luca Serafini

È sempre molto difficile l'analisi quando si parla di calcio, specialmente se coinvolti dalla passione e dal tifo. È complicato peraltro anche per opinionisti apparentemente distaccati, empiricamente super partes: le sfaccettature sono molteplici così come i fattori (tecnici e umani): ragione e torto si spartiscono le percentuali a seconda dei punti di vista, perché è sempre tutto molto soggettivo e assai poco oggettivo.

Quando si tratta di Milan le cose si complicano ulteriormente, perché i discorsi partono dalla radice scalando fino alla punta estrema. Non ci si rassegna a una proprietà che ha focus così profondamente diversi, così dichiaratamente lontani da quelli che costituiscono l'affezione, la storia, i sentimenti dei tifosi. Le argomentazioni di chi commenta. Marketing, bilanci, stadio, brand sono primari, offuscano l'obiettivo sportivo nonostante questo sia in assoluto conflitto con le spese fatte sul mercato: oltre 500 milioni negli ultimi 4 anni. Il risultato è figlio della mancanza di una linea credibile, di una competenza, di una conoscenza e a volte di una presunzione estrema. L'assenza di un direttore sportivo per 3 anni è una di queste motivazioni, sebbene anche alcune scelte di Tare dell'estate 2025 suscitino oggi non poche perplessità. 

Si parte dalla radice (o dal piano più alto, come preferite) per arrivare alla rosa, alla squadra, all'allenatore, ai risultati. In questi giorni di confusione mediatica, sentendosi tutti in diritto di tracciare le linee guida del futuro più che del presente - dimenticando quanto vitale sia l'obiettivo nel mirino - perché in effetti preoccupa più il futuro del presente. Per esempio: si cambia ancora allenatore? Da Pioli, in 2 anni sarebbe il quinto... Vogliamo dirla una parolina sul futuro di Allegri? Intendo la società. In questi casi (è questione di competenza, esperienza, conoscenza) un dirigente alto in carica dovrebbe dire subito, adesso: "Sarà lui il nostro allenatore del futuro", anche se non fosse ancora deciso. Perché è così che si fa quando c'è da mantenere alta l'attenzione e compatto lo spogliatoio.

Invece cadono come burattini al tiro a segno del luna park, non solo Allegri, ma anche Tare, Leao, Pulisic, Modric e chi più ne ha più ne metta. Il loro futuro è già segnato, è già deciso, e se non lo fosse, costituisce comunque il desiderio più suggestivo perché, come dicevo, l'analisi quando si parla di calcio viene dallo stomaco, dal cuore, dal sangue che ribolle: la mente può solo partorire rabbia, frustrazione, delusione. E si riparte dalla piazza pulita, normalmente la più miope delle rivoluzioni.

Qualcuno mi accusa di essere ancora troppo tenero con questa società, nonostante l'epurazione subìta 14 mesi fa dal canale tematico. Forse è subentrata un po' di rassegnazione: Berlusconi e Galliani erano in grado di recepire le critiche, di elaborarle, di ripartire. Oggi invece la sordità vince su qualsiasi ostacolo, perché gli obiettivi non cambiano né se arrivi ottavo né se vinci lo scudetto: questi sono ormai eventi collaterali, di secondaria importanza. Puoi criticare fin che ti pare, intonare i cori, ma è evidente che il gol della proprietà resta comunque allontanare da San Siro i tifosi dei club e della Curva fino a quelli sciolti, privilegiare il business, essere indifferenti rispetto alle vittorie, ai pareggi e alle sconfitte. Un messaggio chiaro che arriva anche alla squadra, fatalmente. E non c'è uscita di Scaroni che non rimpolpi questa, che non è più una mera sensazione, ma la storia di oggi.