Prepararsi per tempo al dopo Ibra. Perché Origi da solo non basterà. Il "mistero" di Rebic e Castillejo

14.04.2022 00:00 di Franco Ordine   vedi letture
Prepararsi per tempo al dopo Ibra. Perché Origi da solo non basterà. Il "mistero" di Rebic e Castillejo
MilanNews.it

Proviamo a sciogliere il nodo Ibra. Precedenza ai numeri, poi spazio alle opinioni. Eccoli, allora, i numeri: in questa stagione Ibra ha giocato 19 partite, un girone in pratica, con una media a partita di 50 minuti. Fino a ieri ne ha saltate 16 in campionato più 1 per squalifica e 1 vissuta in panchina. Addizionate alle prossime scontate 3 fanno un totale di 20 partite saltate. A questo punto bisogna chiedersi: ha senso affrontare con lui il tema del rinnovo contrattuale? La mia risposta è no. E, precisazione obbligata, non perché sia sicuro al 100% che Zlatan abbia raggiunto il capolinea della sua inimitabile carriera. No, di sicuro ha ancora voglia ed energie da spendere ma gli acciacchi sono tanti e sono tali da impedirgli d’inseguire la vanità e la voglia di stupire che da sempre l’ha accompagnato. Ibra ha il terrore di smettere, come ha candidamente confessato lui stesso, perché non sa ancora come impegnerà il suo tempo, cosa farà nella seconda parte della sua vita, dove indirizzerà il suo talento. Nel calcio è una risposta quasi scontata, nel Milan anche. Ma con quale ruolo? Dicono: da dirigente. Signori miei intanto in quella divisione i ruoli essenziali sono tutti occupati, da Maldini e Massara. E comunque non ci si può improvvisare. Forse è più razionale vederlo impegnato, al fianco di Pioli, quale agente “motivatore” del gruppo squadra.

MERCATO ATTACCO- Ma c’è un’altra domanda che riguarda il futuro immediato, riferita sempre a Ibra: chi al suo posto? Attualmente i ranghi sono composti da Giroud (sta facendo il suo, ndr) e da un ragazzo di 18 anni, Lazetic sul cui conto non arrivano giudizi esaltanti. Giroud è da solo, quindi. Leao si è preso un mese di ferie retribuite senza avvertire la compagnia, Messias ha messo a nudo il suo bagaglio tecnico limitato (va bene per una modesta di A o di lusso in B ma se deve competere per lo scudetto no, ndr), Diaz manca all’appello del gol da troppo tempo e non ha fatto il salto promesso nel girone d’andata. Questo è lo scenario attuale. Allora rispondere al quesito iniziale è sempre più urgente. Origi, da solo, non basta. Nel Liverpool non è un titolarissimo, non ha mai fatto valanghe di gol, sicuramente può assicurare un rendimento superiore a quello nullo dei predecessori (Mandzukic e Pellegri). Ma Origi da solo non basta. Occorre un primo centravanti per capirsi al volo e qui bisognerebbe che Moncada e soci riuscissero a scovare qualcuno del tipo Maignan o Kalulu per capirci al volo perché le risorse economiche del prossimo mercato non sono infinite.

Vedo che ha fatto effetto il mio ragionamento a proposito di Leao: se arrivasse una qualche golosa offerta, è il caso di farlo partire. Vorrei aggiungere, per quel ruolo, il mio candidato ideale che risponde alle caratteristiche di Elliott: giovane età, talento indiscutibile e discreto feeling con il gol. Si tratta di Traorè del Sassuolo. Altro che Berardi a 30 milioni: è lui che servirebbe nel caso ….

GUARIGIONE LAMPO- Domenica scorsa l’ufficio stampa del Milan ci ha informato che oltre ai lungo degenti Kjaer, Florenzi e Romagnoli, non sarebbero partiti per Torino anche Ibra (sovraccarico al ginocchio) più Rebic, Castillejo e Bennacer, tutti per affaticamento muscolare. Bene: su Bennacer ci sta, ha giocato sempre e tra l’altro benissimo, fino alla partita col Bologna, men nel caso di Rebic (pochi spezzoni) e Castillejo (nemmeno quelli) la mancata convocazione ha meravigliato. Alla ripresa degli allenamenti post Torino gli ultimi due si sono allenati con la squadra regolarmente. Verrebbe da dire: smaltito rapidamente l’affaticamento, una specie di guarigione lampo. Chissà perché invece mi è venuta in mente la famosa battuta di Andreotti…