Da temere i “Lobster Radical” del calcio. Le differenze tra Sacchi e Amorim. Mr Cardinale, bisogna fare presto!!
“L’undici rossonero è ancor oggi privo di schemi necessari e sufficienti per definire una linea accettabile di gioco, per smarcare un uomo per la realizzazione".
Qualcuno mi potrebbe chiedere quale giornalista abbia espresso un giudizio così duro e lapidario dopo il pareggio di Torino. No, questo commento è vecchio di ben 39 anni. È Angelo Rovelli, su “La Gazzetta dello Sport” del 28 settembre 1987, che sintetizza così il pareggio di Cesena del Milan di Arrigo Sacchi, che, qualche anno dopo, verrà eletta dalla FIFA la squadra di club più forte della storia. Eppure, alla sosta di ottobre, quel Milan, futuro Campione d’Italia, chiude al settimo posto in classifica, proiettata sui 3 punti, a 4 lunghezze dal Napoli e dietro Roma, Fiorentina, Sampdoria. Addirittura, dopo lo 0-0 in terra romagnola, “La Stampa” nel sommario titolava: “Sapore di crisi per Sacchi”.
Insomma, questo ricordo della leggendaria squadra di Silvio Berlusconi per sottolineare, ancora una volta, che ogni progetto ha bisogno del tempo necessario per consolidarsi, per raggiungere le prestazioni che regalano poi i tre punti. Nonostante quel Milan avesse in campo Giovanni Galli, Tassotti, Mussi, Colombo, Galli, Baresi, Donadoni, Ancelotti, Virdis, (Van Basten), Gullit, Massaro. Mentre quello di Torino ha visto Maignan, Gila, De Winter, Pavlovic, Moreira, Modric, Musah, Estupiñán, Saelemaekers, Rabiot, Gonçalo Ramos.
I tifosi rossoneri, oltre a uscire dallo stadio piemontese con l’amaro in bocca per il pareggio subito a 3 minuti dalla fine, sono rimasti delusi dalla prestazione, poco divertente, arida sul piano delle occasioni, scarna a livello spettacolare. Lontanissima dalla bella partita di Breslavia e da quella di Torino. Voglio però riaffermare che l’assillante ricerca assoluta del Sacro Graal, cioè del gioco spumeggiante, da parte dei radical chic del calcio, mi ha un po’ stancato. Con i soliti paragoni e innamoramenti in base ai risultati.
Opinioni che non devono assolutamente condizionare il lavoro di Amorim. Un allenatore non deve mai andare a caccia di avventure per accontentare i frequentatori dei salotti buoni, ma spremere il meglio dalla rosa che gli hanno messo a disposizione.
Ho subito notato paragoni dei “Lobster Radical” del pallone con il Milan della scorsa stagione. Quello allenato da Massimiliano Allegri, nome che suscita sgomento, vergogna, quasi terrore in molti opinionisti e tifosi. Pronti giustamente a ricordare gli ultimi due mesi disastrosi sotto tutti i livelli, ma meno attenti e volutamente smemorati sul cammino nel girone di andata, che ha visto il Milan, dopo la sconfitta contro la Cremonese, chiudere al secondo posto dopo 11 vittorie e 6 pareggi.
Sono molto chiaro!! Auguro ad Amorim di imitare, fino a gennaio, il cammino di quel Milan, ma anche tante sue belle prestazioni, che hanno permesso di battere Inter, Roma e Napoli e, nel recupero, anche il Como.
Il portoghese intanto sarà probabilmente più fortunato di Max, perché Gerry Cardinale ha mormorato di essere pronto a intervenire, nel mercato invernale, per migliorare la squadra. Questo è un altro dei peccati mortali della passata gestione, che ha, come correo, comunque non dimentichiamolo, lo stesso Cardinale, che ha ammesso di aver troppo delegato, con i miseri risultati poi ottenuti.
Tornando all’attualità, la partita di Torino ha evidenziato situazioni già ipotizzate e poi concretamente confermatesi. Rosa non eccelsa sul piano qualitativo, scarna su quello quantitativo. Oggi però la preoccupazione maggiore riguarda proprio Amorim, che ha messo in campo una formazione poco convincente, distante dalla sua filosofia e dalle sue promesse. Il tecnico portoghese deve mantenere la calma, perché, come si sa, l’agitazione è il peggior nemico della concentrazione, continuando a perseguire le sue idee. Purtroppo, per lui, senza l’aiuto di un riferimento in società con il quale confrontarsi a livello proprio tecnico, in caso di dubbi o esitazioni.
Questa è un’altra delle grandi differenze tra quel Milan di Sacchi e quello di oggi.
Non sarà mai troppo presto quando Gerry Cardinale finalmente provvederà all’assunzione di un Head of Football, cioè un capo del calcio di alto valore, per aiutare, nella sua crescita, e in quella della squadra, proprio Amorim.
Con un consiglio per il proprietario del Milan:
“Mr Gerry, non serve andare in giro per il mondo. Dirigenti bravi e preparati esistono anche in Italia, magari abitano anche a Milano!”.
Ma… presto, per favore… presto!
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