Un patrimonio da salvare

Un patrimonio da salvare
© foto di Fabrizio Tomasello
domenica 29 gennaio 2017, 00:00Editoriale
di Fabrizio Tomasello

Il concetto di patrimonio da salvare, parlando di Milan, si presta a mille interpretazioni. Il tesoro rappresentato dai tanti talenti di stanza a Milanello, ma anche la ricchezza ereditata dall’ottimo - e inaspettato - inizio stagione dei ragazzi di Montella, arrivati a sgomitare con la Roma per il secondo posto in classifica, fino a quel rigore maldestro calciato da M’Baye Niang tra le braccia dell’innominabile portiere polacco. Sliding doors del campionato rossonero.

Oggi, dopo cinque partite a basso contenuto di punti, ma certo non scadenti quanto a sostanza, impegno e qualità di gioco, la fotografia della classifica rossonera è certamente meno esaltante. Tanto che anche un’eventuale vittoria - tutt’altro che scontata - sul campo del Bologna nel recupero previsto l’8 febbraio proietterebbe il Milan al quarto posto, davanti all’Inter e in zona Europa League, ma comunque ben distante da Napoli e Roma ormai affacciate su un bel terrazzo con vista Champions. Ora l’imperativo è non disperdere tutto il lavoro svolto fin qui con passione e dedizione da mister Montella e i suoi ragazzi. Probabilmente ci sta tornare con i piedi sulla terra dopo i voli pindarici di novembre, quando qualcuno azzardò perfino sogni di aggancio alla Juventus, ma l’obiettivo Europa deve rimanere inciso a caratteri di fuoco nella testa e nel cuore dei calciatori del Milan: dopo tre anni di vacche magre è arrivato il momento di far sventolare di nuovo le bandiere rossonere in tutti gli stadi del continente.

Come dichiarato in apertura, è ovvio però che il concetto di patrimonio da salvare vada esteso anche al capitale umano a disposizione di Vincenzo Montella. In primis ai due giovani virgulti del vivaio rossonero, Gianluigi Donnarumma e Manuel Locatelli, finiti inopinatamente sul banco degli imputati dopo l’eliminazione rimediata mercoledì scorso in Coppa Italia. Una sorta di paradosso temporale che ha catapultato i talenti rossoneri dalla polvere di stelle di Doha, alla polvere e basta dello Juventus Stadium. Ora, è probabile che i baby campioni rossoneri non abbiano fornito al cospetto dei pentacampioni d’Italia la loro prestazione più scintillante, soprattutto il Loca, che dall’alto dei suoi 19 anni appena compiuti è il più anziano dei due. Ma questo è il momento in cui tutto l’universo rossonero, dalla società allo staff tecnico, per finire ai tifosi, deve stringersi attorno ai suoi ragazzi. Nessuno deve permettersi il lusso di dimenticare che stiamo parlando di due ragazzi, ancorchè prossimi a diventare autentici fenomeni. Oggi possiamo dire che l’azzardo più grande commesso finora in casa Milan è stato quello di caricare sulle giovani spalle di Gigio e Loca tutto il peso e la responsabilità di una squadra blasonata e ricca di storia come il Milan. Entrambi hanno superato gli esami a pieni voti ma consentire a Donnarumma e Locatelli di sbagliare serenamente, per poi imparare dai loro errori (come siamo certi che hanno già iniziato a fare Manuel dopo l’espulsione meritata a Torino e Gigio dopo le indecisioni contro il Napoli), può rivelarsi uno step fondamentale per garantire una crescita naturale e corretta ai due rossoneri.

E sempre a proposito del fenomenale portiere di Castellammare di Stabia, concediamoci un’ulteriore considerazione relativa all’annosa questione del suo rinnovo di contratto. In questi giorni, con una ripetitività ossessiva e preoccupante, abbiamo letto cifre sconcertanti, ciò che Mino Raiola pare intenzionato a chiedere alla nuova dirigenza cinese per blindare Gigio al Milan. Una forbice variabile dai 5 milioni di euro netti l’anno, secondo le indiscrezioni della stampa italiana, agli oltre 190 mila euro a settimana (praticamente 10 milioni di euro netti l’anno), secondo i colleghi d’oltremanica. Nessun dubbio sul fatto che Donnarumma meriti uno stipendio da top player, il suo infinito talento va premiato, ma forse è arrivato il momento di mettersi tutti una mano sulla coscienza - da Raiola a Galliani, passando per Fassone e Sino-Europe Sports - e dare un taglio a queste chiacchiere, ormai diventate pesanti e difficili da metabolizzare perfino per un iceberg come Gigio.

E se il dubbio di Donnarumma fosse quello di dare retta a Raiola e cedere alle lusinghe del denaro oppure scegliere l’attaccamento alla maglia e le ragioni di cuore, noi avremmo già la risposta giusta.