Una firma tosta e vera

02.07.2022 00:00 di Mauro Suma   vedi letture
Una firma tosta e vera
MilanNews.it

Non è stato un giugno semplice. Anzi è stato cupo e acre. Ma è stato vero. E non aveva un copione già scritto. Il confronto è stato sui punti, sul lavoro, sui temi, sui contenuti, senza teatrini e senza infingimenti. Un anno fa tutti sapevano che Antonio Conte avrebbe lasciato l'Inter campione d'Italia. Il modo in cui è avvenuto è stato persino irrilevante tanto era scontato. Un anno dopo, Paolo Maldini ha posto serie questioni tecniche e operative e la proprietà ha tenuto il punto sulle questioni di team e di gestione del progetto. Nessuno poteva sapere davvero come sarebbe andata a finire, perchè il confronto è stato reale e aperto. Adesso tutti a strologare e ad alambiccare su che firma è e su che faccia aveva Paolo all'uscita da Casa Milan. Chi si pone questi problemi non conosce Paolo. Se Paolo non è convinto, non resta e non firma. Come sarebbe "tranquillamente" potuto accadere. Paolo nei nove anni dal 2009 al 2018 ha detto no alla proposta di cariche e coinvolgimento operata da Silvio Berlusconi e Adriano Galliani al momento del suo addio al calcio. Ha detto no ad un altro tipo di coinvolgimento nel Milan delle due teste che abbiamo seguito dal dicembre 2013 al dicembre 2016. E ha detto no anche al Milan cinese di Fassone e Mirabelli, quando c'erano tanti soldi sul tavolo e tanti giocatori da prendere. Nel 2018, Paolo invece aveva detto sì ad Elliott, ma dopo aver parlato con i vertici a New York. Ha accettato, ma in un clima totalmente diverso da quello di oggi. Era il Paolo dell'imparare, dell'apprendistato. Prima al fianco di Leonardo, poi al fianco di Boban, poi con Massara al suo di fianco. Il Paolo del 2022 è diverso, ha capito il funzionamento, ha compreso, ha letto, ha seguito, ha imparato, ha vinto. Aveva nuove esigenze di rilancio e prospettiva e lo ha detto. Dopo la sua intervista che all'inizio, non lo neghiamo, ci ha sballottati un po' tutti, ha ricevuto la parole affascinate di Gerry Cardinale, le dichiarazioni di centralità del presidente Scaroni e il rispetto di Ivan Gazidis che, pur di non creare attriti, ha giocato il ruolo più sfumato e più tenue possibile nella vicenda. Certo, confronto tosto e mese tosto. Ma le persone intelligenti che ci sono al quarto piano del Milan e quelle collegate al quarto piano del Milan non potevano non approdare a questo risultato. L'unico possibile, Nessuno ha sbracato, nessuno si è barricato. Concessioni reciproche e dialogo nuovo e diverso. Adesso leggo tanti commenti perplessi e scettici, ho letto addirittura di vergogna indelebile. Col Milan, succede così: quando c'è una grande vicenda mediatica aperta, tutti ne parlano ogni secondo e tutti cercano di trovare una iperbole più grande e più dura di chi ha parlato e scritto fino ad un secondo prima. Liberissimi, incassiamo tutto e rispondiamo sul campo. L'unico ambito in cui questo Milan parla, comunica e si palesa. Ritardo? Certo. Di un mese. Un anno fa l'Inter ha perso due mesi prima di cedere Lukaku a metà agosto e facendo il mercato nella seconda quindicina d'agosto. eppure ha vinto due trofei e si è giocata lo Scudetto fino all'ultima giornata. Noi non siamo a fine agosto. Noi siamo a inizio luglio. Forza. Avanti.