Primo Piano

Le verità dell’Olimpico: chi può e chi non può giocare. Milan cantiere ancora aperto, anche in dirigenza

Le verità dell’Olimpico: chi può e chi non può giocare. Milan cantiere ancora aperto, anche in dirigenzaMilanNews.it
Oggi alle 00:00Editoriale
di Pietro Mazzara

Il pareggio di Roma contro la Lazio ci ha detto tante cose attorno allo stato di questo Milan. Un primo tempo terrificante, un secondo tempo che è quello che si vorrebbe vedere e tanti fattori che devono essere rimescolati per trovare una soluzione che dia al Milan continuità di prestazione dentro la partita. Perché i primi quarantacinque minuti sono stati qualcosa di inaccettabile, dove la squadra è stata letteralmente dominata dai giocatori della Lazio per ritmo, intensità fisica e mentale e, soprattutto, per le occasioni create. I due gol subiti sono le cartine di tornasole dei difetti della rosa del Milan e di alcune scelte che Ruben Amorim non dovrebbe più fare. Perché Pervis Estupinan è un problema. Floriani Mussolini e Cancellieri gli hanno fatto invertire gli occhi, è stato messo in mezzo con una facilità estrema da giocatori di categoria, per carità, ma non parliamo di top e poi, in fase difensiva, è un buco costante nelle letture. Il gol dell’1-0 ne è un esempio lampante, una fotografia nitida di come un giocatore che doveva essere venduto in estate sia stato trattenuto, sbagliando, e inserito in un sistema che non sa reggere. Lo ha dimostrato già lo scorso anno con Allegri e lo sta confermando adesso con Amorim, che sulla permanenza di Estupinan ha le sue responsabilità avendolo voluto in tournée per valutarlo, mentre l’Aston Villa aveva raggiunto un accordo sia con lui sia con il Milan per prenderlo.

L’altro elemento che al di fuori di Milanello ha finito il credito, ma ormai da tempo, è Ruben Loftus-Cheek. L’inglese si è giocato malissimo la chance che Amorim gli ha voluto concedere dopo il cazziatone in conferenza stampa, dove ha detto che l’ex Chelsea ha una capacità d’accendersi dentro la partita molto limitata come arco temporale. A Roma non si sono visti nemmeno quei cinque minuti e il repertorio di errori è sempre lo stesso: contrasti persi troppo facilmente, difesa del pallone assente per uno con il suo fisico, passaggi errati e nessuna connessione costante con Gonçalo Ramos. Uscito lui e inserito Pulisic accanto a Cisse, il Milan è cambiato totalmente nel gioco sulla trequarti, avvicinandosi di almeno dieci metri. Anche lui, in questo sistema dove i trequartisti devono fare cose diverse da quelle che vorrebbe fare lui, Loftus-Cheek centra poco, specialmente se il suo ardore agonistico è questo.

Ma nel complesso, come detto, il secondo tempo di Roma deve far capire quanto ci sia da lavorare sull’approccio alle partite. Questa squadra non può permettersi di pensare di avere una superiorità mentale nei confronti degli avversari, entrando in campo con sufficienza e con l’idea che, prima o poi, la partita verrà girata a proprio favore. Il Milan, se vuole costruire una testa vincente, deve entrare in campo con lo stesso ritmo fisico e mentale del secondo tempo e, per farlo, servono undici giocatori che possano esprimersi al meglio ad alta intensità. Ecco perché Diego Moreira, a sinistra, è una necessità tecnica e perché Pulisic deve essere titolare insieme a Cisse dietro a Ramos, che non può fare oltre 10 chilometri a partita, svuotando l’area di rigore e venendo a cercare palloni a centrocampo. E la questione Modric è di semplice lettura: se la squadra può dominare il gioco, Luka è fondamentale. Se la squadra deve correre ad alto ritmo, con pendoli costanti da una parte all’altra del campo, allora Modric può fare fatica.

Il tutto è avvenuto sotto gli occhi di Gerry Cardinale, la cui presenza alle partite non rappresenta più una notizia. Ma il patron rossonero ha sperimentato sulla sua pelle cosa voglia dire gestire il club in prima persona sotto tanti aspetti e che la vita quotidiana della squadra necessita di essere seguita in un certo modo. Ecco perché, nel prossimo periodo, potrebbero esserci sviluppi in merito alla ricerca di un Head of Football che possa fungere da collante tra Milanello e vertici della società.