ESCLUSIVA MN - GM Tognazzi: "Il mio Milan, gli altri, i Mondiali"
Gian Marco Tognazzi è un milanista de Roma. Figlio dell’immenso Ugo, ha ricevuto in egual misura da suo padre l’amore per il cinema e il DNA rossonero.
In ESCLUSIVA per MILANNEWS si è concesso ad una lunga intervista sul pianeta calcio: la rosa milanista, l’amicizia con Maldini, Ronaldinho, il futuro e la Nazionale. Ma anche Berlusconi, Paloschi e la Champions League. Non basta il trailer, avanti con la trama.
GIanMarco, sei soddisfatto del riscontro avuto dal botteghino per il tuo lavoro uscito a maggio “Le ultime 56 ore”?
“Il film non è andato come speravamo, ma purtroppo il cinema è fatto così, ci sono le volte che il messaggio arriva chiaro alla gente e va subito a vederlo, altre meno. Purtroppo nel cinema italiano se non si va il primo week end, è una legge di mercato dura, ti trovi la settimana dopo con la metà delle copie, e il film invece di raddoppiare dimezza, e diventa tutto più difficile. Ho imparato a non basarmi sui risultati del botteghino, ma su quelli interni di gradimento del pubblico, perché poi questo lavoro si fa per il pubblico. Io sono molto contento del film, mi sembra un film molto importante nel panorama delle cose che ho fatto e del cinema italiano, poi gli incassi sinceramente come attore mi preoccupano meno. Conosco il trend che ha avuto sulla gente, fra chi è riuscito a vederlo al cinema, ed è ottimo. Sono convinto che così come per ‘Teste rasate’ o ‘Polvere’, film messi al cinema per pochissimo tempo, che negli anni hanno un grande apprezzamento, così come di tanti film miei usciti in periodo dell’anno strani, sarà apprezzato una volta visto in tv o in dvd. Chiaro che da fine aprile e inizio maggio è difficile mandare la gente al cinema, ma confido sul giudizio successivo. Questo è un paese nel quale ci si lamenta molto solitamente, si fa sempre lo stesso genere di film, poi quando gli si propone e gli si porta un film diverso, con quel tipo di cinematografia richiesta poi non è detto che la gente corra. Forse c’è un po’ di sfiducia nel cinema italiano che esuli da commedia o film d’autore; il pubblico ci chiede perché non si fanno anche altri generi di film, rispondo perché ci dovete andare subito, sennò non ce ne fanno fare più, indipendentemente dalla bontà del film, e dagli apprezzamenti. Io ed il film abbiamo avuto critiche molto belle, come sempre c’è a chi il film è piaciuto di più e a chi meno, ma sono molto contento in generale”.
Chi sta meglio fra il cinema e il calcio in Italia?
“Mi sembra che stiamo messi male su tutta la linea, è un problema del paese Italia in generale. Un calcio ridotto molto e ridimensionato da una parte mi trova anche d’accordo, mi sembra banale che succeda nel periodo di crisi, mi sembra che fosse una crisi di coscienza che bisognava prendere prima anche sul calcio. Non parlo dei premi e degli incassi dei calciatori che sono superiori a quelli del cinema italiano, quello no. Qualsiasi giocatore di serie B o C guadagna più di un attore medio italiano, per cui non possiamo fare un confronto, ma è vero che il calcio sviluppa nelle sue star degli interessi correlati molto forti, grossi, a livello anche internazionale. Credo che i guadagni di un libero professionista siano legati alla contrattazione, è una legge di mercato, che siano esagerati e che bisogna andare incontro alle esigenze del paese l’ho sentito dire anche da spagnoli e francesi e dico di essere d’accordo. Siamo in un periodo di crisi generale, mi sembra che un ridimensionamento nel calcio ci potesse e dovesse stare. Credo anche con delle regole, altrimenti rischia di essere soggettivo e andiamo incontro a dei forti squilibri”.
Com’è cambiato il movimento calcio dal tuo film “Ultrà” del 1990?
“É cambiato nel senso che sotto un certo punto di vista quella fenomenologia di violenza si è un po’ ridotta, poi ci sono ogni tanto purtroppo casi singoli o situazioni poco condivisibli, però è cambiato. Un minimo di cultura sportiva si è tentato di instillarla, un minimo di sicurezza negli stadi c’è rispetto a quei tempi in cui era tutto abbandonato a sè stesso, soprattutto negli impianti interni. Quindi sì è cambiato, anche se c’è ancora molto da fare”.
Hai recitato in “Ex”, pensi che qualche giocatore rossonero possa essere definito così?
“No, non sono d’accordo, non è una questione di calciatori ma di ambiente, e quando uno si trova per molto in una famiglia certe sicurezze ti fanno sedere, è come quando fra virgolette hai garantito il tuo posto ti rilassi e ti lasci andare.
Credo che non sia una questione di ex, io sono per una squadra che manda avanti uomini con la spina dorsale fino in fondo, è chiaro che ci sono alcune zone del Milan con persone come Kaladze, Jankulovski che hanno dato tanto, hanno avuto dei momenti più felici e importanti in alcune fasi del Milan, ma che adesso andrebbero tolte seppur con sacrificio. Certo è che quello che sta succedendo negli ultimi due anni, con la cessione di Kakà dopo la smentita della società, abbinata ad una campagna acquisti di grossa confusione, al di là del ridimensionamento, al quale il pubblico milanista si adegua tranquillamente, lascia spiazzati. Il punto è vendere i pezzi in più che abbiamo da tempo e che non fanno più la differenza, anche perché hanno una certa età, e quindi parlo di riserve non considerate come titolari ufficiali, nei quali vedo invece quei 13-14 giocatori tenendo dentro Bonera e Flamini, o in avanti Inzaghi. Pippo rimane, al di là di tutto, un giocatore che appena ha un minimo di continuità può ancora fare la differenza, cosa che non ha avuto quest’anno da Leonardo non so per quale motivo.
Tutto il disavanzo potrebbe portare ad una politica di vendita, con l’innesto di giovani, che non sono solo la primavera, ma andare a trovare e scommettere su giovani realmente promettenti in tutto il mondo, con quel lavoro molto sottile che è stato fatto negli anni, tipo con Kakà e Pato, e rischiarsela su una nuova linfa. Ad esempio Antonini e Abate quest’anno sono stati così ben voluti perché hanno rappresentato un agonismo superiore a quello messo dai vari Jankulovski, Zambrotta, Favalli, è chiaro che nel momento in cui vai a prendere Yepes che è bravissimo, ma c’ha 34 anni, che politica è? Allora sì al ridimensionamento ma puntiamo sui ragazzi, benissimo il vivaio, benissimo scommettere su uno che ha voglia di dimostrare, questa è la discrepanza fra quello che non accetta il pubblico milanista rispetto a una politica che io in parte condivido.
Moratti vince, e vorrei vedere pure! Con gli investimenti e il giro di giocatori che ha, credo 45, non lo so con esattezza comunque è un numero mostruoso, è stato abbastanza ridicolo che per tre quarti di campionato l’Inter non sia andata venti punti avanti, e abbia rischiato fino a quando la Lazio le ha regalato uno Scudetto. Anche quest’anno uno Scudetto regalato da qualcun altro, e non vinto sul campo fino in fondo”.
Tu fai l’attore e fingi per professione, credi che faccia lo stesso la dirigenza quando parla di Milan già competitivo per lo Scudetto?
“Io ci credo per davvero, il Milan lo era nella normale logica di una inesperienza da parte di un allenatore nuovo, che ha fatto un miracolo con la squadra che aveva, e se non avesse avuto la sfortuna della contemporaneità di perdere tre punti cardine, come Pato, Nesta e Beckham, perché lo stesso inglese che poteva sembrare un surplus era importante l’anno scorso e questo, a livello di ricambi per il modulo che ha il Milan, avrebbe potuto giocarsela. Basta vedere la media delle partite con loro in campo e senza, quando gioca Pato segna anche Dinho, perché porta via uomini. Con Nesta dentro passano la metà dei gol, se avessimo avuto questa tenuta fino alla fine, non dico tanto, ma avremmo preso quei 3-4 punti necessari poi a non perdere lo stimolo di lottare su altre partite, di distrarsi su piccolezze in alcune partite fra fine marzo e inizio a aprile, saremmo stati lì a rompere le scatole. Magari non avremmo vinto, ma essere da scudetto non vuole dire solo vincere, ma competere per farlo, e il Milan aveva una squadra che probabilmente sentendo i pareri doveva essere da metà classifica, mi sembra invece che abbiamo fatto benissimo, regalando due derby. Già quelli sono sei punti all’Inter in più, e in meno a noi, con i primi 32 minuti del primo derby nei quali l’Inter non ha toccato palla, poi ha fatto 3 gol in un quarto d’ora e il Milan è crollato, e il secondo tempo non ha giocato. Questa è la realtà dei fatti, peraltro alla seconda giornata di campionato, con un allenatore che non l’aveva mai fatto e non aveva trovato il modulo alla squadra, per cui credo che il giudizio non sia sugli uomini, ma su come utilizzarli, in quanto la rosa dovrebbe sempre garantire un turnover.
Però se il turnover viene fatto in maniera poco esperta, solo nell’ultimo quarto d’ora, alla fine certi giocatori che hanno una certa età ne patiscono. Ma non credo sia una situazione legata all’età, o che la gente finga all’interno, io credo che il Milan abbia una squadra fortissima, il problema è il ricambio, se ti si rompe uno come Pato e devi tentare Huntelaar appena arrivato, che non ha le stesse caratteristiche, diventa difficile”.
Berlusconi è stanco di essere al vertice del Milan?
“Non so Berlusconi cos’abbia, però ripeto che capisco la politica di ridimensionamento e devo dire che Berlusconi l’aveva detto con un attimo di anticipo rispetto agli altri, così come si era sbilanciato troppo quando spiazzò il mercato lui per primo probabilmente. Poi da imprenditore sfruttò molto la pubblicità, ricordiamo che Gullit venne pagato con degli spot della Philips, quindi è un mancato guadagno, non una spesa, una grande mossa imprenditoriale. Ora è distratto da molte cose che ritiene e che probabilmente sono più importanti, e in qualche modo non c’è più la stessa attenzione di prima. Si nota che non ci sia la stessa passione di una volta, non lo so se ritornerà prepotentemente, fossi in lui indipendentemente da tutto passerei la mia vita a fare il tifoso della mia squadra, andare in giro coi miei colori, non per altro, magari potessi farlo. Lo farei di mestiere, in questo Galliani ha una visceralità più evidente, anche se c’è un aplomb diverso da sempre”.
La scorsa settimana Paolo Maldini ha dichiarato che bisognerebbe “diminuire il gap con le altre squadre e ci vorrebbero dei calciatori”: per aiutare a riuscire nell’intento lo vedresti in società?
“Come amico di Paolo e come estimatore dell’uomo, della persona e dell’atleta di tutto, considerando che lui e Baresi sono stati, sono e saranno sempre il Milan, lo vedrei benissimo perché è una persona di alta onestà per tanti motivi. Credo tuttavia che se un uomo che è stato 25 anni all’interno di una struttura parla così, vuol dire che non è d’accordo con certe cose, lì il problema è che bisogna essere d’accordo rispetto ad una gestione di un certo tipo. Se ci entra in un modo è un conto, in un altro bisogna vedere se la sua visione è condivisa. Chiaro che un uomo come lui nello spogliatoio piuttosto che sul campo di allenamento faccia sempre comodo, fosse stato per me, gli avrei chiesto di continuare un altro anno. Ho visto Paolo Maldini l’ultima stagione giocare a mezzo servizio, ma quel mezzo servizio l’ha fatto ad un livello altissimo, che quest’anno forse sarebbe servito in alcuni casi al Milan”.
Lo stesso Maldini ha aggiunto che “si parla tanto dei ragazzi della Primavera, che sono bravi, ma non sono pronti ad affrontare il campionato italiano che è pieno di insidie".
“Non lo so, mi sembra strano che lo dica lui che ha esordito in prima squadra a 16 anni. In generale, a prescindere dalle dichiarazioni di Paolo, c’è questo vizio nostro che quando uno è straniero e c’ha 15 anni è il futuro Maradona, in Italia è acerbo. lo stesso discorso degli attori, ecco il solito modo di pensare nostro all’italiana di non rischiare una virgola, che poi partorisce una politica anziana. Se parliamo magari di quelli che ha visto lui probabilmente non sono pronti, ma possibile che tutti i ragazzi di 16 anni non hanno le qualità? É come dire non ci sono più gli attori di una volta, da una parte sarà vero, il talento nasce una volta ogni tanto, Rivera e Maldini hanno esordito a 16 anni, i grandi hanno esordito in prima squadra e sono stati portati dalla primavera quando erano molto giovani, e si vedeva che erano dei talenti. Quello che bisogna avere è un settore giovanile che ne crea qualcuno ogni tot, ad esempio per quanto riguarda Paloschi me lo sarei tenuto, in sostituzione di uno come Pato qualcosa di differente avrebbe fatto, ed è un giovane del settore giovanile. Probabilmente che non venga considerato come Pato lo posso anche capire, perché uno li vede in allenamento e giudica giorno per giorno.
Il problema dei giovani è la capoccia coi soldi che prendono, così come per Cassano all’inizio, non credo sia una quesitone di valori, bisogna andare a trovare in giro a pescare come le altre società, vedi l’Ajax o comunque le società con la politica giovanile sempre in auge, scovando quelli che sono i futuri Robben o Messi. Io sono oggi per una politica di ringiovanimento, a fronte di un risparmio economico, preferisco il rischio di andarmela a giocare con dei ragazzi giovani, piuttosto che avere il doppione di qualcuno che perde lo stimolo giocando meno, problema di Oddo ad esempio”.
Tornando alla passata stagione, il tuo giudizio su Leonardo mi è sembrato di intravederlo positivo.
“Giudizio positivissimo, poi ci sono i caratteri che non si trovano, è una questione caratteriale c’è poco da fare. Leo non è che non abbia fatto i suoi errori, in parte sono d’accordo con Berlusconi, ma quando uno prende un allenatore all’esordio qualcosa lo devi mettere in conto”.
Allegri come lo giudichi?
“Lo vedo molto bene, a me piace molto, mi piaceva molto prima e mi piace adesso, sono felice di questo tipo di politica sui giovani allenatori, sono d’accordo”.
Si fa un gran parlare di una paventata cessione di Ronaldinho, una parte del tifo rossonero sarebbe pronta ad accettare la sua partenza motivandola con l’arrivo di ingente denaro fresco nelle casse societarie in rapporto all’età del Gaucho, tu da che parte stai?
“Neanche morto, quest’anno senza Dinho saremmo stati a metà classifica, ha fatto 15 gol fra Campionato e Coppa, tantissima roba, quando gioca fa la differenza vera, non va dato via. Poi un giocatore di trent’anni è vecchio? E Maldini che ne aveva 40? Ma che vor dì? Anche la valutazione sui giocatori è assurda, un giocatore di 30 anni è vecchio, poi ne hanno 22 e non li fanno giocare, allora i giocatori giocano dai 24 ai 28, ma che vuol dire? Sento dire delle cose intorno al calcio da gente completamente priva di attendibilità e analisi, ogni giocatore ha una sua caratteristica, non è che a 30 anni sono vecchi, e perché sono vecchi al Milan e sono buoni alle altre squadre? Quindi Zanetti sarebbe da mettere in pensione? Zanetti ha fatto vincere una Champions all’Inter, giocando in tutti i ruoli. Veramente due anni fa hanno detto che Dinho a 28 anni era finito, e non è finito manco per niente. Avrei voluto vedere quest’anno senza Dinho e Kakà, intanto Kakà ha fatto ben poco, ed è più giovane, sono valutazioni che mi lasciano basito, alcuni dovrebbero star zitti, o parlare di partite di poker che fanno meglio”.
Anche la nazionale italiana è giudicata anziana.
“Io la vedo al contrario come sempre, l’Italia è vecchia e poi in campo vedo Bonucci, l’ha detto Lippi che ci sono molti più vecchi di noi, ma ripeto ma cosa c’entra? Io avrei portato Totti, Del Piero, e Cassano: Cassano perché giovane, gli altri perché due geni assoluti, che in mezz’ora avrebbero fatto la differenza. Balotelli? L’avrei portato, dipende dal lavoro che fai sulla testa del ragazzo, perché se trova l’equilibrio e fa la persona seria io avrei fatto carte false per portarlo nella squadra per cui tifa, e si sa benissimo qual è”.
Tuo padre, il grande Ugo, come avrebbe reagito alla tripletta interista?
“Mio padre avrebbe riconosciuto i meriti che ci sono stati in Champions, dove se non sei aiutato da una dose spropositata di culo non ce la fai, lo sappiamo noi, il concetto è semplice. La loro è un’eccezione che capita una volta ogni mezzo secolo più o meno, per noi è un’abitudine, bisogna saper valutare, sono felice per loro così la smettono e sono tranquilli. Per il campionato sinceramente basta guardare gli ultimi tre, speriamo che la smettano di fare i piagnoni, è una cosa abbastanza ridicola. Non vorrei che come non vincono di nuovo gli arbitri sono contro di loro, non ho più sentito parlare di arbitri da 4 anni a questa parte, e ne hanno combinate di cotte e di crude anche con loro, dico il colpo di testa di Couto che viene dato rigore, te ne cito una su mille, ne potremmo tirare fuori a bizzeffe. C’è una parte di merito e una dose di fortuna, il calcio è così, mio padre sarebbe stato obiettivo, quelli che sono stati i regali che hanno ricevuto o dove sono stati assistiti dalla fortuna negli ultimi tre minuti con la Dynamo a Kiev sono dati ben chiari. Oltre tutto ricordiamo che c’è un 3-1 con un gol in fuorigioco netto di Milito, in casa con il Barcellona, due rigori abbastanza solari col Chelsea, bisognerebbe soltanto ricordarsele, perchè ci si ricorda delle cose degli atri, di fortuna o favoritismo. Speriamo che si sia messo a pari il resto, e si parta con un equilibrio diverso prossimamente, così come sarebbe legittimo non levare lo scudetto attribuito, bisognava non assegnarglielo proprio. Ora non bisogna riprendersi qualcosa rispetto decisioni prese prima, che furono decisioni assolutamente assurde, fu così evidente e fu assurdo che lo festeggiarono, e credo che sia quello che ha tolto la simpatia che si erano accaparrati per tanto tempo, e non perché perdevano. Bisogna mantenere una certa dignità, quello scudetto è la mancanza di dignità, la dignità non si perde solo attraverso le inquisizioni a l’uno o all’altro ma arrivando a mendicare uno scudetto per frustrazione, chiaro che lì vedendo quello e il festeggiamento sono diventati ridicoli. Nello stesso tempo spero che negli ultimi anni si siano appianati i malumori, e si parta con una correttezza reale, definitiva, che così come si era sbilanciata nell’era Moggi, si è sbilanciata anche negli ultimi anni post Moggi a favore di qualcun altro”.
Mourinho mancherà al calcio italiano?
“Gli mancherà, a loro sicuro, bisogna capire che aveva delle caratteristiche che portavano squilibrio fuori ed equilibrio dentro, in un posto dove l’equilibrio è facile perderlo. Ha saputo gestire situazioni estremamente complicate, ha un grande merito. Sicuramente ai giornalisti mancherà perché serviva per le polemiche, come allenatore è uno molto bravo, credo che mancherà a loro soprattutto come mediatore interno”.
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