Ambrosini racconta Leonardo allenatore: "Per lui fu difficile allenare il Milan, subì una botta psicologica"

Ambrosini racconta Leonardo allenatore: "Per lui fu difficile allenare il Milan, subì una botta psicologica"MilanNews.it
© foto di Giacomo Morini
Oggi alle 17:00Gli ex
di Niccolò Crespi
Le parole di Massimo Ambrosini sulla breve ma positiva parentesi di Leonardo come allenatore del Milan nella stagione 2009/2010

Massimo Ambrosini, ex storico giocatore e capitano del Milan ha raccontato la sua esperienza e rapporto in rossonero con Carlo Ancelotti. Così, nel corso di una live di Cronache di Spogliatoio, l'ex numero 23 rossonero e attuale opinionista per DAZN racconta come reagì il gruppo all'addio di Maldini e Ancelotti nel 2008, quando a Firenze Galliani annunciò l'arrivo di Leonardo come nuovo allenatore. Di seguito un breve estratto delle sue considerazioni:

AMBROSINI RACCONTA LEONARDO

“Quell’anno lì la scelta era post Carlo (Ancelotti, ndr), quando era arrivato Leonardo. Galliani ci ufficializzò che arrivava Leonardo, e lo fece nello spogliatoio di Firenze. Era l’ultima partita di Paolo (Maldini, ndr). Noi vinciamo, andiamo in Champions e ufficializza quello che tutti sapevamo. Perché Paolo finiva e anche Carlo. Per Leonardo fu difficile, perché lui avvertì nello spogliatoio un senso di scoramento grosso. Era lì presente. Un minimo di imbarazzo lui lo subì perché la botta psicologica della fine di Paolo, della fine di Carlo… Tutte e due insieme condensate in una giornata così. Io e Andrea (Pirlo, ndr) piangemmo con lui lì, ma senza vergogna. Il carico emotivo era talmente alto che lui lo disse con un tono quasi enfatico. Però purtroppo la “perdita” era talmente grande che non eravamo pronti ad accogliere la novità”

Ancelotti e Maldini non vi avevano già parlato prima? “Era un’ovvietà. Diciamo che non era una notizia che ci ha colto impreparati. Però dico il momento emotivo era talmente grosso per le perdite che quel momento lì me lo ricordo che il sentimento di tristezza era dominante. Quell’entusiasmo che non potevi avere nell’accogliere una persona che comunque arrivava nel tuo gruppo era sopraffatto dalla tristezza per le perdite”.