S.Siro fortino rossonero: tabù Napoli da 27 anni. L'assenza di Balotelli, la voglia di Pazzini e la fame di gol di El Shaarawy trascinano il Milan alla gara più attesa
Milan e Napoli. Cavani ed El Shaarawy. Una finale, uno spareggio quasi, per andare in Champions direttamente, senza rovinarsi l’estate. Un tabù da sfatare per la squadra di Mazzarri che non vince a S.Siro da ventisette anni, dal 1986 quando sulla vittoria ci fu la firma di Diego Armando Maradona. Quando Berlusconi aveva deciso di legarsi al Milan. Da allora però il Napoli non vinse più.
E’ la partita più attesa in questa giornata che ci ricorda quanto sia stata scellerata la gestione di gara contro la Fiorentina (i responsabili li abbiamo già individuati a suo tempo) che avrebbe permesso la sfida nella sfida per il sorpasso tanto atteso in classifica. Invece il Milan in caso di vittoria dovrà rimanere in trepidante attesa di un ulteriore passo falso della squadra di Mazzarri per accomodarsi sullo scranno argenteo.
La formazione di Allegri arriva alla sfida senza Balotelli, fermato per tre giornate dal giudice sportivo. A prescindere dall’entità della squalifica, Balotelli avrebbe comunque saltato questo big match contro il Napoli a causa dell’ammonizione presa sul campo. Dunque non stiamo a crocifiggere per l’ennesima volta il talentuoso rossonero. Perdere la calma purtroppo capita a tutti, ovviamente essere un bad boy porta con sé molti strascichi, facilmente utilizzabili poi in sede di giudizio.
Il Milan allora affida ai piedi di El Shaarawy e all’esperienza, alla fame di gol, alla voglia di ennesimo riscatto di Pazzini la manovra offensiva. Rimane il dubbio Boateng, non tanto per l’utilizzo, quanto per la zona di campo da dovergli affidare. Lo sfogo del giocatore infatti ha chiaramente messo in luce la difficoltà nell’avere una continuità di rendimento a causa dei continui cambi di ruolo. Ma Boateng e la sua duttilità sono tra i capisaldi della gestione Allegri. Che poi forse in alcuni frangenti ha anche deciso di cambiargli ruolo per cercare di capire se il giocatore potesse esprimersi i modo migliore rispetto all’inizio del campionato dove, per alcuni versi, Boateng finiva le partite con un non classificabile come giudizio.
Intanto il Milan, con le parole di Barbara Berlusconi, si ritrova legato a doppio filo con la famiglia che nell’ultimo quarto di secolo l’ha reso la squadra più titolata al mondo. Le parole di stima per la gestione Galliani, di fiducia per i prossimi investimenti, di serenità sulle scelte fatte, seppur obbligate, la presenza di un grande progetto rossonero per imitare, in un certo senso, ciò che già accade in altri lidi, la conferma che il Milan e Berlusconi non divorzieranno tanto presto, proiettano i tifosi del Diavolo in un salto nel futuro che potrebbe apparire rischioso ma radioso.
L’idea di voler crescere e coltivare i campioni in casa, di dare valori ai ragazzi in cui identificarsi, di ricostruire il mito della maglia, del campione, dando la possibilità ai tifosi, vecchi e giovani, di affezionarsi e crescere nel mito di qualcuno è una strategia antica, ma sempre attuale. L’evoluzione dei media, dei social network, il tempo e lo spazio azzerati, la crescita in simbiosi con questi mezzi interattivi non può prescindere dalla creazione di identità personali, fisiche, contestualizzate. Il campione non deve essere visto come di passaggio, ma come una pietra su cui costruire insieme il proprio credo. Quanti di voi hanno iniziato a tifare Milan perché ammaliati da un giocatore? Da un allenatore? Entusiasti dopo una sfida vinta o magari solo per caso, perché in quei colori vi siete identificati da bambini, perché magari qualcuno vi ha talmente stregato con i racconti su questa squadra da farla diventare parte di voi?
Io credo che il Milan stia andando, ancora una volta, nella giusta direzione. Le parole di Barbara Berlusconi sono cariche di valori che forse, e dico forse, qualcuno ogni tanto si dimentica.
Il nostro calcio è ormai alla deriva rispetto al livello europeo. Per tornare competitivi non si può scegliere solo di investire sui talenti già sbocciati. L’unico modo per crescere globalmente è proprio quello di fare progetti in prospettiva. Il Milan ha deciso: questo il suo modus operandi da qui in poi. Dimenticati i sacrifici necessari nel lasciar andare i grandi nomi, con lo spauracchio, oltretutto, di ritrovarsi proprio Ibrahimovic prossimo avversario in Italia, il Milan deve avere il coraggio e la forza di andare avanti. La gestione Allegri e Galliani, sul piano tecnico e societario ci ha portati ad attendere con ansia la sfida di domani, in una stagione in cui molti davano ormai il Milan per disperso. Il Diavolo è tornato e ora non vuole più uscire di scena.

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