Condò non ha dubbi: "Se il Milan tornasse a essere uno, sarebbe già un Milan migliore"
Paolo Condò, sulle pagine del Corriere della Sera, ha commentato così l'arrivo sulla panchina del Milan di Ruben Amorim: "Amorim è bravo, ma il suo 3-4-2-1 (e derivati) è un abito che necessita di giocatori cui calzi a pennello. Non lo adegua a chi c’è come fanno gli allenatori, individua gli interpreti necessari come fanno i manager. Di quanto spazio di manovra godrà al Milan un tecnico che ragiona così? La buona notizia—che non sorprende noi, speriamo nemmeno Cardinale—è che Amorim ritiene il Milan l’ambiente ideale per rilanciarsi. Ha letto i sacri testi, sa che dietro al Real Madrid nessuno ha vinto più Campioni/Champions, avverte il brivido di una storia che va dal trio svedese a quello olandese, passando per Palloni d’oro italiani assegnati (Rivera) o mancati (Baresi e sì, Paolo Maldini). La sottolineatura non serve a smarcarsi da un presente stentato, perché è nelle cose che il Milan post- Berlusconi sia un nobile decaduto costretto a inseguire la Champions, non più la vittoria.
Serve però a ricordare un destino, un cielo al quale il Milan deve sempre tendere, e pazienza se adesso appare lontano, l’importante è tenere alto lo sguardo. Un’aspirazione che questa proprietà, dilaniata da anni di guerre intestine nelle quali i duellanti hanno fatto la figura dei polli di Renzo, si è scordata di sviluppare. Mentre prosegue il casting di dirigenti che dell’Italia sanno poco—ma impareranno, siamo positivi—Cardinale si assicuri che l’arrivo di Amorim abbia una genesi limpida, non nebulosa come Fonseca, trattato come un passante fin dal primo giorno. Se il Milan tornasse a essere uno, sarebbe già un Milan migliore".

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