Di Stefano: "Non ho condiviso la perdita di Maldini e Massara, l'accanimento verso Pioli e simboli come Theo e Calabria. Non va trovato il capro espiatorio, ma soluzioni"

Di Stefano: "Non ho condiviso la perdita di Maldini e Massara, l'accanimento verso Pioli e simboli come Theo e Calabria. Non va trovato il capro espiatorio, ma soluzioni"MilanNews.it
Oggi alle 13:10News
di Antonello Gioia

Peppe Di Stefano, giornalista di SkySport, si è così espresso sul canale Youtube di Carlo Pellegatti su come migliorare la situazione in casa Milan: “Io ho le mie idee e sono abbastanza lucido da dividere le due problematiche. Io ho definito micro problema il problema campo attuale, che c’è ed esiste, tutti hanno dei demeriti: dai giocatori, passando per l’allenatore. C’è qualcosa che non va se per due terzi di stagione sei primo o secondo, e poi ti ritrovi a fare sette punti in sette partite. E questo è un problema da risolvere, il Milan deve tornare in Champions League. Poi c’è un macro problema a mio modo di vedere: il Milan deve riorganizzare meglio il Milan. Deve ritrovare DNA, deve ritrovare punti di riferimento, deve ritrovare credibilità e soprattutto mettere al centro delle proprie idee, delle proprie riunioni, della propria metodologia una cosa: la vittoria. Non l’equilibrio finanziario.

Capisco, ma se hai in mano il Milan hai una responsabilità nei confronti della gente. E non parliamo di un Milan che non spende, ma di un Milan che ha speso male. Aggiungo: al di la dei soldi spesi serve chiarezza dei ruoli all’interno della società. Non ho mai condiviso, non è la prima volta che lo dico, la perdita di punti di riferimento come Paolo Maldini e Ricky Massara. Non mi è piaciuto negli anni l’accanimento che c’è stato nei confronti di persone, personaggi e allenatori come Pioli, Conceiçao, Fonseca, o di simboli come lo erano Calabria o Theo Hernandez. Non va trovato il capro espiatorio per spostare l’attenzione, va trovata la soluzione per riportare il Milan ad essere il Milan. Riavere quel DNA e quei punti di riferimento che oggi mancano. E l’Inter c’è una cosa che ha fatto di buoni in questi anni: non cede mai alla lusinga degli altri club per i propri campioni. Quello crea struttura, mentalità e fidelizzazione della gente: la gente dell’Inter oggi si fida della dirigenza dell’Inter”.