Attacco da retrocessione, eppure il Milan è secondo. Un mezzo miracolo che va sfruttato
Hellas Verona-Milan 0-1, giocato in un umido pomeriggio di metà aprile, ha iniziato a dissipare alcuni dubbi: Tare ha detto che si sta lavorando con Allegri per programmare il futuro, Allegri ha confermato, i calciatori hanno riconosciuto sia l'importanza dei punti e sia la necessità di migliorare sotto l'aspetto del gioco. La squadra e tutto lo staff di Milanello ovviamente non possono pensare che, nonostante manchino "solo" 7 punti da conquistare nelle prossime 5 partite, l'obiettivo Champions sia già raggiunto. Massima concentrazione finché l'aritmetica non darà sentenze definitive. Noi invece possiamo permetterci di andare anche un po' oltre, perché nonostante i 66 punti guadagnati ed il momentaneo secondo posto ci sono degli aspetti che non convincono e che la Champions League dell'anno prossimo non perdonerà in nessun modo.
GLI ATTACCANTI NON SEGNANO - Altra partita, altra occasione in cui manca il gol di un attaccante. Leao, Pulisic, Fullkrug, Nkunku, Gimenez: sono tutti a secco da almeno 50 giorni (Leao). Pulisic non segna da fine dicembre 2025, Gimenez da quasi un anno. Follia pura: il Milan è una squadra che nel 2026 non ha praticamente fare affidamento sui propri attaccanti. A prescindere da moduli e compiti è un dato preoccupante. Anzi, come i rossoneri siano secondi in classifica è difficile da spiegare razionalmente con un reparto che ha smesso di funzionare in blocco da mesi. Per la prossima stagione: idee chiare su modulo, modo di giocare e soprattutto su quale punta investire in estate. I trofei si vincono con i gol, c'è poco da fare. Senza, al massimo si vivacchia in zona Champions.
LA FORMA FISICA PREOCCUPA - Allegri, fin da agosto, ha specificato che bisognava arrivare a marzo nelle migliori condizioni possibili. Di classifica, di ambiente e ovviamente anche fisiche. Sotto questo punto di vista c'è un'altra grande preoccupazione. La squadra è pesante, con poco ritmo, con pochissime fiammate all'interno della partita. Il Leao depotenziato, in modo anche triste, dalla pubalgia ne è l'esempio più concreto. Non scatta, non strappa, non dribbla, non allunga. Passi il portoghese che si porta dietro questa maledetta pubalgia da mesi, ma gli altri? Eppure il Milan ha giocato una sola competizione in stagione. L'anno prossimo, con l'Europa, ci saranno almeno 8 partite in più. Senza contare la Coppa Italia, in cui si spera di andare fino in fondo. Anche qui, se vai in Champions in queste condizioni anche il Bodo di turno può darti delle belle ripassate. Chiedere all'Inter per avere conferma.
MENTALITÀ POSITIVA - C'è da dire che dopo le ultime "mazzate" arrivate tutte in serie, 4 sconfitte in 7 partite, corsa scudetto andata, secondo posto perso momentaneamente, si pensava che la squadra potesse risentire in modo catastrofico. Nei tre punti di oggi non si è visto un bel Milan dal punto di vista del gioco, ma comunque incoraggiante dal punto di vista della mentalità. Le parole di Rabiot hanno avuto effetto, evidentemente: è tornata ad esserci partecipazione collettiva in entrambe le fasi e questo ha fatto la differenza. Un buon punto di partenza da cui ricominciare, sia per questo finale di stagione che per l'anno prossimo. Sempre con Allegri? Sembra di sì, almeno stando a quanto dicono i giocatori, Tare e lo stesso mister. È importante che tuti sfruttino questa situazione, quasi un lusso poter avere questi problemoni senza pagarne le conseguenze, per preaparare al meglio il futuro prossimo della squadra.

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