Donnarumma, domani si decide: il Milan ed una clausola bassa impossibile da accettare
Il 15 giugno può diventare la giornata più importante del mercato estivo rossonero e non solo. Domani, dopo settimane di braccio di ferro e presunte schermaglie, Mino Raiola incontrerà Fassone e Mirabelli, per mettere fine alla stucchevole telenovela del prolungamento di Donnarumma. Da un lato c'è il rinnovo, plurimilionario, proposto dal Milan, dall'altro la richiesta dell'agente di inserire una clausola rescissoria non elevata alla firma del contratto.
CASO UNICO - Non è ancora chiaro quali offerte abbia Donnarumma e quali club lo stiano seguendo, ma è evidente che il portiere e il suo entourage non abbiano fretta nel prendere questa decisione. E' il Milan, giustamente, a voler affrettare i tempi, non potendo costruire la rosa della prossima stagione con un portiere in scadenza e, soprattutto, dovendosi tutelare con un sostituto nel caso ci fosse un addio. La gestione Fassone-Mirabelli ha dimostrato di tirare dritto di fronte a certi tentennamenti, virando su nuovi obiettivi quando qualcuno sembra non avere la testa completamente rivolta al Milan (esempio lampante Morata). Per Donnarumma, tuttavia, i due dirigenti hanno fatto il massimo dei tentativi possibili, fino al summit di domani che probabilmente deciderà il futuro del portiere rossonero.
BRACCIO DI FERRO - Il nuovo Milan si è mosso in maniera impeccabile sul mercato, operando egregiamente in entrata e ricevendo una lunga serie di complimenti. Il vero problema è legato alle situazioni retroattive ereditate dalla vecchia gestione, legate principalmente ai rinnovi contrattuali. Oltre a Donnarumma, che è il caso più spinoso, non ha firmato neanche Suso, il quale però ha ancora due anni di contratto. Finora non è stato sufficiente proporre un prolungamento faraonico al numero 99, visto che il differenziale pare rappresentato dalla clausola rescissoria. Il Milan è conscio che stipulare un accordo simile significherebbe avere un giocatore costantemente in bilico, soprattutto se la cifra dovesse essere inferiore ai 100 milioni di euro.
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