Fik, che succede? L'inglese è in calo, ma il perché sembra chiaro

19.01.2023 18:00 di Manuel Del Vecchio Twitter:    vedi letture
Fik, che succede? L'inglese è in calo, ma il perché sembra chiaro
MilanNews.it
© foto di © DANIELE MASCOLO

Per provare a parlare di Tomori, cercando di capire a cosa sia dovuto questo momento psico-fisico difficile, bisogna fare un passo indietro e tornare al motivo del suo acquisto. Siamo nella stagione 20/21, i rossoneri iniziano a guardarsi allo specchio per capire se la nuova veste tattica ed ideologica che mister Pioli sta provando a cucire addosso alla squadra può portare risultati ed essere efficace. Le risposte sono positive, perché Maldini e Massara provano a portare alla corte dell’allenatore parmense un difensore centrale con caratteristiche totalmente nuove e diverse rispetto a quelle presenti in rosa in quel momento: il profilo individuato è quello di un calciatore veloce, atletico, con una grande propensione al pressing e all’anticipo. In estate si seguono Todibo e soprattutto Simakan, ma l’affondo non riesce. Durante il mercato invernale si arriva invece ad un accordo con il Chelsea, prestito più diritto di riscatto fissato a 30 milioni di euro, per Fikayo Tomori. Per molti oggetto misterioso, visto la sua assenza di centralità nel progetto Blues, non per i dirigenti del Milan. Campionato, paese, cultura, lingua: per Tomori è tutto nuovo, tranne quello da fare in campo. L’inglese non ci mette niente a prendersi un posto da titolare al centro della difesa, affiancato a fasi alterne da Romagnoli e Kjaer: l’ex capitano ed il danese, per caratteristiche, completavano Fikayo.

L’impatto è notevole, di quelli che lasciano anche un po’ increduli: com’è possibile che un panchinaro del Chelsea riesca ad essere così determinante e soprattutto efficace in Serie A? La risposta non è difficile, ed è da ritrovare in un qualcosa che il Milan non faceva più da tempo e a cui tifosi ed addetti ai lavori erano totalmente disabituati, anche se dovrebbe essere la normalità: i giocatori vengono scelti dalla dirigenza in base alle caratteristiche richieste dall’allenatore. Sembra una cosa quasi sciocca da ribadire, ma è giusto ricordare che fino a pochi anni fa dalle parti di Casa Milan il modus operandi era di quanto più distante da questo. E così il Milan riscatta Tomori per 30 milioni di euro, facendolo diventare il colpo più costoso dopo una qualificazione in Champions che mancava ormai da troppi anni.

Tutto questo preambolo per cosa? Per spiegare come Tomori non sia diventato improvvisamente scarso o cose simili: c’è chi da anni spinge sul concetto di overperforming, non riuscendo ad accettare invece la qualità ed il livello raggiunto da gran parte della rosa rossonera. Il nodo va trovato allargando l’area di ricerca, andando a capire come mai il numero 23, che ovviamente non è esente da colpe ed errori tecnici individuali (che nel calcio vanno ovviamente messi in conto), tutto ad un tratto non riesca più ad eccellere in quello in cui eccelleva, mettendo invece in mostra limiti che prima non erano emersi. Non vuol dire comunque che non ci fossero, ma che erano perfettamente mascherati da un sistema di gioco e un approccio alla gara che invece metteva in mostra le sue qualità.

Tomori è sicuramente cresciuto nel suo periodo al Milan, si è sgrezzato ed è migliorato in molti fondamentali, ma come “base” è rimasto quello. È un calciatore veloce, intenso, che vive per l’aggressione alta e che ha bisogno di sentire sicurezza per poter esprimersi a determinati livelli. Nella seconda metà dello scorso campionato, in coppia con un difensore molto simile per caratteristiche come Kalulu, Fik guidava la linea rossonera addirittura oltre la metà campo, prendendosi rischi enormi che però riusciva quasi sempre ad evitare. E quando non ci riusciva (perché non ci riusciva sempre, non esiste la perfezione nel calcio)? Allora c’era un assetto e degli interpreti che gli permettevano di porre rimedio.

Il Milan delle ultime uscite, ma anche quello visto da settembre a novembre, per diversi tratti ha perso punti fermi e cardine che nel recente passato gli hanno permesso di valorizzare al massimo i pregi (di tutti) e nasconderne il più possibile i difetti. Senza voler buttare la croce addosso a Tatarusanu, che in estate evidentemente per l’area tecnica era ancora adatto per svolgere il ruolo di secondo di una squadra che punta a competere ad alti livelli, è evidente come per caratteristiche il portiere rumeno sia di tutt’altra caratura rispetto a Mike Maignan. Il francese, ai box ormai da 4 mesi, è una di quelle assenze critiche: il Milan non ci perde solo tra i pali, ma anche in fase di costruzione e di autorità in area. Senza parlare delle palle inattive e del gioco aereo avversario, punto debole di questa squadra da parecchio. L’ex Lille permetteva di assumersi tanti rischi, dando la possibilità ad un giocatore come Tomori di pensare solamente a quello che gli riesce meglio. Quest’anno, complice anche l’addio di Romagnoli e la condizione fisica precaria di Kjaer, Fik si è trovato anche a dover essere leader della linea difensiva. L’anno scorso c’era Maignan a dargli una grande mano, quest’anno no: è un qualcosa per cui evidentemente non è ancora pronto.

E quindi come si esce da questa situazione? “Facile” sperare nel ritorno di Maignan, ma la realtà al momento dice tutt’altro: c’è Tatarusanu e non c’è ancora una X sul calendario per il ritorno del francese. Si deve pensare ora ad una soluzione, perché evidentemente quanto fatto finora non è sufficiente. Ha detto bene ieri sera in conferenza Pioli: “Bisogna tornare ad essere una squadra coesa”. Questo Milan subisce troppo ed è ancora alla ricerca di un suo equilibrio, che al momento non c’è a causa delle tante assenze e per la differenza di caratteristiche nei giocatori che hanno sostituito i partenti.

Tomori e Kalulu sono in difficoltà ed è impossibile da negare, compito dell’allenatore e del resto dei compagni (giusto ricordare che la fase difensiva non riguarda solo i centrali e il portiere, ma parte dal primo giocatore offensivo) è quello di trovare un sistema ed un assetto che torni a valorizzare i loro punti di forza (tanti), non il contrario. C’è bisogno quindi di cambiare qualcosa e Pioli in passato, in momenti di appannamento e di difficoltà generale, ha dimostrato di saper trovare un rimedio. Ciò non vuol dire che per diritto divino succederà anche questa volta, ma è importante comunque non perdere fiducia nell’operato dell’allenatore e nella capacità di chi scende in campo. Le qualità ci sono, bisogna ritornare ad essere squadra per esprimerle al meglio.