Inzaghi a Sky: "Se Ibra indossasse la 9 la maledizione finirebbe. Atene la partita della mia vita, Milan per me unico"

29.03.2020 14:40 di Matteo Calcagni Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Inzaghi a Sky: "Se Ibra indossasse la 9 la maledizione finirebbe. Atene la partita della mia vita, Milan per me unico"

Filippo Inzaghi, ex bomber ed allenatore rossonero, è intervenuto a Sky Sport 24 e ha parlato a 360° dell'emergenza Coronavirus, della sua attualità da allenatore e approfonditamente del passato al Milan e del momento in casa rossonera.

Sulla situazione attuale: "In questo momento parlare di calcio è difficile, noi abbiamo fatto tutti un passo indietro, la salute è la priorità più grande. L'unica cosa che mi sento di dire è che quando tutto finirà vogliamo ritornare a giocare. La cosa più limpida e più giusta è tornare a giocare, la soluzione migliore per evitare equivoci e per evitare che qualcuno subisca dei danni".

Sulla ripresa: "Senza dubbio, non riesco a capire perché qualcuno possa dire il contrario. In questo momento l'interesse maggiore è quello della salute, siamo vicini a chi ha perso i propri cari. Noi siamo pronti a giocare a giugno, luglio, agosto, non ci interessa. Qualsiasi altra decisione penalizzerà qualcuno, qualcuno fallirà, il calcio non perderà due mesi ma forse due anni. La nostra società merita la Serie A perché siamo in Serie A da febbraio, ma per il bene di tutto il sistema si deve giocare. Le vacanze le abbiamo fatte in questo periodo. Abbiamo fatto 28 partite, manca poco per finire, giocheremo magari ogni tre giorni, ma il campionato va finito per la regolarità e per tutti i sacrifici effettuati. Ne sento di tutti i colori, ci tenevo a puntualizzare questa cosa".

Sul ruolo dell'allenatore: "Un allenatore deve sempre crescere ed aggiornarsi, i calciatori forti aiutano a fare la differenza. Mi sono tolto delle soddisfazioni, c'è stata qualche delusione. Sapevo a cosa andavo incontro in questo lavoro ma sapevo mi sarei ritagliato queste soddisfazioni. I giocatori nonostante vincano tutte le partite non mollano mai in nessun allenamento. Sono soddisfazioni incredibili".

Sui club: "E' normale che il Milan abbia segnato la mia carriera, ma non dimentico tutte le squadre in cui ho giocato. Il Milan è stato qualcosa di unico, ma tutte le squadre in cui sono stato mi hanno dato molto".

Sul 2007: "Quei due gol ad Atene, il gol a Montecarlo e i due a Yokohama, avevo 34 anni, 5 gol in 3 finali non li hanno fatto neanche Messi e Ronaldo. E' qualcosa di unico, ci sono riuscito anche grazie ai miei compagni, rimane un grandissimo ricordo. Quella vittoria la dedicai ad Alberto D'Aguanno, lo voglio ricordare, era un giornalista di quelli veri".

Su Mondonico e l'Atalanta: "A 23 anni non pensavo di vincere la classifica cannonieri con l'Atalanta, è stata una cosa unica nella storia dell'Atalanta. Bisogna credere nei sogni. Mondonico era il mio allenatore, era una persona incredibile, mi fa piacere ricordarlo a due anni dalla sua morte. E' una persona che va ricordato per l'esempio che era".

Sulla finale del Mondiale e quella di Atene: "Il Mondiale è stata un'emozione incredibile, ma giocai poco. Quando un giocatore gioca meno si rende importante per altri aspetti, ma quando giochi una finale e fai due gol, è la partita della mia vita, dei miei sacrifici, di tutta la mia voglia. Nel 2006 il Mondiale, nel 2007 i tre trofei, sono stati due anni fantastici. Ora si parla della ripresa e del fatto che ci vorranno tre settimane per allenarsi, vorrei ricordare che nel 2006 noi partimmo dal preliminare con la Stella Rossa, dopo il Mondiale ero arrivato il primo agosto a Milanello e il 9 agosto giocai e segnai con la Stella Rossa dopo sette giorni di allenamento. Cerchiamo di rispettare le regole così torneremo a fare presto quello che amiamo".

Sull'alimentazione: "Ho sempre cercato di mangiare sano e di mangiare bene, ma adesso mangio. Non metto mai un etto perché con il lavoro che mi sono scelto ingrassare è difficile. Sono sempre a 2000 giri, è difficile ingrassare. Bisogna mangiare regolare e ad orari giusti e fare un po' di attività. Per 17 anni di attività riso in bianco, petto di pollo e bresaola, poi abituiamo il nostro stomaco a mangiare così. Sgarrare per me è difficile perché non sono più abituato".

Sulla maledizione della 9 rossonera: "A me viene da sorridere, mettere la maglia numero 9 del Milan è dura per tutti, ma la maledizione non esiste. Se la maglia 9 la mettesse Ibrahimovic la maledizione è già finita, come quando io avrei dovuto avere la maledizione di Van Basten e Weah. Non era giusto ritirare la mia maglia, non è stata ritirata a Van Basten, è una maglia importante che ritornerà a fare gol".

Sui paragoni con gli attaccanti attuali: "Fare paragoni non è facile, ma penso che il miglior giocatore italiano sia Immobile. Ha dimostrato qualcosa di unico in questi anni. E' il centravanti che mi piace di più e penso che la Nazionale con un attaccante come lui possa far bene. Cutrone l'ho allenato coi ragazzi, so la voglia che ci mette, penso che a Firenze possa fare bene".

Su Simone Inzaghi: "E' più bravo di me in tutto, da Simone c'è tutto da imparare, è un allenatore moderno. Vedere la Lazio è uno spettacolo, Simone mi ha stupito in tutto. E' un ragazzo serio e i ragazzi serie meritano queste soddisfazioni".

Sul compagno più forte: "Troppo difficile, ho giocato con i più grandi. Ho avuto Maldini e Nesta, ho avuto Pirlo, Gattuso, Ambrosini, Seedorf... Se devo fare un nome devo dire Kakà, con lui abbiamo fatto insieme qualcosa di straordinario. Insieme a Shevchenko erano degli attaccanti formidabili. Anche Ibrahimovic è un grandissimo giocatore, eravamo una grande coppia. Da allenatore aver avuto uno come Ibrahimovic e come Inzaghi sarebbe stato tutto più semplice. Purtroppo in quell'anno mi ruppi il crociato dopo la partita e la doppietta con il Real Madrid".

Sulla rottura del crociato: "Feci due gol contro il Real Madrid a 38 anni, poi la settimana dopo mi ruppi il crociato. Feci la promessa di tornare, ce l'ho fatta, tornai e feci gol col Novara. Bisogna sognare".

Sul difensore più ostico affrontato: "Il difensore più difficile era Cannavaro, mi teneva sempre per la maglia in area (ride ndr). Mi conosceva bene, non mi dava un centimetro, una volta lo anticipai a Parma col Milan, disse che avevo fatto fallo, trovava sempre qualche scusa (scherza ndr)".

Su come adattarsi ai grandi compagni di reparto: "Giocare insieme a Del Piero, Shevchenko e Ibrahimovic... Non bisogna adattarsi ma mettersi a disposizione. Cercavo di capire i loro punti forti, bisogna capire come sono i tuoi compagni, dove mettere la palla e come la metteranno. Bisogna studiare anche i propri attaccanti oltre agli avversari".

Su cosa gli hanno lasciato i tecnici: "Gli allenatori che ho avuto mi hanno dato tanto, a partire da Gigi Cagni a Piacenza. Mi ha insegnato come allenarsi, nutrirsi, non che avessi tanto bisogno con la mia famiglia ma 19/20 anni trovare lui mi ha insegnato tanto. Ancelotti lo ho avuto dieci anni, era un gestore di uomini straordinario, è difficile sentir parlare male un giocatore di Ancelotti, quello fa la differenza".